Il laboratorio umbro per la nascita di un Ulivo 2.0

di Federico Bini
24 Settembre 2019

Un tempo il laboratorio della politica nazionale era la Sicilia che con i suoi “milazzismi” resta tuttavia un unicum nella storia politica italiana. Oggi invece si guarda con un certo interesse a quello che sta succedendo in Umbria.

L’asse tra PD e M5S a Roma sta diventando alleanza anche nei territori. Dopo il “giro di valzer” del M5S con la Lega, pare che abbiano trovato nei loro vecchi nemici i nuovi alleati con cui estendere l’alleanza governativa. È presto dire se funzionerà o a chi gioverà (sicuramente al PD) ma è significativo che un movimento prima, partito oggi, come i 5S che tra le sue prerogative aveva quella di non allearsi se non con liste civiche locali, si appresti a fare un passo politico che avrà ripercussioni in ogni realtà regionale aprendo scenari inediti dalla Campania alla Puglia.

Quelli che l’altro mese dicevano che non volevano allearsi con il “partito di Bibbiano” adesso usano come escamotage il “patto civico”. Meno politici più civici. Meno partiti più società civile. Ovviamente è tutto uno stratagemma che ha due finalità: impedire a Salvini di sfondare nelle regioni rosse, rischiando di compromettere la stabilità del Conte II che rischierebbe altrimenti di fare la fine del D’Alema del ’99 e riuscire a conquistare per i 5S le prime regioni che vanno al voto, dopo aver sfiorato la vittoria con Cancelleri in Sicilia.

In Umbria, dove il centro-destra a trazione Lega ha da mesi inaugurato la campagna elettorale, ha in Donatella Tesei la candidata a governatore e fino ad oggi era data da tutti come vincente.

La carta di una coalizione unita tra PD e M5S rischia di rovinare i piani di Via Bellerio e consentire al nuovo csx di partire quantomeno alla pari. Dopo diverse rinunce – la cui vera ragione stava nella difficoltà di vincere dopo gli scandali e prepararsi alla sfida elettorale in poco più di un mese – i due schieramenti hanno trovato la sintesi in Vincenzo Bianconi, presidente di Federalberghi Umbria che in una intervista a Repubblica ha detto: “Spero di essere un apripista”.

Fa tuttavia impressione leggere le dichiarazioni dei vertici nazionali e locali del PD che parlano di rinnovamento, di svolta e di cambiamento di una regione che fino a l’altro giorno l’anno gestita come un feudo privato distruggendo la sanità e facendo della macchina amministrativa e pubblica il braccio armato e clientelare del partito.

Non è un caso che la crisi politica e giudiziaria che si è aperta in Umbria parta proprio dalla mala gestione della sanità e della sua governance.

Ma come può quindi il partito dei 5S che si definisce dalle “mani pulite” e urla “onestà, onestà” andare a braccetto con quelli che hanno distrutto l’Umbria? (Per Di Battista avevano anche distrutto l’Italia. E ripeteva come un mantra che se il M5S si fosse alleato con il PD lui sarebbe uscito. Siamo in attesa delle sue dimissioni, che non avverranno in quanto la coerenza non è di casa in politica e in particolar modo tra i caudilli 5S)

Proprio sul blog dei grillini c’è una pagina con uno Zingaretti in difficoltà che si asciuga la fronte e campeggia una grande scritta rossa “Scandalo PD. Per eliminare le liste d’attesa staccavano i condizionatori”.

Non ho mai creduto alla finta morale dei 5S in quanto diffido sempre dei puritani, e come diceva Pertini “nella guerra tra puri c’è sempre uno più puro che ti epura”, tuttavia non credevo che un partito che voleva fare la rivoluzione finisse così palesemente alleato di chi rappresenta il massimo della conservazione, del potere e della lottizzazione.

Il quadro politico umbro, per quanto possa apparire prematuro e delicato può essere la base per la nascita di un nuovo grande fronte progressista, sponsorizzato da uomini del PD come i ministri Boccia e Franceschini nel tentativo di

ricreare un Ulivo 2.0 con alla base i seguenti punti: giustizia sociale, ambientalismo, patrimoniale, immigrazione…

Certo viene spontanea la domanda: chi sarà il nuovo Prodi? Forse il premier Giuseppe Conte che ultimamente passa dalla festa di Articolo 1 “dichiarandosi di sinistra”, al raduno di Atreju dicendo che “il PD non l’ha mai frequentato”, fino al raduno della CGIL di Lecce dove ha ricevuto applausi e attestati di stima. Insomma, si fa concavo e convesso a seconda delle situazioni.

Un Conte in ascesa, un nuovo Prodi, che guarda chissà al Quirinale, ma che rischia di essere d’intralcio ai piani di Salvini e soprattutto di Renzi che sogna in segreto il gran ritorno e la sua rivincita.