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Le Ong che non accettano il codice di comportamento sono contro l’Italia

Redazione di Redazione, in Politica, del

L’opera di informazione effettuata negli ultimi mesi, sulla questione immigrazione, è riuscita ad ottenere degli effetti “indiretti” se non addirittura “diretti” sulle istituzioni. Se da un lato, finalmente, abbiamo avuto il primo Procuratore, Zuccaro, che ha denunciato delle illegalità, la pressione informativa, al di fuori del mainstream mediatico, ha ottenuto l’approvazione di un codice di comportamento per le ONG. Di una pressione al di là delle verità “ufficiali” si deve parlare, in ragione al fatto che il pensiero unico e il politicamente corretto impongono il divieto verso chi, dotato di un minimo di coscienza critica, non può non vedere le evidenti illegalità compiute da ONG, scafisti, associazioni di terzo settore e negrieri di ogni specie sulla questione immigrati. In sostanza chi ha delle cose sensate da dire a riguardo, sui media non ci va proprio, non ci può andare e se lo fa viene ostracizzato.

Innanzitutto andiamo a chiarire brevemente cosa sono le ONG, alla lettera Organizzazioni Non Governative. Esse sono delle organizzazioni senza fini di lucro, di solito non finanziate, supportate da donazioni e gestite da volontari. Esse si occupano di una vasta gamma di operazioni riguardo: pace nel mondo, ambientalismo, informazione, progresso e diritti di vario tipo come immigrazione e omosessualità. Esse sono per loro essenza sganciate dalla legislazione degli stati nazionali, e sono “solo” menzionate dall’ONU riguardo poteri a carattere consultivo. Il termine stesso ONG, è entrato nel dibattito pubblico e presentato dalla vulgata mediatica come un qualcosa di angelico, dorato un po’ come i camuffamenti dei concetti tutt’altro che positivi che esse stesse appoggiano. Sul caso in questione abbiamo, tra le altre, una continuazione dell’assoggettamento dei popoli africani con le armi del volontariato e con quelle di uno sciacallaggio costante attuato dall’immigrazione (deportazione) organizzata nello già disastrato tessuto sociale italiano ed europeo. Il collante ideologico delle ONG è un certo cattolicesimo sociale, anche degenerato per certi versi, e un tardo terzomondismo e pseudo marxismo, incapace di vedere, nelle ipotesi di buona fede, la violazione del diritto dei popoli ad autodeterminarsi, non a vivere in altri stati, e le nuove contraddizioni di classe provocate dal fenomeno immigratorio.

Tornando a noi, il Viminale ha approvato, molto probabilmente anche per la spinta sub mediatica sopraindicata, un codice di comportamento per le ONG sulla vicenda “migranti”. Il codice si compone di diversi punti e ne è stata approvata una seconda versione corretta in due questioni molto discusse: la presenza della polizia a bordo delle navi e il divieto di trasbordo dei migranti su altre unità. Proprio riguardo a queste le disposizioni dicono che le ONG sottoscrivano “l’impegno ricevere a bordo, per il periodo strettamente necessario, su richiesta delle autorità nazionali competenti, ufficiali di polizia giudiziaria affinché possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani, senza recare ostacolo alle attività umanitarie”. Sulla questione trasbordo si chiede l’impegno “a non trasferire le persone soccorse su altre navi fatta eccezione per i casi richiesti dal competente MRCC” (il Centro di coordinamento marittimo), e solo “sotto il suo coordinamento”. Riguardo quest’ultimo le ONG dovranno “osservare l’obbligo previsto dalle norme internazionali di tenere costantemente aggiornato il competente MRCC” e cooperarvi “eseguendo le sue istruzioni ed informandolo preventivamente di eventuali iniziative intraprese autonomamente perché necessarie ed urgenti”.

Riguardo invece i rapporti con la Libia si dispone che le ONG non entrino in acque libiche “salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata” e che siano da ostacolo per le “l’attività di search and rescue da parte della Guardia costiera libica”. Sempre sul rapporto con gli Stati vanno costantemente comunicate tutte le attività anche alle “competenti autorità dello Stato di bandiera”. Ancora, nei rapporti con questi le navi dovranno informare quello di riferimento quando ci si appresta a soccorrere al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita. Infine, sempre sulla cooperazione con le autorità, quelle di pubblica sicurezza del luogo in cui è previsto lo sbarco, le ONG dovranno attenersi ad essa in modo “leale”.

Per quanto riguarda le segnalazioni le ONG dovranno “rispettare l’obbligo di non spegnere o ritardare la regolare trasmissione dei segnali Ais (Automatic identification system) e Lrit (Long range identification and tracking)”. E non potranno “effettuare comunicazioni o inviare segnalazioni luminose per agevolare la partenza e l’imbarco di natanti che trasportano migranti, fatte salve le comunicazioni necessarie nel corso di eventi Sar”. Questo punto è fondamentale per scongiurare la tanto mistificata “deportazione organizzata” dall’Africa in Europa.

Infine gli articoli regolamentano anche riguardo i finanziamenti, è richiesto infatti “l’impegno a dichiarare, conformemente alla legislazione dello Stato di bandiera, alle autorità competenti dello Stato in cui l’Ong è registrata tutte le fonti di finanziamento per la loro attività di soccorso in mare e a comunicare, su richiesta, tali informazioni alle autorità italiane nel rispetto dei principi di trasparenza”. E anche questo articolo è fondamentale per un’accurata tracciabilità del flusso di denaro, soprattutto in virtù di uno smascheramento di taluni magnati della finanza internazionale. Tutte le ONG, inoltre, dovranno attestare “l’idoneità tecnica, relativa alla nave, al suo equipaggiamento e all’addestramento dell’equipaggio, per le attività di soccorso”.

Come vediamo, un’opera di regolamentazione è necessaria, anche se potrebbe essere comunque limitata per il fatto che molte di queste ONG agiscono come dei veri e propri gangsters delle acque internazionali. Ricordiamo la vicenda recente della Juventa, la quale ha chiesto il dissequestro della nave dopo le evidenti prove fotografiche raccolte dalla GdF. Noi conosciamo le lungaggini del sistema giudiziario italiano e certa prassi giustificazionista fuori luogo della magistratura soprattutto in presenza di organizzazioni “fortemente” criminali. Prassi, questa, ampiamente supportata, visti gli argomenti in questione, dal clima ideologico sinistroide in corso. Tra i contestatari del provvedimento “Medici Senza Frontiere” tra l’altro già sotto inchiesta per irregolarità sulla vicenda. “Save the Children” e il “MOAS”, invece, hanno firmato l’accordo e speriamo che non sia in atto una sorta di accontentamento delle istituzioni italiane, visto che già una buona parte dei traffici sono stati svolti. Ricordiamo che il “MOAS” è finanziata dalla Open Source Society, la “multinazionale umanitaria” di George Soros, così come lo sono ONG rinomate in altri campi come “ARCI” e “Antigone”.

Roberto Siconolfi

 

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