Egitto, altra strage di copti: 23 morti sul bus che portava i cristiani in monastero
26 Maggio 2017
Egitto. Attacco armato a un bus che trasportava cristiani copti a Menyah. L’autobus era diretto verso il monastero di San Samuele, 220 km a sud del Cairo. A riferirlo sono alcuni media locali e testimoni, le cui voci sono riportate all’agenzia Reuters. Il governatore provinciale ha confermato l’accaduto, parlando di 23 morti e 25 feriti.
I cristiani copti sono da tempo nel mirino dell’estremismo, in Egitto. Ad aprile, nel giorno della domenica delle palme, kamikaze hanno colpito chiese a Tanta e ad Alessandria, provocando oltre 45 morti.
I copti sono una comunità cristiana con radici millenarie, moltissimi dei quali appartenenti alla diaspora. Rappresentano il 10% della popolazione egiziana (10 milioni di fedeli) e si definiscono copti (parola che significa egiziano): per i cristiani d’Egitto, in un paese a stragrande maggioranza musulmana e sempre più in preda all’integralismo islamico, la vita quotidiana non è facile.
Dalle Primavere Arabe del 2011 e dalla cacciata di Hosni Mubarak, che godeva del sostegno dell’ex patriarca Shenouda III, i copti hanno vissuto in uno stato di crescente tensione, che ha raggiunto lo Zenit durante la fase del governo islamista di Mohamed Morsi. Solo dal 2013 ci sono state circa 40 fra aggressioni di cristiani e attacchi a chiese, in pratica un episodio al mese, con decine di morti. L’epicentro delle violenze è l’Egitto rurale e in particolare la regione di Minya, il turbolento governatorato con il mix esplosivo di un 35% di popolazione cristiana e un forte radicamento jihadista.
Il presidente egiziano, Al-Sisi, che ha destituito Morsi promettendo di ripristinare l’ordine e di proteggere le minoranze, ha ribadito anche recentemente che gli egiziani “sono tutti uguali nei loro diritti e nei loro doveri, in accordo con la Costituzione” e ha lodato la calma e la saggezza con cui la comunità cristiana sta rispondendo alle violenze.
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I copti, tuttavia, dopo aver dapprima benedetto l’insediamento di Al-Sisi nel 2013, ora protestano contro una linea del regime ritenuta troppo morbida nel punire gli scontri settari.
Eppure, la minoranza copta all’ombra delle Piramidi ha sempre avuto un ruolo chiave nell’economia e nell’establishment dell’Egitto. Molti di loro oggi vivono talvolta sotto la soglia di povertà, ma sono tutt’ora cristiani la maggior parte degli orafi e degli impiegati nel settore farmaceutico. Famiglie ricchissime come i Sawiris, che controllano il gigante delle telecomunicazioni Orascom, sono appunto di fede cristiana. Dinastie di copti hanno ricoperto incarichi politici di primo piano: un membro della famiglia Boutros Ghali ha sempre fatto parte dei vari governi prima della caduta di Mubarak e un suo esponente è stato ministro degli Esteri prima di diventare segretario dell’Onu.