Con l’elezione di Tajani il centrodestra (e Berlusconi) torna leader in UE

di Daniele Dell'Orco
18 Gennaio 2017

Ha sconfitto un altro connazionale, Gianni Pittella del Pd, nel ballotaggio finale per 351 voti a 282, ma l’elezione di Antonio Tajani come nuovo presidente del Parlamento Europeo rappresenta molto più che un semplice capolavoro di tattica del Ppe. Lui dedica il successo alle vittime del terremoto e del terrorismo. «Dobbiamo dedicare il nostro lavoro a tutti coloro che sono in difficoltà: questo è il messaggio migliore che possiamo dare», ma il vero vincitore è Silvio Berlusconi. «Siamo orgogliosi di rappresentare in Italia quest’area politica e siamo ben lieti che l’Europa ne abbia riconosciuto il valore», ha dichiarato il leader di Forza Italia. E non è un caso che il suo predecessore, Martin Schulz, abbia commentato: “Ho cominciato a lavorare con Tajani nel 1994 e la nostra relazione è stata caratterizzata da momenti più o meno felici: e il suo migliore amico politico non è certo il mio”. Un attacco frontale proprio a Berlusconi con cui, in più di un’occasione ha avuto da ridire.

La sua elezione, comunque, è arrivata al termine di un lavoro di alleanze tra i partiti indispensabile per raggiungere la maggioranza numerica. Dopo aver vinto le primarie interne al gruppo, Tajani ha lavorato attivamente con i suoi colleghi (tra i quali i forzisti Lara Comi, Elisabetta Gardini e Salvatore Cicu oltre al segretario Udc Lorenzo Cesa) per allargare l’alleanza ai liberali dell’Alde e al gruppo dei Conservatori e Riformisti di impronta cameroniana. L’Alde, è bene ricordarlo, è il medesimo partito in cui il Movimento 5 Stelle sarebbe dovuto confluire per bocca di Beppe Grillo non più tardi di una decina di giorni fa. A riprova dell’incompetenza politica del M5S basti considerare che se non avessero ricevuto un secco “no” da Verhofstadt, i grillini si sarebbero ritrovati a votare un uomo di Berlusconi come Presidente dell’Europarlamento.

Cosa cambia con Tajani in Europa? «Il Pse torna alla sua vocazione naturale: la minoranza», dicevano ieri alcuni deputati del Pd commentando la sconfitta di Pittella che ha rotto la Grosse Koalition con il Ppe che prevedeva l’alternanza (l’uscente Schultz è un esponente della Spd tedesca). Dunque il centrodestra nelle sue varie declinazioni torna a essere leader in Europa. Con i socialisti resta fuori la destra euroscettica nelle sue varie articolazioni che si chiamano Farage, Salvini e Le Pen.

«Credo nell’Europa, ma abbiamo bisogno di cambiare, abbiamo bisogno di un Parlamento forte, di un buon presidente, un buon portavoce che lavori per tutti, un presidente che non sia un primo ministro, ma che abbia esperienza per difendere la libertà del parlamento di fronte a Commissione e Consiglio», ha detto Tajani parlando in italiano, inglese, francese e spagnolo (lingua con la quale ha ricordato la difesa dei posti di lavoro di una fabbrica a Gijón che gli ha intitolato una strada). Crescita, occupazione, sicurezza e immigrati le quattro priorità europee messe sul tavolo.

È presto per dire che è finito lo strapotere tedesco, ma si può già dire che sicuramente con Antonio Tajani i parlamentari europei hanno scelto un europeista convinto, sempre pronto alla trattativa. Il principio-guida è semplice e diretto «non siamo sempre d’accordo, ma tutti ci rendiamo conto che dobbiamo trovare soluzioni». Sarà anche per questo che tra i primi oppositori alla sua nomina c’è Matteo Salvini: “La Lega – ha detto il segretario del Carroccio, si è rifiutata di votare due servi dello stesso padrone tedesco. Tajani? Macché italiano. È solo l’ennesimo domestico al servizio della Merkel. Pur di portare a casa la poltrona europea – prosegue Salvini -, Fi ha chiesto e ottenuto i voti degli amici di Monti e di Prodi, dei difensori dell’euro, delle banche e dell’immigrazione di massa che stanno massacrando l’Italia. Se il buongiorno si vede dal mattino, tanti saluti a Forza Italia. Chi difende quest’Europa e l’euro fa il male dell’Italia e non sarà alleato della Lega”.