Il bambino migrante e il no alle grandi navi: Banksy scuote Venezia

di Marco Mestriner
27 Maggio 2019

L’artista inglese Banksy questa volta ha scelto Venezia come palcoscenico per la sua arte di strada. Ancora una volta accendendo i riflettori su temi di denuncia sociale, in particolare sul tema dell’immigrazione e quello dell’ambiente.

Durante l’apertura della Biennale, lungo un canale nel sestiere di Dorsoduro, è apparso un graffito raffigurante un bambino con addosso un giubbotto di salvataggio che impugna una torcia quale segnale di emergenza.

L’opera, ribattezzata “Naufrago Bambino” è stata disegnata a filo d’acqua, sulla facciata di un palazzo della città, con la minaccia incombente dell’alta marea quale metafora della sopravvivenza del piccolo migrante.

Da poco è stata messa in scena una seconda performance. Questa volta non un murales bensì una composizione di quadri che, formando un’unica immagine, raffigurano una nave da crociera che naviga tra le acque di una Venezia antica fra le tipiche imbarcazioni a remi giganteggiando sul profilo di Piazza San Marco.

L’installazione, denominata “Venice in Oil” è stata prontamente sgomberata dalla Polizia Locale perché sprovvista di qualsiasi permesso. Tra le persone che esponevano l’opera non è chiaro se ci fosse lo stesso Banksy oppure se i presenti fossero tutti dei collaboratori, infittendo ulteriormente il mistero sulla sua vera identità.

La rivendicazione della paternità delle opere è avvenuta attraverso il profilo Instagram ufficiale dell’artista, unitamente alla critica di non essere stato invitato alla prestigiosa Biennale d’Arte.

“Despite being the largest and most prestigious art event in the world, for some reason I’ve never been invited”.

Il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha subito replicato invitando in Municipio il writer più famoso del mondo.

Nel frattempo il palazzo in cui è comparso il graffito del bambino migrante è già stato messo in vendita a cifre da capogiro.