L’Europa non può imporci l’austerità: lo dice la storia, lo conferma la legge

di Redazione
9 Novembre 2016
Austerità, riforme, manovre “lacrime e sangue”. Queste le parole d’ordine di un’Europa sempre più tecnocratica e sempre meno democratica. Regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri – invece – gli strumenti giuridici utilizzati per mantenere gli Stati membri conformi al Sistema Europa.
Nessuna legge, dunque, perché non esiste una Costituzione europea; solo “regole” e “accordi” stipulati sulla base di Trattati pregressi e imposti “dall’alto” per tenere in piedi una creatura dall’aspetto ormai mostruoso: l’Eurozona. E se ciò non bastasse, c’è sempre la Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) pronta a supplire – a sua discrezione – le istituzioni europee. Ma tutto questo è “legittimo”? A quanto pare no. La dottrina della “sovranità limitata” (principio coniato nel 1968 dal leader sovietico Brežnev, all’epoca la guerra fredda) subordinava la sovranità di ciascun paese comunista agli interessi del blocco socialista. Essa prevedeva il dovere dell’URSS d’intervenire in caso di minaccia per i regimi socialisti. Alla stregua di tale dottrina, l’Unione Europea poggia la sua “sovranità limitata” sulla Banca Centrale (BCE). Il giornalista Pier Giorgio Gawronski su Il Fatto quotidiano scrive che “le Banche centrali sono nate unicamente per fare da ‘prestatore di ultima istanza’: garantire, cioè, la liquidità delle banche e dei titoli del debito pubblico. La loro garanzia impedisce alla radice il diffondersi del panico. Questo potere deve essere regolato affinché venga usato in modo pacifico nell’interesse generale. È troppo grave il rischio che cada in mano a fazioni politiche. Per questi motivi le banche centrali sono “indipendenti” dai Governi e persino – entro certi limiti – dai Parlamenti: hanno degli obiettivi statutari cui si devono attenere, ma nell’operatività sono autonome. L’unico contropotere è il Parlamento, che può sempre varare una legge per far cadere il Governatore e sostituirlo”.
Non così per la BCE. Nessuno può opporsi alle sue decisioni. Il Parlamento Europeo può solo rivolgere raccomandazioni, ma non può modificarne lo Statuto e le procedure di nomina del Consiglio direttivo, sancite dai Trattati europei (per modificarli ci vuole l’assenso di tutti i Paesi aderenti: praticamente impossibile).
Secondo l’art. 105, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione Europea, oltre all’obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi, il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) “sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità” agendo “in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.
Senza entrare nel merito dei compiti e delle funzioni della Banca Centrale Europea, la voce che più “preoccupa” è sicuramente quella che offre alla stessa Banca Centrale la possibilità di intrattenere relazioni operative con istituzioni e organi dell’Unione Europea, e al di fuori dell’Unione Europea, negli ambiti di competenza dell’eurosistema. Ciò vuol dire che la BCE è libera di intrattenere rapporti finanziari con partner che prescindono dall’Unione Europea. La stretta collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale ne è la conferma.
Sempre più palese, quindi, è il dominio della finanzia sui popoli (non più sovrani). A detta di molti critici, infatti, le famigerate banche d’affari americane (Goldman Sachs, JP Morgan e altre banche gemelle) controllerebbero anche le istituzioni politiche europee. Tuttavia non è un caso che Mario Monti e Lucas Papademos – entrambi economisti e primi ministri nei loro rispettivi Paesi – abbiano lavorato per le banche americane summenzionate. Sono tante le notizie che girano sul web e che i canali di informazione ufficiali non dicono. Tra esse spunta “la voce” che il sistema finanziario internazionale controlli partiti, sindacati, magistratura e informazione.
Queste affermazioni potrebbero non sembrare veritiere, ma ci sono segnali evidenti che dimostrano come il debito della maggior parte degli Stati membri sia andato sempre aumentando perché intrappolato in un sistema monetario che non consente di svalutare la propria moneta per avvicinarla all’economia reale, né di stamparne dell’altra per ossigenare famiglie e mercati.
In una condizione di strozzinaggio estremo è comprensibile che l’Europa, e soprattutto l’euro così come è stato concepito, diventi un incubo dal quale i cittadini vorrebbero fuggire (proprio come successo in Grecia). Non a caso il filosofo Diego Fusaro – sul Blog de Il Fatto Quotidiano – scrive che “l’Europa esiste unicamente come asservimento dei popoli e come dittatura della finanza: e questo nel quadro di un perverso sistema in cui a decidere non sono parlamenti e popoli sovrani, ma banchieri e finanza. […] Il sogno di Kant è sostituito dall’incubo dell’eurocrazia. […] Per imporre la schiavitù, il sistema moderno – scriveva il poeta Ezra Pound – utilizza il debito: il debitore finisce per essere asservito al creditore. […] L’usura ‘offende divina bontade’, scrive Dante nella Divina Commedia (“Inferno”, XI, vv. 95-96)”.
In breve, non si riescono a giustificare manovre di austerity sempre più pressanti, varate in nome di una finanza per nulla rappresentativa, che sempre più frequentemente tutela gli interessi dei banchieri, non certo quelli del popolo.
Come si fa, dunque, a reintegrare il sistema di democrazia diretta e a liberarsi del “Sistema Europa”? Ce lo dice la storia, lo conferma la legge. L’art. 12 della Magna Charta Libertatum, ovvero del provvedimento che il Re d’Inghilterra Giovanni Plantageneto (noto come Giovanni Senzaterra) fu costretto a concedere ai baroni del Regno, il 15 giugno 1215, per quanto ivi interessa, recitava: “No scutage not aid shall be imposed on our kingdom, unless by common counsel of our kingdom”, ovvero nessuna imposta può essere applicata dal Re se non è stata approvata dal concilio del Regno.
Questo principio è stato poi trasfuso nel principio americano “No taxation without representation“, nessuna tassa senza rappresentanza.
Lo stesso concetto ha dato poi il via alla guerra d’indipendenza che culminò, il 4 luglio del 1776, nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Esso, inoltre, ha permesso la nascita dapprima dello Stato liberale e poi di quello democratico e sociale. Nel nostro Stato il suddetto principio è stato codificato nell’art. 23 della Costituzione italiana secondo cui: “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.
L’interrogativo resta sempre lo stesso: avremo mai il coraggio di far valere, fino in fondo, i nostri diritti?
Giuseppangelo Canterino