Rivolta dei tassisti: un Parlamento non può farsi influenzare dalle bombe

di Redazione
22 Febbraio 2017

Quello che sta succedendo in questi giorni dentro e fuori l’aula parlamentare non riguarda in alcun modo il merito dei provvedimenti. L’emendamento Lanzillotta al decreto Milleproroghe, definito dai tassisti “salva Uber”, e la direttiva Bolkestein si possono condividere o non condividere: ma pure sulle Millederoghe e – sia consentito – sui Millepasticci di questo provvedimento si può essere d’accordo o in disaccordo, così come si può essere in accordo o in disaccordo sugli altri emendamenti che vengono presentati: anche fra i colleghi del mio gruppo, i Conservatori Riformisti, ci sono, come è naturale, sensibilità diverse. Personalmente non sono favorevole né al provvedimento né alle ragioni di tanti dei manifestanti che sono in piazza in queste ore. Ma vale la pena lasciare da parte il merito per incentrare l’attenzione su un punto di metodo, di diritto e di certezza del diritto. Un conto è se il Parlamento decide di modificare i suoi lavori per il libero determinarsi dei Gruppi in interlocuzione con l’Esecutivo. Altra cosa, totalmente inaccettabile – e sarebbe un precedente che graverebbe su tutto l’establishment politico – è invece se, siccome c’è la città mezza assediata e ci sono le bombe carta, allora il Parlamento cambia e modifica i suoi lavori… Ma dove siamo?

Quando si cavalca la tigre è la tigre che guida e, se passa il principio che si usa la violenza per una causa giusta o per una causa sbagliata, e poi magari quella violenza viene premiata da una scelta del Parlamento, che precedente si crea per la volta successiva, per il provvedimento successivo, quando magari si sarà a maggioranze invertite, gli uni, quelli che oggi sono in maggioranza, all’opposizione, e viceversa?

E se poi, in questa escalation, c’è un incidente più grave ? E se ci scappa il morto? Che si fa?

Allora la classe politica e il Parlamento tutto deve capire che siamo tutti ombre su un palcoscenico, ma lo stesso Parlamento dovrebbe essere una cosa seria e non dovremmo troppo vergognarci, tra qualche mese, quando saremo fuori di qui. Gli esponenti politici sono allora liberissimi di sospendere o di proseguire – ci mancherebbe altro! – ma sulla base delle libere decisioni parlamentari, giuste o sbagliate, che i gruppi prenderanno in interlocuzione col Governo. Ma guai se fosse una bomba carta, uno schiaffo o un tirapugni a piegare un Parlamento repubblicano.

On. Daniele Capezzone