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Il lento declino della terza carica dello Stato

Redazione di Redazione, in Politica, del

Addio alto profilo, rispetto per l’istituzione e aura di super partes: il Presidente della Camera dei Deputati non esiste più. Come riporta Francesco Curridori su IlGiornale.it, il Presidente della Camera è un ruolo istituzionale e chi lo ricopre, solitamente abbandona gli incarichi di partito per assumere, appunto, un aplomb istituzionale, al di sopra delle parti. Ed è così, nel 2001, dopo la vittoria del centrodestra che riporta Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, Pier Ferdinando Casini lascia la guida del suo partito per accasarsi a Montecitorio. Marco Follini diventa prima segretario dell’Udc e, poi, dal 2004 vicepremier. Da quel momento Casini e Follini giocheranno in tandem per “puntellare”, o meglio martellare il governo. “L’Udc sta facendo molti errori. Casini? Non sa dove andare, si trova in mezzo al guado“, dirà Berlusconi sempre più infastidito dai continui distinguo dell’allora presidente della Camera.

Sempre nell’ambito del centrodestra una storia simile fu quella che coinvolse Gianfranco Fini che, dopo aver cavalcato l’onda del giustizialismo e aver fatto cadere il quarto governo Berlusconi nel 2011, è finito egli stesso nel tritacarne dei processi per colpa della famosa casa di Montecarlo. Resterà indelebile nella memoria della cronaca politica la direzione del Pdl dell’aprile 2010 in cui Fini viene ripudiato come presidente della Camera e come alleato di governo. “Se vuole fare delle dichiarazioni politiche, prima si dimetta dalla presidenza della Camera”, sentenzierà Berlusconi. Una frase a cui Fini replicherà con l’ormai notissimo: “Che fai? Mi cacci?”.

Anche la sinistra ha i suoi autorevoli esempi. Dallo scontro Bertinotti-Prodi alle ormai celebri prese di posizione di Laura Boldrini, che rivendicò addirittura un presunto “diritto d’ingerenza umanitaria” quando c’era da attaccare le prese di posizione governative su migranti e diritti civili. Roberto Fico, l’ultimo in ordine di tempo, sembra aver raccolto alla perfezione il testimone dei predecessori, svuotando di significato la terza carica dello Stato.

“I porti non li chiuderei, servono cuore e testa”, ha detto durante l’ultima visita a sorpresa nell’hotspot in provincia di Ragusa. Dal Viminale è arrivata la reazione ufficiale del governo. “Un suo punto di vista personale”. Silenzio ufficiale da parte dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio. Che però un retroscena dell’Ansa dà sulla stessa linea d’onda di Salvini.

Da Pontida, il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli è stato invece meno contenuto: “Fico pensi a fare il presidente della Camera, a farla funzionare bene e a lavorare un po’ di più”. La questione di fondo resta di importanza capitale: i ruoli istituzionali hanno ancora senso?

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