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La Meloni e i suoi giovani sospesi tra Usa, Dc e… Cuba

Redazione di Redazione, in Politica, del

Alla festa di Fratelli d’Italia, “Atreju”, la Meloni ha proposto l’idea di un soggetto politico-culturale “sovranista” e “conservatore”, un progetto di destra “aperta” e “plurale” che mi vede personalmente d’accordo, ma le aperture molto discutibili della leader di FdI a Fitto e Sgarbi non sono piaciute alla “base giovanile” del partito. Fitto oscilla tra un liberismo conservatore da “Tory” britannico, e reminescenze neodemocristiane; pensare di candidare alle prossime elezioni europee Fitto, sperando ch’egli possa rappresentare le istanze “sovraniste”, appare un salto decisamente audace. In quanto a Sgarbi potrebbe essere una risorsa, ma se ha il merito, per esempio, d’aver dedicato una strada a Giorgio Almirante definendolo “patriota”, sul caso del sindaco di Riace, ha delle posizioni inconciliabili con la destra social – nazionale. Al di la di Fitto e Sgarbi, c’è una parte dei militanti di Fratelli d’Italia, che sta manifestando evidenti segni d’insofferenza per quella che percepiscono come una deriva “libaral-borghese” del partito.

È soprattutto l’ambiente giovanile – studentesco, legato a Gioventù Nazionale, che ha protestato rumorosamente contro la nuova linea del partito indicata ad Atreju, e proprio in queste ore sta infiammando all’interno del partito una forte polemica, in quanto, sulla pagina ufficiale di Gioventù Nazionale Roma, è stato pubblicato un post celebrativo della figura del rivoluzionario comunista cubano Che Guevara, seguito da un comunicato ufficiale, vagamente delirante, a firma di Francesco Todde, Presidente di Gioventù Nazionale Roma. La “ragazzata” di Gioventù Nazionale Roma, ha probabilmente anche lo scopo goliardico di attirare su di sé i riflettori per avere il quarto d’ora di celebrità profetizzato da Andy Warhol e inverato dai social, ma sotto sotto c’è un tentativo d’incalzare il partito percepito come troppo liberaleggiante, incravattato e imborghesito. Un problema dentro FdI, c’è, basti pensare al recente incontro tra il Ministro Salvini e la leader del Rassemblement National Le Pen, dove si è progettato un Fronte della libertà contro l’euromondialismo, e dove pesava come un macigno, l’assenza della Meloni, soprattutto considerando che il convegno si è tenuto in una sede dell’UGL, sindacato vicino a FdI. Gli attacchi di FdI alle politiche economiche del governo grillo-leghista, percepito come “assistenzialista” o addirittura “comunista”, infastidiscono non poco quella componente della “destra sociale” che si rende conto che questi attacchi finiscono per tirare acqua al mulino dei tecnocrati di Bruxelles che stanno cercando di rovesciare l’unico governo sovranista-populista italiano da tempi immemori e, per adesso, alternative a questo governo non sembrano esserci.

Insomma la “destra sociale” non può restare una “frase magica” da esibire in campagna elettorale, ma deve avere un progetto economico-sociale preciso che al momento non ci sembra che FdI abbia. Ma tra essere “sociali”, ed esaltare Guevara, lo scarto è enorme. La questione però, non è nuova, bensì, un antico e insidioso vizio che una certa destra tende ad avere, quella del gusto provocatorio all’eresia a tutti i costi: già il Fronte della Gioventù negli anni Settanta e la corrente “rautiana” del MSI, avevano tentazioni eretiche e sincretiche, e in tempi recenti, ambienti come CasaPound e il giornale telematico L’Intellettuale Dissidente, hanno in parte “rivalutato” la figura del Che. Insomma, c’è chi “a destra”, mostra una certa stima per il personaggio. Ma essere sociali non significa avere legami, neppure indiretti, con il socialismo – comunismo, e mi chiedo perché tra tanti simboli, rivoluzionari, martiri, eroi e patrioti, italiani e internazionali, legati alla destra, si debba finire per rovistare tra quelli della sinistra. La destra così appare paradossalmente tirata per due opposte derive, quella ancora all’ombra di un Berlusconi al tramonto politico, e sognante una “rivoluzione liberale”, con vaghe sbandate americaneggianti e trumpiane, e dall’altra parte, le puerili tentazioni di contaminazioni ideologiche con il rivoluzionarismo marxista e le scivolate esotiche cubane. Sono due errori speculari, entrambi da evitare, rimando saldamente nel solco della tradizione italiana di una destra nazionale.

Gianluca Donati
Redazione

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