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L’inversione a U del Movimento 5 Stelle

Redazione di Redazione, in Politica, del

Oltre alle manovre del dietro le quinte, il Movimento 5 Stelle si muove con “poca coerenza” anche alla luce del sole.

Infatti emergono sempre più dati che vogliono il partito di Grillo come frutto di operazioni dei poteri forti – vedere Enrico Sassoon “padrino del movimento” (imparentato con i Rothschild, Presidente del Comitato Affari Economici dell’American Chamber of Commerce in Italy e amico dei membri dell’Aspen Institute Italia, lobby culturale “emanazione” del gruppo Bilderberg).

Interessanti anche i rapporti con l’ambasciatore USA di Grillo e della Virgulti – fidanzata di Di Maio e “donna venerata” del movimento –, esperta tra le altre di PNL (Programmazione Neuro Linguistica).

La PNL, tra le tante cose, è una tecnica molto usata dalle società di marketing come la Casaleggio Associati. Infatti è utilissima nel formare consensi di ogni genere, e questo fatto è risultato fruttifero anche riguardo al “momento populista”.

Tuttavia è alla luce del sole che il Movimento 5 Stelle sta compiendo le sue inversioni a U. Innanzitutto non possiamo non partire dal tentativo che, nel gennaio 2017, il gruppo parlamentare europeo fece per entrare nell’ALDE. Un partito anti-Euro che chiede di passare nel gruppo politico più neo-liberista ed Euro-centrico d’Europa risulta davvero “paradossale”. Tra l’altro la manovra diede esiti negativi, segnando anche una rotta di collisione col gruppo di partenza l’”EFDD” – oltre il danno la beffa!

Sorvoliamo sulle amministrazioni comunali dando il beneficio della difficoltà a situazioni come quella di Roma, dove il cumulo di poteri forti è talmente grande che davvero risulta difficile spuntarla. Fatto sta che certe uscite infelici la giunta Raggi se le potrebbe proprio risparmiare. Il Mental Coach per ROM e 1.000 euro di bonus alle famiglie che ospitano un richiedente asilo, sono proposte completamente lontane dalla ragionevolezza oltre che dal “sacrosanto sentire popolare”.

Riportiamo, inoltre, la ridicolezza della “elezione” di Di Maio a candidato premier. Ma davvero pensano con questa storia delle primarie, e ci mettiamo dentro anche il PD, di prendere per i fondelli gli italiani, i quali “fingono” di non vedere o “sopportano” – secondo un copione “tipico” di determinati periodi storici del nostro popolo. Di Maio è stato eletto con 37 mila voti, su un numero di oltre 140.000 iscritti al movimento. Una elezione contro sfidanti raccattati sul web di cui è difficile ricordare anche il nome – la chiamano democrazia 2.0!

Il nuovo candidato premier “all’opera” subito si mette in cammino per Washington, dove incontra parlamentari repubblicani e democratici, oltre ad avere “udienza” al Dipartimento di Stato USA. Anche questo è a tutti gli effetti un bel punto di rottura per un partito che si presuppone anti-establishment. Ma soprattutto, al di là della visione geo-politica, perché mai un candidato “forse” futuro premier sente l’impellente bisogno di confrontarsi con le istituzioni USA? La logica vuole che “dopo” l’elezione, un governo cominci a tessere una serie di rapporti diplomatici nei quali, va da sé, anche quelli con il governo USA.

Altro dato fondamentale, e che viene anche da questa manovra, è tutto il riposizionamento geo-politico che “ora” si reindirizza nel quadro della NATO. Anche qui è strano che un partito che si fa promotore, almeno così pareva, della ribellione populista scelga di rivedere le sue posizioni iniziali molto più bilanciate verso politiche multipolari – ricordiamo le inclinazioni filo-russe di Di Battista, ma non solo. E non apriamo poi la discussione sull’utilità effettiva della NATO nel 2017.

Come ultimo argomento, chiudiamo con questa “fissa” dell’”onestà”. A parte l’umiliazione, per un gruppo politico, di innalzare a “principio” l’”onestà” – come se non si dovesse dare già per scontata, per l’attività politica soprattutto, oltre a lealtà ed onore aggiungerei.

Ma poi queste indagini in corso per varia natura non sono affatto allettanti. Fin ora abbiamo casi in Piemonte, in Emilia, in Veneto, in Sicilia, oltre che a Roma. Dai rimborsi alle firme false, indagati per bancarotta e anche arrestati per rapina e sequestro di persona. Anche le “ultime” in Sicilia su Li Destri, cugino del rinviato a giudizio per associazione mafiosa, sono bocconi tosti da mandar giù.

Sarebbe stato molto più di buon senso non agitare queste bandiere da “demagogia all’ultimo stadio”. Il sistema giudiziario italiano, per come è conciato, impone il garantismo anche semplicemente di tipo strategico. Altrimenti i consensi accalappiati dietro queste parole d’ordine si rivolgono contro quintuplicati – storia politica italiana docet!

Anche sulle amministrazioni comunali, l’accusa di abuso d’ufficio è una cosa davvero assai consueta, e ciò va a favore della giunta Raggi ma anche di quella del povero Pizzarotti. E comunque lo Stato di Diritto è una cosa giusta e vale per tutti, Movimento 5 Stelle e avversari compresi.

Quello che resta è l’opportunità o meno di stringere certi rapporti, ed evitare certe mosse non proprio “cruciali”, come il giustizialismo “forcaiolo” e “parolaio”. Ma anche questa “finezza” è assai lontana dal panorama politico odierno. Infatti ci si preoccupa molto più dei problemi dei “potentati finanziari” e degli “istinti” più bassi del démos, piuttosto che di tirare fuori le qualità “migliori” del popolo italiano.

Roberto Siconolfi
Redazione

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