Steve Bannon, l’anima nera dietro Trump che parla per l’estrema destra

di Daniele Dell'Orco
31 Gennaio 2017

Donald Trump non molla di un millimetro. E a quattro giorni dalla firma dell’ordine esecutivo con cui ha bloccato ingresso negli Stati Uniti di rifugiati e cittadini di 7 Paesi a maggioranza islamica (Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen) “licenzia” Sally Yates, il ministro della Giustizia reggente. La sua colpa? Aver ordinato ai legali del dipartimento di Giustizia non difendere in tribunale il decreto sull’immigrazione del presidente.

“La signora Yates – spiega la Casa Bianca – è stata designata dall’amministrazione Obama, debole in materia di frontiere e molto debole in materia di immigrazione illegale”. L’ormai ex ministra era stata nominata, infatti, da Barack Obama e sarebbe dovuta restare in carica fino alla conferma alla Giustizia di Jeff Sessions da parte del Senato. Così non sarà, visto che per sostituirla il neo presidente ha nominato come un nuovo ministro “reggente” Dana Boente, procuratore del distretto orientale della Virginia, che secondo il New York Times ha emanato già poco dopo la mezzanotte (ora di Washington) il suo primo ordine al dipartimento della Giustizia: “dobbiamo fare il nostro dovere giurato” e difendere l’ordine esecutivo del presidente su immigrazione e rifugiati, ha detto.

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Un ordine che sarebbe stato materialmente scritto, insieme a Stephen Miller, anche da Stephen “Steve” Bannon. È il creatore del sito di riferimento dell’alt-right, Breitbart News, che ha costituito un’importante base elettorale per Trump e che comprende soprattutto giovani bianchi che vedono multiculturalismo e immigrazione come gravi minacce per gli Stati Uniti. È stato inoltre a capo della campagna del Presidente, di cui ora è il chief strategist, in pratica l’ideologo di Trump. Nelle ultime ore ha incassato un’altra carica importante: è entrato nel National Security Council, l’organo del governo federale che coordina le questioni della sicurezza nazionale. Da lì potrà influenzare, dall’estrema destra, le politiche internazionali degli Stati Uniti. Miller, invece, è un trentunenne cresciuto in una famiglia di ebrei liberal di Santa Monica, convertitosi a un conservatorismo estremo, diventato amico del suprematista bianco Richard Spencer; è stato Miller a scrivere gran parte dei discorsi della campagna elettorale di Trump, compreso quello dell’inaugurazione con il riferimento alla “carneficina americana”.

Ma a preoccupare maggiormente l’opinione pubblica americana e i difensori del pensiero dominante è comunque Bannon. Ha servito nella marina e ha lavorato a Goldman Sachs; esperienze che hanno nutrito la sua visione di un capitalismo radicale, senza regole, imbevuto di suprematismo razziale e militare. È un avido lettore di storia, cita Shakespeare, Plutarco, Platone, ha in Ronald Reagan il suo punto di riferimento politico. Lui stesso ha sintetizzato il suo programma politico in due punti fondalmentali; fare fuori, negli Stati Uniti, “una classe politica corrotta che depreda la working class americana”; far esplodere “la guerra contro il fascismo islamico” da parte dell’Occidente giudaico-cristiano. Soprattutto la retorica anti-federale ha trovato in Bannon un entusiasta sostenitore; ha detto, una volta, di essere “leninista”: “Lenin voleva distruggere lo Stato e quello è il mio obiettivo. Voglio far crollare tutto e distruggere tutto l’establishment”.

Quest’ultima area è d’altra parte centrale nella visione di Bannon, che crede in un movimento di populismi autoritari e nazionalisti che dagli Stati Uniti si allarga alla Russia di Putin, alla Turchia di Erdogan, coinvolgendo anche l’Europa e distruggendo il disegno dell’Europa unita. Non è un caso che Bannon e i suoi guardino sempre di più al Vecchio Continente. Con gli uffici aperti a Londra nel 2014, dai quali scrive anche il gay trumpiamo Milo Yiannopoulos, Breitbart ha appoggiato la campagna di Ukip per lasciare l’Unione Europea. Altri uffici verranno aperti nelle prossime settimane in Francia e in Germania, dove Bannon pensa ci sia un’opinione pubblica con dei sentimenti anti-immigrazione a cui dover dare voce.