Perché il Mattarellum è la legge elettorale più adatta per votare subito

di Gennaro Malgieri
19 Dicembre 2016

A Matteo Renzi la botta referendaria gli ha fatto bene, almeno in parte. Ha certamente contribuito a farlo scendere con i piedi in terra. Infatti si è guardato intorno ed ha visto soltanto macerie. Come ricostruire qualcosa che assomigli ad un accettabile ritorno alla politica? Naturalmente ridando la parola popolo, ma nelle condizioni attuali non si può fare. Occorre una nuova legge elettorale constatato che l’Italicum è già in archivio per manifesta impraticabilità. Sul tavolo le opzioni sono numerose, ma perché non affidarsi all’usato sicuro piuttosto che ingaggiare una nuova guerra dagli effetti probabilmente letali? E stato più o meno questo il ragionamento dell’ex-presidente del Consiglio, al pari di qualcuno che da tempo, inascoltato, sosteneva la stessa cosa.

Ecco, dunque, rispolverato, il Mattarellum bell’e pronto. Ha funzionato. Innegabilmente. Ed ancora non riusciamo a capire perché venne stupidamente abrogato dalla maggioranza di centrodestra (tranne qualcuno che si oppose) per far posto al Porcellum che del centrodestra è stato la tomba. Meglio un maggioritario imperfetto quanto si vuole, piuttosto che un sistema che espropria i cittadini del diritto di scegliere e costruisce un Parlamento di “nominati” dalle solite potentissime oligarchie disposte, un minuto dopo il voto, a passare alla parte avversa.

Si dice che il tripolarismo non si confà ad una legge che dovrebbe esaltare il bipolarismo. Non è vero niente. Nei collegi uninominali si sono sempre presentati più candidati e le liste dei partiti sono state numerose. Il candidato che prende più voti vince. Il problema è di trovare candidati competitivi, possibilmente conosciuti, esperti, stimati, piuttosto che mezze cartucce, quando non proprio camerieri e squinternati piazzisti di demagogici espedienti. E’ un impiccio, indubbiamente, per chi ritiene di poter decidere come gli pare senza tener conto delle conseguenze: compilare le liste dei “fedelissimi” a prescindere dal loro valore è certamente più semplice è gratificante. Ma non arricchisce la politica, anzi la depaupera come s’è visto con la legge elettorale in vigore dal 2006. Personaggi che mai sarebbero entrati in Parlamento hanno affollato i banchi di Camera e Senato segnalandosi per la loro inadeguatezza. Se la politica vuol cambiare – e per come è ridotta è indispensabile che lo faccia – deve ripristinare un criterio minimo di certezza nella scelta dei candidati e puntare al meglio piuttosto che al peggio.

La sfida sarà tra due o tre o quattro soggetti? Poco male. Vincerà chi saprà maggiormente convincere. E per quanto riguarda la quota proporzionale (il famoso 25% che garantisce la rappresentanza partitica) se i partiti in competizione non vogliono soccombere e superare quindi la soglia di sbarramento del 4% è necessario che si attrezzino ridivenendo ciò che erano: partiti politici, appunto, non bande di esagitati o remissivi parvenu, in grado di raccogliere consenso e strutturarsi di conseguenza.

Non saranno più i clic, insomma, o la volontà dei leader-padroni a determinare la scelta dei candidati e dunque dei possibili deputati e senatori, ma altri fattori ai quali è meglio affidarsi come dimostrano le vicende non edificanti di questi giorni.

E poi, il maggioritario non aveva garantito una discreta governabilità, minata soltanto da fattori esterni? Per quale motivo bisognerebbe ritornare al proporzionale da tutti individuato come la causa della malattia partitocratica che distrusse la Prima Repubblica? Oltretutto un maggioritario senza il doppio turno (come invece accade in Francia) favorisce una rappresentatività adeguata e non fa correre il rischio che al ballottaggio grandi ed eterogenee coalizioni possano sconfiggere chi al primo turno risulta il partito più votato. E tanto per prevenire un’altra obiezione, aggiungiamo: forse che in Gran Bretagna hanno abrogato il sistema maggioritario constatata la fine del bipartitismo e l’affermazione del quadripartitismo (almeno), sempre che dalle costole dei movimenti tradizionali non vengano fuori altri concorrenti? Non ci pare proprio. E nessuno nemmeno ci pensa.

Gli avversari del Mattarellum – guarda caso proprio quelli che di più ne hanno beneficiato e lo hanno sostenuto – sul loro orizzonte non vedono che l’inciucio: non sarà elegante dirla così, ma la sostanza è questa. Ed il proporzionale serve magnificamente allo scopo oltre che a favorire repentini cambi di casacca (guardate quanti “passaggi” spericolati sono avvenuti in questa legislatura) e dunque il tradimento delle aspettative dell’elettorato che magari vota a destra per vedere i suoi voti utilizzati dalla sinistra o viceversa. Non è accettabile.

Infine, se si vuole votare davvero in tempi brevi non c’è alternativa. I vecchi mandarini si escludano pure, non ne sentiremo la mancanza. Crediamo, con qualche fondata ragione, che i sostenitori del proporzionale, ovunque militino, sono destinati ad accettare il rischio di spaccature nei loro stessi partiti. E ciò non potrà che essere di giovamento alla politica stessa. Proprio quel che tutti si attendono.