L’Università di Messina e il bavaglio ad Aleksandr Dugin

di Redazione
12 Giugno 2019

L’università di Messina revoca una propria aula, precedentemente concessa, per una lectio magistralis al filosofo e politologo russo Aleksandr Dugin. Protestano per tale atto ritenuto contraddittorio e incomprensibile le tre associazioni culturali e studentesche che per Messina si erano fatte promotrici dell’evento: Città Plurale, Vento dello Stretto e Morgana.

È bastato un mistificatorio comunicato di protesta, da parte della semisconosciuta Fiap (Federazione italiana associazione partigiani, notoriamente attivissimi e numerosissimi sul territorio messinese negli anni pre e post 1943, pubblicato su un sito on line (subito ripreso sulla pagina web del quotidiano messinese La Gazzetta del Sud) per fare entrare in fibrillazione una parte del corpo accademico dell’università messinese. In un gioco delle parti tutto da scoprire l’edizione cartacea della Gazzetta del Sud del 10 giugno dava per scontata la revoca dell’aula, e ciò con largo anticipo rispetto alla decisione e al comunicato ufficiale della stessa Università che viene reso noto solo in tarda mattinata dello stesso giorno. In tale comunicato si informa che “in relazione alla presenza di Aleksandr Dugin, l’Università di Messina, tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore, non concederà alcun locale dell’Ateneo”.

La stessa università che ha ospitato in tempi recenti Cacciari, la Fornero e Cottarelli, ritiene invece di negare la possibilità di esprimere le proprie idee (controverse o meno) ad un filosofo e politologo autore di numerosi libri e conferenze in diversi Paesi. Tale atto è da considerarsi pertanto alla stregua di una censura preventiva, sulla scia di una offensiva repressiva, antidemocratica e prevaricatrice scatenata dai detentori del pensiero unico, iperliberista e mercatista, contro tutte le opinioni critiche ed alternative.

Si è preteso pertanto di censurare una voce dissenziente rispetto al mainstream globalista. I chierici del politicamente corretto hanno invece ottenuto paradossalmente l’effetto opposto: un semisconosciuto – perlomeno a Messina – filosofo russo, e che sarebbe stato ascoltato solo all’interno di un’aula universitaria, è stato trasformato in un caso politico e mediatico, divenuto – malgrado costoro – in un potente moltiplicatore di interesse e curiosità intellettuale per numerosissimi siciliani, spinti da tale atto arrogante ad approcciarsi alle idee ed alle analisi del Prof. Dugin.
Un sentito grazie di cuore ai novelli Savonarola che avevano preparato un rogo delle idee dissenzienti, e si ritrovano invece una “foresta in fiamme” causata dalle “scintille” sfuggite al loro “occhiuto” controllo.

Antonio Arena