La destra italiana impari dalla politica francese

di Francesco Giubilei
28 Novembre 2016

La vittoria alle primarie del centrodestra francese di Fillon nasconde una serie di lezioni politiche che la destra italiana farebbe bene a interiorizzare prendendo esempio dai colleghi d’oltralpe che, dopo la vittoria di Hollande alle elezioni del 2012, hanno saputo riorganizzarsi presentandosi con un candidato credibile alla tornata elettorale della prossima primavera.

La destra francese si presenta così con due candidati, da un lato Marine Le Pen, leader del Front National, formazione di destra vicina a posizioni sovraniste e antieuropee, dall’altro François Fillon nuovo leader di Les Republicains, partito di centrodestra fondato nel 2015 dalla riorganizzazione dell’Ump.

Il primo dato da sottolineare è la decisione di istituire le primarie per eleggere il leader del partito, una possibilità in Italia spesso invocata e paventata per votare i leader del centrodestra ma mai realmente vicina alla realizzazione. Al primo turno hanno votato più di quattro milioni di cittadini eliminando la candidatura –questo è un secondo dato importante – dell’ex presidente della Repubblica Sarkozy sancendo la sua fine politica e una cesura con il passato. Eppure era stato lo stesso Sarkozy a dare il nome al nuovo partito e a volerne fortemente la costituzione. La presenza di due grandi partiti di destra e centrodestra con alcuni punti in comune nei programmi ma anche una forte differenziazione su alcuni temi centrali come l’economia e l’Europa, è un elemento di semplificazione che evita la dispersione di voti e la possibilità di incedere fattivamente nella politica del paese con la concreta possibilità di avere una destra di governo.

L’accettazione del voto popolare senza minaccia di ricorsi, scissioni, formazione di nuovi partiti con il risultato di generare frammentazione, rischio concreto nel caso di primarie del centrodestra in Italia, è significativo della differenza tra la politica nostrana e quella francese.

Infine la vittoria di Fillon dimostra la scelta di un candidato governativo con già alle spalle esperienza politica (è stato l’ex premier di Sarkozy) con un programma liberal-conservatore che, se da un lato auspica tagli al settore pubblico, dall’altro è deciso su tematiche identitarie e religiose.

Fervente cattolico, Fillon vuole una revisione dei matrimoni omosessuali e alla vittoria delle primarie ha subito chiarito quale sarà la posizione del suo governo in caso di vittoria alle elezioni: “difenderò i valori della Francia”.

Francesco Giubilei