Le province e i finti tagli della politica

di Francesco Giubilei
8 Gennaio 2017

Oggi si vota per rinnovare il consiglio ed eleggere il presidente di una trentina di province eppure la maggioranza degli italiani non è conoscenza di queste elezioni e una parte consistente del paese pensa le province siano state abolite. Perché così doveva essere ma non è stato e si è preferito realizzare la solita riforma a metà che, invece di portare benefici, ha peggiorato la situazione. In nome del risparmio e dei tagli, dopo i tentativi dei governi Monti e Letta di abolirle, con la riforma Delrio (legge 56 del 2014) le province sono diventate “enti di area vasta” e l’elezione del presidente e del consiglio provinciale avviene direttamente da parte dei sindaci e dei consiglieri dei comuni.

Una riforma che non solo esclude i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti ma favorisce giochi di palazzo e inciuci.

Se dati alla mano la spesa delle province è passata dai 7,5 miliardi del 2013 a 4,8 nel 2016 con la previsione di 750 miolini di tagli per il prossimo anno, resta comunque un costo notevole per le casse dello stato. Soprattutto perché ad oggi le province mantengono le stesse funzioni che in passato (occupandosi per esempio della gestione di buona parte della rete stradale e delle scuole).

Il taglio dei contributi da parte dello stato ha però messo in grave difficoltà i bilanci delle province che lo scorso anno, insieme alle regioni e ai comuni, hanno usufruito dei 960 milioni stanziati nella legge di Bilancio per gli enti locali, un contributo non previsto ma fondamentale per permettere di chiudere i conti.

L’obiettivo dei presidenti di provincia è riuscire ad ottenere l’annullamento dei tagli previsti per il 2017 attraverso l’Upi (Unione province italiane) che, insieme ai principali sindacati, sta realizzando pressioni per la realizzazione di un decreto legge che aumenti i fondi destinati agli enti.

Ancora una volta è mancato il coraggio di tagliare i costi della spesa pubblica, snellire la macchina dello stato eliminando enti le cui funzioni possono essere ridistribuite a comuni e regioni.