Sudditanza e umiliazione, il glorioso esercito italiano ora è una macchietta

di Redazione
24 Novembre 2016

Quando si tratta l’argomento militare, in Italia si creano sempre due fronti: chi insulta l’esercito indiscriminatamente, in nome di un millantato pacifismo, chi invece ne fa una bandiera per una crociata già persa. Che valore ha l’esercito nella nostra repubblica? Esso è il simbolo più tangibile di una sovranità perduta e calpestata, il simbolo dell’impotenza di uno stato assente ridotto a una parodia di se stesso.  Un paese libero e sovrano, come dovrebbe prevedere la nostra costituzione,  non può essere privato della propria indipendenza militare e ciò non significa dover perseguire una politica aggressiva ma semplicemente avvalersi di un principio universale. La costituzione stessa è chiara sull’argomento: “Articolo 11, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’articolo è chiaro e non lascia spazio a riletture, l’Italia non può compiere alcun tipo di azione militare senza l’autorizzazione di organi sovranazionali, esattamente come una colonia. Questo tentativo esasperato di reprimere un possibile “nazionalismo militare” ha lasciato spazio ad un imperialismo atlantico senza freni, sono infatti sei le basi americane sul suolo italiano e sette quelle della NATO.  Secondo le ultime fonti del Pentagono abbiamo: 2000 edifici posseduti dall’esercito americano, 1100 edifici affittati agli States e 15500 soldati americani… non sono numeri da occupazione? In questo scenario, qual è il ruolo del nostro esercito?

Settant’anni di NATO hanno inciso pesantemente sulle forze armate, ora ridotte a fare da spalla nelle peggiori guerre volute  dall’America (l’attacco alla Libia sovrana viene tutt’ora propagandato come atto di “pace e liberazione”) e ne hanno minato l’integrità stessa riducendo i nostri soldati al ruolo di mercenari, ombra di ciò che erano un tempo. Si metta l’anima in pace certa destra che vuole il ripristino della leva obbligatoria, la Naja, poiché il problema non è la mancanza di unità nell’esercito ma l’esercito stesso, e non è certo questo esercito che plasmerà i giovani perché non ha nulla da trasmettere o da insegnare, sia a livello culturale che di disciplina. L’Italia ha una tradizione militare invidiabile, fatta di uomini che hanno scritto pezzi di storia con le loro imprese (da Francesco Barracca a Teseo Tesei) e oggi fa rabbia vedere un esercito fantasma che quando non è impegnato a fare il lavoro sporco per enti internazionali si presenta in veste macchiettistica (pensiamo ai penosi spot della marina sulle note di Happy di Pharrell Williams). Può esserci riscatto per il nostro esercito? Dobbiamo capire che non c’è esercito se non c’è stato, il quale tutt’ora non esiste. L’obbiettivo principale della nostra nazione è riacquistare la propria sovranità, questo fine non può che toccare anche la sfera militare sulla quale si potrà lavorare, o meglio si potrà ricostruire, solo una volta liberata dal giogo straniero.

Antonio Pellegrino