Il problema del costo della politica non è l’indennità ma il demerito

di Redazione
26 Ottobre 2016

In questi giorni è rientrata nel calderone della polemica politica la rincorsa ad abbassare i compensi dei nostri cari parlamentari.

Tutti a dire che sono troppo alti, a un livello scandaloso, uno schiaffo morale nei confronti dei cittadini e così via. Eppure è palese che si tratti di una guerra totalmente demagogica in quanto si cerca di dare del becchime in cambio di voti per il referendum costituzionale. Chi più abbassa, più voti prenderà e la sporta riempirà, in rima rende meglio l’idea.

La vera sostanza non è calare tali compensi ma è fare in modo che chi li percepisca lo meriti.

Gli importi che percepiscono i parlamentari sono anche bassi se confrontati con quelli di manager di aziende serie, banche a parte, che meritano un discorso a sé. Tali manager, oltre a lavorare, raggiungono risultati e obiettivi notevoli. Per i Nostri, risultati e obiettivi sono invece parole da esorcizzare e da temere seriamente come la peste Nera. Se un manager in un’azienda non svolge bene il proprio lavoro, non gli si abbassa il compenso ma lo si rimpiazza, semplicemente. Un somaro non potrà mai essere un cavallo, ancor meno uno di razza. È l’imprenditore che ha tale onere/onore di dover scegliere e cambiare quando è necessario se non vuole sprofondare assieme al frutto del suo lavoro.

Chi ha tale onere/onore nel caso dei parlamentari? Noi tutti, ma non ce ne rendiamo conto.

La conclusione è amara: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

La soluzione è tutt’altro che semplice ma almeno cerchiamo di capire quando si stia assistendo a demagogia di basso livello. È un piccolo passo ma che, seppur piccolo, è già qualcosa.

Giorgio Regnani