Il silenzio di Papa Francesco e il rischio di un cristianesimo liquido

di Redazione
25 Novembre 2016

“Il desiderio di famiglia resta vivo, specialmente fra i giovani, e ciò motiva la chiesa”, è questa una delle primissime frasi con cui si apre l’esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia del Santo Padre Francesco. Riflessione che è scaturita durante la III Assemblea Generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, il 18 ottobre 2014, e che dovrebbe far capire in che modo l’istituzione familiare sia percepita da tutti i fedeli come un pilastro, un muro portante della Chiesa Cattolica e non potrebbe essere altrimenti. Si percepisce quindi come sia fondamentale, in questo determinato momento storico, un messaggio chiaro e forte, proveniente direttamente dal Papa, che aiuti i fedeli (e anche gli stessi sacerdoti) a resistere alle sempre più incombenti distorsioni ideologiche che hanno come soggetto la famiglia, attacchi continui che provengono da molteplici fronti: dalle teorie sociali, con la teoria del Gender, a quelle economiche dove i benefici familiari si assottigliano ogni giorno di più, rendendo, di fatto, quasi impossibile il desiderio di voler metter su una famiglia numerosa.

Messaggio chiaro e forte che, purtroppo, si trova solamente in parte e in maniera insufficiente all’interno dell’enciclica apostolica e ciò ha fatto nascere in molti fedeli una grande preoccupazione per la confusione che si è venuta creando a causa di alcuni passaggi di “Amoris Laetitia”. Proprio per far fronte a ciò quattro cardinali hanno inviato al Pontefice un documento, dove sono espressi formalmente cinque dubbi, recante le firme di Walter Brandmüller ( presidente del Pontificio comitato di scienze storiche dal 1988 al 2009), Raymond L. Burke (patrono del Sovrano Ordine di Malta), Carlo Cafarra (Arcivescovo emerito di Bologna) e Joachim Meisner (Arcivescovo emerito di Colonia).

I Cardinali hanno sin da subito chiarito che tale gesto non è stato compiuto con una volontà di divisione, ma di chiarificazione per contrastare i sempre più crescenti sentimenti di incertezza, confusione e smarrimento presenti nell’animo non solo dei fedeli, ma anche in quello di molti Vescovi, Presbiteri, sacerdoti ecc…, tutto ciò fa quindi intuire come i quattro firmatari non siano isolati.

Il Santo Padre non ha ancora risposto a tale lettera ed è per questa ragione che i quattro porporati hanno deciso di rendere pubblica la vicenda spiegando di aver interpretato la sovrana decisione di Francesco come un invito a continuare la riflessione e la discussione pacata e rispettosa. Il frutto di questa “conversione pastorale”, proposta dal Pontefice, ha come possibile pericolo quello di minare ed intaccare le fondamenta della dottrina, anche se tale conversione vorrebbe solamente cambiare il modo di accompagnare i fedeli nella Fede quotidiana.

Da ragazzo liceale posso tranquillamente esprimere, senza essere tacciato (si spera) di cospirazione, il mio profondo senso di perplessità e di preoccupazione per ciò che sta accadendo: le ragioni del mondo stanno minacciando di crollo anche le solide fondamenta della chiesa Cattolica che sembra aver dimenticato il messaggio evangelico “Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo(Gv 17, 14). Se prima un fedele, durante la propria formazione da buon cittadino e buon cattolico, poteva trovare conforto e risolvere i propri dubbi interiori, sociali, politici grazie alla figura del Papa e della chiesa stessa, adesso non ha più nessun riferimento che gli indichi quale strada sia giusto percorrere, se non la propria coscienza: le strade si assomigliano tutte e se prima quella più tortuosa coincideva con la dottrina cattolica, adesso non è più così. Il dubbio quindi sorge spontaneo: sono finite le strade in salita oppure si è entrati nell’ottica di scartarle per la troppa difficoltà di percorrenza? Si è preferito puntare tutto sul numero dei camminatori che sulla qualità di questi ultimi? Non è infatti un segreto che non tutti possano scalare una montagna, mentre la passeggiata per i boschi attrae, di certo, un maggior numero di visitatori, persone che però non potranno mai godere appieno del panorama e della magnifica vista offerta dalla Fede profonda, intesa ed adottata come stile di vita.

Sono preoccupato perché “le colonne della chiesa tremeranno ma non crolleranno”, qui al momento non assistiamo a nessun crollo ma a qualcosa di molto più pericoloso, una trasformazione che punta a togliere silenziosamente tutti i muri portanti della dottrina facendo si che il cattolicesimo divenga liquido, fluido, come fluido è il mondo.

La tendenza è quindi una: sostituire i valori fondanti per intercambiarli con il metro della propria coscienza, ma non coscienza come la si è intesa sino ad ora; alcune intersezioni di Amoris Laetitia vorrebbero infatti introdurre la coscienza autonoma, che stabilisce da se cosa è bene e cosa è male: si assisterebbe ad una sostituzione dell’etica assoluta, con una morale condizionata dall’attualità che, per forza di cose, si svuoterà di significato se decontestualizzata divenendo, alla fin fine e col passare del tempo, totalmente futile.

Chi ci rimetterà di più da questa situazione di grande incertezza, tensione e perplessità all’interno della Chiesa? Naturalmente noi giovani che perderemo (o abbiamo già perso) uno dei pochi riferimenti concreti che ci dovrebbe accompagnare nella nostra crescita di cittadini cristiani.

Federico Cavalli per motoretrogrado.it