Voci ribelli contro il pensiero unico: intervista a Giulio Meotti

di Redazione
21 Dicembre 2018

Chi, negli ultimi mesi, avesse provato a informarsi sulle nuove iniziative nel campo dell’informazione,avrà probabilmente sentito parlare di Open, il nuovo giornale di Mentana o, se è vicino alla sinistra radicale, del trimestrale Jacobin, ispirato all’omonima rivista americana. Tuttavia, esistono altri periodici più che meritevoli, la cui nascita tuttavia passa purtroppo sotto silenzio o quasi: questo è senza dubbio il caso di ControVerso Quotidiano, una piattaforma online inaugurata a inizio dicembre dal giornalista del Foglio Giulio Meotti, di cui è anche redattore culturale. Su questo nuovo sito, si possono trovare sia traduzioni di articoli pubblicati sulle maggiori testate conservatrici americane,inglesi e francesi, sia interviste esclusive a pensatori anticonformisti e poco conosciuti in Italia.

Come e quando è nata l’idea per questo progetto?

L’idea è nata la settimana scorsa.Volevamo un sito di contenuti ripresi soprattutto dall’estero in unpaese, l’Italia, un po’ provinciale su questo fronte; contenuti checoltivino lo spirito critico ed esulino dal pensiero unico, cheattualmente è uno dei grandi mali del pensiero occidentale, e controquella che gli inglesi chiamano “echo-chamber”, la bolla doveognuno legge solo quello che vuole. L’idea è di puntare a lettori non ombelicali, che non pensino che il destino di un paese sia appeso ai singoli partiti. Non abbiamo la pretesa di sostituire il pensiero unico con un altro pensiero unico, vogliamo solo rianimare un po’ di pensiero liberale autentico.

In quanti siete attualmente?

Siamo 3-4 persone, per ora è solo una start-up con un contenuto diverso; vogliamo pubblicare ciò che non fa “sbadigliare”. Naturalmente speriamo di crescere in futuro, pur sapendo che nuovi siti nascono e muoiono ogni giorno.

Lei cura ogni lunedì una rassegna stampa internazionale sul Foglio. In che modo gli articoli dall’estero vengono ripresi, ad esempio, da grandi testate come Internazionale?

Loro sono molto bravi, ma la scelta di cosa far leggere è sempre filtrata attraverso una lente ideologica vagamente progressista, dove c’è poco spazio per voci fuori dal coro. Internazionale è una testata di pregio, ma non spiazza mai il lettore con un’opinione o una traduzione diversa dal solito. Alcune di queste testate hanno purtroppo perso lo spirito critico.

Il 24 novembre lei ha scritto sul Foglio riguardo a una nuova rivista ideata da un professore di Oxford, il “Journalof controversial ideas”, per dare voce alle opinioni politicamente scorrette. Vi siete ispirati a questo per il nome?

Si, l’idea è quella, la situazione del dibattito in Occidente oggi è molto grave. Viviamo in una società libera, aperta, tollerante e democratica, ma al cui interno esiste un’intolleranza ideologica praticata per ostracizzare professori e giornalisti in nome del politicamente corretto, ovvero l’idea che su uno stesso argomento ci possano essere solo un’opinione giusta e una sbagliata.

Parlando a proposito del politicamente corretto, secondo lei in Italia è diffuso diversamente che in America o in Inghilterra?

Direi che Inghilterra e Stati Uniti costituiscono il laboratorio di questa discriminazione: in nome della diversità multiculturale si è finiti per uccidere la diversità delle opinioni, come dimostrano gli studi post-coloniali nati nelle università inglesi. In Italia siamo più indietro, ma facciamo in fretta ad adeguarci, anche perché in Europa le idee circolano velocemente. Prima o poi arriverà anche qui.

Per concludere, in Italia sembrano mancare grandi intellettuali conservatori come Roger Scruton o AlainFinkielkraut: secondo lei esistono figure emergenti che possono ricoprire questo ruolo nel nostro paese?

Diciamo che adesso in Italia c’è un po’ di fermento, ma per ora mancano figure che possano incidere davvero sull’opinione pubblica.

Nathan Greppi