Legge elettorale: col proporzionale tedesco i grandi fanno fuori i piccoli
29 Maggio 2017
Ritorno al proporzionale: le chance che la riforma del sistema elettorale consegni all’Italia un modello in stile tedesco continuano a salire. In avvio di una settimana chiave, con l’inizio delle votazioni in Parlamento sulla legge elettorale e la direzione del Pd in agenda per martedì, Matteo Renzi scopre le carte e dichiara di ritenere possibile un accordo con Forza Italia e M5S su un modello proporzionale, che abbia però una soglia di sbarramento al 5%. Gli azzurri hanno fatto già sapere di essere della partita e oggi è toccato agli elettori pentastellati suggellare, con 27.473 mila sì contro appena 1.532 no, il via libera arrivato dai vertici nei giorni scorsi. Niente “compromessi” e niente “mercato delle vacche”, avverte però Beppe Grillo pubblicando il verdetto online: gli elettori devono poter scegliere di essere governati dal M5S o dall’asse Pd-Fi. E il sistema che meglio garantisce la trasparenza è appunto il tedesco. Un proporzionale puro con una soglia di sbarramento al 5 per cento. E questa soglia è una degli aspetti su cui si tratta con l’ipotesi di scendere al 4 o al 3 per cento. L’elettore si vede consegnare due schede.
Al momento in Italia si parla di scheda unica e si chiede di introdurre il voto di preferenza nella parte proporzionale: quella che determina il numero dei seggi da assegnare. I tedeschi usano anche un’altra scheda per votare un candidato in un collegio uninominale maggioritario. Per rispettare la proporzionalità, infine, i seggi del Bundestag sono variabili.
Beppe Grillo riprende così spazio su una scena che altrimenti rischiava di essere interamente occupata dal segretario Pd e dal Cavaliere e avvicina un’intesa, che se confermata nelle aule parlamentari, potrebbe accelerare la fine della Legislatura portando il Paese alle urne in autunno, come testimoniano le fibrillazioni che sono già emerse in occasione dell’esame dei nuovi ‘voucher’. Calendario alla mano, Grillo fissa anche una data per le elezioni: il 10 settembre, prima che deputati e senatori possano incassare “la pensione da privilegiati”.
Matteo Renzi ci tiene a sottolineare come la scelta di sostenere un sistema proporzionale non sia mai stata la prima opzione ma anche come sia stato il Capo dello Stato a chiedere alle forze politiche di trovare un accordo sulla legge elettorale: i Democratici quindi – è la replica – mantengono un impegno verso il Colle, considerato vincolante. E ragiona, cercando di rassicurare gli interlocutori, nel caso di elezioni anticipate a settembre non ci sarebbe da temere per la solidità dei conti pubblici: la manovra economica, che è all’esame del Parlamento fra ottobre e dicembre, potrà essere approvata – dice Renzi – dal nuovo Esecutivo. Certo, ammette, ci vuole prudenza e, guardando al dopo voto, spiega come nessuno scenario sia da escludere, larghe intese comprese.