Un Referendum mondiale, dopo gli Usa anche la Germania tifa per il Sì

di Gennaro Malgieri
29 Ottobre 2016

La cancelliera Angela Merkel ed il presidente Barack Obama presumibilmente sono i leader politici più informati del mondo. Lo desumiamo dal fatto che devono aver letto con attenzione, traendone le convinzioni che hanno espresso nelle scorse settimane sul Decreto Boschi, vale a dire la riforma costituzionale, approvata a maggioranza dal Parlamento, sulla quale il 5 dicembre gli italiani si esprimeranno con un referendum confermativo.

Avendo i due statisti, con una sicumera che non lascia dubbi nel merito del provvedimento, preso posizione a favore del mutamento costituzionale piuttosto consistente, come si sa, dobbiamo dedurne che il testo lo hanno compulsato, analizzato, studiato fin nei minimi particolari. L’apertura a Renzi, soprattutto da parte di Obama, è stata decisamente enfatica oltre che inopportuna. Ma non ci ha sorpreso: l'”ingerenza democratica” che a chiunque può sembrare un ossimoro, ai politici occidentali non sembra tale al punto di intervenire in questioni che non li riguardano minimamente pur di affermare il principio secondo il quale la loro “benedizione” a vassalli, valvassori e valvassini equivale ad una legittimazione indiscutibile.

Immaginiamo che Matteo Renzi legga diligentemente tutti gli atti del Congresso americano e del Bundestag tedesco se non altro per ragioni di cortesia nei confronti dei suoi interlocutori i quali ne sanno più dei legislatori italiani, evidentemente, su materie controverse e di non facile decifrazione. La Merkel e Obama, con i loro incoraggiamenti, ritengono di aver fatto un favore a Renzi, ma in realtà gli hanno procurato un danno. Tutti adesso sanno che la riforma costituzionale è passata al vaglio degli alleati, incuranti, com’è ovvio che sia, dei contenuti della stessa (dei quali a loro importa poco o niente), ma preoccupati sulla tenuta di un docile governo che si accontenta di una pacca sulla spalla per sentirsi al sicuro. Quando si dice della fine della sovranità…

Quella stessa sovranità smarrita nei meandri della Commissione europea di Bruxelles dove si vivono ore di angosciosa attesa per il responso che i Soloni dell’Antieuropa dovranno dare sulla legge di bilancio di uno Stato sedicente sovrano. È come se i conti di qualsiasi famiglia italiana (o di qualsiasi altro paese) dovessero passare al vaglio del condominio, del quartiere, della città per essere approvati o bocciati. Ci sembra un insulto alla ragionevolezza. Ma tant’è. Si dice che l’Unione sia una conquista; a noi, decrepiti e decadenti reazionari, ci sembra un sinedrio di potentati che fanno capo a centrali economico-finanziarie che condizionano le nostre esistenze.

Un’ultima prova è data da quanto scrive il quotidiano tedesco Handelsblatt, “voce” autorevole del mondo industriale, per il quale con il referendum costituzionale “è in gioco il futuro dell’intera Europa”. Addirittura.
Proprio così: “Se fallisce Renzi, fallisce l’Italia, fallisce l’Europa. Dopo la Brexit nessuno vuole rischiare altri scossoni”, scrive. E prosegue. Renzi “si è guadagnato una chance” e solo “perché l’Europa non può permettersi un fallimento dell’Italia” ma anche per il titanico sforzo intrapreso per “compensare negligenze strutturali di tanti anni”. Nel suo dossier dedicato all’Italia, intitolato “Il paziente italiano”, l’autorevole (così pare) quotidiano di Düsseldorf scrive che “Bruxelles e Berlino sanno di aver bisogno di un’Italia stabile per tenere assieme l’Europa” ed è così che si spiega la “pazienza” con Renzi. Handelsblatt sottolinea poi come diversi economisti abbiano rilanciato di recente dubbi sulla persistenza dell’Italia nell’Eurozona ed aggiunge, paternalmente, che “Renzi e il suo governo non potevano in breve tempo compensare negligenze strutturali di tanti anni”.

L’ Handelsblatt illustra il suo dossier sull’Italia con l’immagine di una rana tricolore che si aggrappa a una foglia e il titolo ‘Paura della caduta’. “Poca crescita, debiti in aumento, produttività in calo”, si legge nel sommario di apertura, accompagnato da una nota “ottimistica”: “il declino della terza economia dell’Eurozona è allarmante”, perciò “il referendum sulla costituzione può essere una trappola per il premier Renzi”, la cui presenza è però essenziale per “la stabilità” del Paese e “la tenuta dell’Europa”. “Bruxelles e Berlino sanno di aver bisogno di un’Italia stabile per tenere assieme l’Europa”, conclude.

Dunque, anche gli industriali tedeschi e l’alta finanza germanica, quella che ambisce a colonizzare l’Europa, scendono in campo in vista del referendum italiano. Insomma, neppure le nostre regole ci fanno scrivere in pace. E ci danno i voti ancor prima di aver letto i compiti. Viene il sospetto che il provvedimento su cui voteremo sia stato scritto a Palazzo Chigi, ma ispirato altrove. Con tanti saluti alla libertà, all’indipendenza ed alla sovranità. Qualcuno di buon cuore spieghi a Renzi, tra un viaggio e l’altro, che cosa significano queste parole. Probabilmente il ragazzo di Rignano sull’Arno non ha avuto modo e tempo di approfondirne la conoscenza lanciato com’era nella conquista di un un posto (o uno strapuntino) nell’empireo dei Grandi.