M5S-Lega-Fdi, l’unica alleanza che potrebbe governare numeri alla mano

di Redazione
30 Marzo 2017

Fino alla fine del congresso del Partito Democratico è improbabile che si torni a parlare di legge elettorale, tuttavia non è assicurato che una volta scelto il nuovo segretario il Parlamento riesca a varare una nuovo sistema elettorale. Certo, potrebbe esserci una omogenizzazione della legge tra Camera e Senato oppure potrebbe essere introdotto un sistema elettorale del tutto nuovo (ma certamente non un maggioritario puro), tuttavia con un sano empirismo abbiamo sperimentato un modello elettorale per capire cosa succederebbe se, sondaggi alla mano, si andasse a votare domani con la legge elettorale uscita dalla Consulta. Abbiamo preso in considerazione solo la Camera dei Deputati cosicché la simulazione resterebbe valida qualora la legge elettorale della camera bassa non venisse cambiata. Il modello è stato elaborato con l’amico Davide Burani, mente matematica della simulazione.

Gli scenari considerati sono tre, in cui variano le percentuali dei partiti facendole oscillare tra le percentuali (massime, medie, minime) individuate dai principali sondaggisti.

Il primo scenario è quello più favorevole al Movimento 5 Stelle, che arriverebbe primo con 5 punti percentuali di vantaggio sul Partito Democratico e dalle sei alle otto lunghezze sulle liste di centrodestra (dipende se consideriamo i centristi parte o meno della partita). In questa situazione nessuno potrebbe governare da solo (è una costante), ma dalla simulazione emerge che l’unica alleanza capace di raggiungere la maggioranza alla Camera è la “coalizione populista”, la quale racimolerebbe 317 seggi (la maggioranza è a 315), occupando il 49% del consenso totale.

Il secondo scenario è quello più favorevole al centrodestra, più sfavorevole per il Partito Democratico (che perderebbe il 7% a favore di MDP), mezza via per il Movimento 5 Stelle. In questo caso il centrodestra “federato”, pur presentandosi per liste separate, raggiungerebbe il 34% dei voti. E’ uno scenario molto ottimista per il centrodestra poiché raramente in democrazia il totale è uguale alla somma dei singoli. Con uno scenario del genere non ci sarebbe alleanza che tenga: nessuno avrebbe la maggioranza alla Camera. Questo al netto di una grande coalizione tra tutto il centrodestra e tutto il centrosinistra che oggi pare impossibile.

Nel terzo scenario il PD arriva primo, il Movimento 5 Stelle secondo, il centrodestra terzo. Che succede? Ancora una volta nessuno ottiene la maggioranza dei seggi né da solo né formando alleanze all’interno del Parlamento. Questa situazione è interessante perché mostra come nemmeno un’alleanza nazarena (PD + FI + CENTRO) possa risolvere la situazione, nonostante queste forze sommate occupino il 45% dei consensi espressi dagli elettori. Verosimilmente, affinché un’alleanza del genere possa formarsi in Parlamento sono necessari due accadimenti: la prima è che queste tre forze sommate raggiungano il 48% dei consensi, il che significherebbe un PD almeno al 33% e FI più centristi al 15%; la seconda è che si allarghi l’alleanza a MDP (cioè agli scissionisti del PD) e in questo caso si arriverebbe a 326 seggi. Qualora si avverasse questa ipotesi viene da chiedersi quanto sarebbe alto il prezzo da pagare per Forza Italia nell’appoggiare un governo composto in questo modo e, soprattutto, quale programma potrebbe realizzare una maggioranza così assortita.

Ricapitolando, con la presente legge elettorale:

1) La situazione più probabile è un Parlamento appeso, cioè senza maggioranza;

2) Le uniche possibili combinazioni di maggioranza alla Camera possono essere o l’alleanza populista (M5S, LN, FdI) o una coalizione che vada da FI a MDP; qualora vi fosse un centrodestra “moderato” più forte di oggi potrebbe essere possibile replicare un’alleanza come nel 2014 tra centrodestra (serve a questo l’interessamento per Carlo Calenda?) e PD.

3) Per raggiungere la maggioranza dei seggi bisogna alleare una copertura di consensi pari almeno al 48%, il che risulta molto difficile considerata l’eterogeneità delle forze politiche nello scenario italiano;

4) Con l’attuale legge elettorale l’instabilità parlamentare è assicurata, almeno che non ci sia un partito che raggiunga il 40% (difficile che accada, ad oggi è il M5S il partito con maggiori probabilità).

Lorenzo Castellani