Un gay cattolico che ama Trump: Milo Yiannopoulos nemesi dei progressisti

di Daniele Dell'Orco
24 Gennaio 2017

Chi non masticasse l’inglese e non avesse ben chiaro il concetto di “troll”, potrebbe facilmente avere un riferimento pratico del significato del termine pensando a un nome e un cognome: Vittorio Sgarbi. Solo che il troll, creatura mitologica che ha affinato le sue competenze con l’avvento del web 2.0, di norma i “capra, capra, capra” li urla sui social. E il passaggio da troll a “hater”, nell’era dei felini da tastiera, è praticamente automatico. Il troll/hater in sostanza è quello che parla male di tutto e di tutti sul web, in modo anche parecchio aggressivo. Ecco, Milo Yiannopoulos è un provocatore, un troll. È lo Sgarbi d’Inghilterra.

Conservatore nato ad Atene e cresciuto Oltremanica, bastonatore dei liberal benpensanti, gay orgoglioso e altrettanto orgoglioso avversario della lobby arcobaleno che teorizza la superiorità antropologica mentre gioca a fare la vittima del sistema, antifemminista, cattolico di madre ebraica, si occupa di tecnologia per il giornale online conservatore e filotrumpiano Breitbart, ma è più facile trovarlo a fare polemica in salotti televisivi dove lo invitano come urticante caricatura del conservatore postmoderno o in qualche flash mob organizzato per provocare. Lui, un perfetto dandy british col capello ossigenato, recita la parte a meraviglia e anzi, ha acquisito una notorietà pazzesca.

D’altronde, un gay omofobo, trumpiano e antifemminista come può non fare notizia? È una macchietta. Una macchietta che però manda messaggi politicamente scorretti a decine di migliaia di followers. Su Twitter è stato bannato per aver preso parte ai riferimenti di stampo razzista contro Leslie Jones, l’attrice di colore della versione femminile di Ghostbusters. Dopo quella performance ha ricevuto sul social network insulti di utenti che la paragonavano a un orango, o che la chiamavano Leslie Kong. Milo, da par suo, ha ritenuto “vittimismo” l’atteggiamento della Jones, che aveva deciso di disattivare il suo account.

Se c’è qualcosa di coerente e lineare nel personaggio Yiannopoulos è l’avversione per l’islam, non solo quello radicale, lo Stato islamico che getta gli omosessuali dai tetti di Raqqa in pratica, ma punta il dito contro “un problema strutturale dell’islam” nei confronti dell’omosessualità. Una contrapposizione che nell’intellighenzia di sinistra del mondo anglosassone riesce persino a creare un cortocircuito in termini: per non far sentire a disagio gli immigrati di religione islamica in Italia vengono tolti i crocifissi dalle scuole, nel nord Europa vengono sospese le manifestazioni omosessuali, bollate come provocazioni.

Il filo conduttore nella “vision” un po’ stravagante di Yiannopoulos è esattamente questo: gli islamici sono i primi nemici delle comunità Lgtb, quindi Trump, Presidente protezionista e piuttosto islamofobo, contenendo i flussi migratori aiuta indirettamente i gay a sentirsi più al sicuro. Oppure: i progressisti parlano di femminicidio e vedono sessismo ovunque, ma poi cercano il massimo della tolleranza nei confronti di una cultura che vede la donna come casalinga con volto coperto. O ancora, paradosso dei paradossi, dopo la strage di Orlando Milo ha accusato la sinistra americana di essersi schierata dalla parte dei musulmani invece di proteggere la comunità omosessuale minacciata da “una religione che non è in grado di adattarsi allo stile di vita occidentale”. L’omofobia, insomma, non è affatto un’esclusiva dell’occidente, ma è dettata dal radicalismo islamico.

Proprio a Orlando avrebbe dovuto tenere la scorsa settimana un discorso sui gay e l’Islam, ma l’evento alla University of Central Florida è stato cancellato dalla polizia che non si è detta in grado di garantire la sua incolumità. Un po’ come i concerti di Bello Figo. In America il ciclone Yiannopoulos ha persino spaccato in due la grande editoria. Lo scorso dicembre la casa editrice Simon & Schuster gli ha staccato un assegno da 250 mila dollari per scrivere “Dangerous”. Le promesse di vendita c’erano tutte, visto che il libro, che uscirà soltanto a marzo, è già nelle classifiche di Amazon. Ma non appena la Simon ha annunciato l’arrivo di Milo, fra i suoi autori sono partite campagne per il boicottaggio dello stesso editore. Un gay conservatore che spaventa il progressismo, e a cui il progressismo fa di tutto per mettere il bavaglio.