Identità italiana: il nuovo progetto di Nazione Futura

di Redazione
16 Ottobre 2019

Giovedì 17 ottobre alle ore 18 a Milano all’Arti e Mestieri verrà presentato il nuovo progetto “Identità italiana”, abbiamo intervistato Massimo Suppancig, curatore dell’iniziativa.


Quali sono le fasi e i passaggi successivi di questo progetto?
Sarà creato un sito ad hoc con campagne di sensibilizzazione attraverso i canali social, si costituirà un comitato scientifico, verranno proposti incontri a livello nazionale, oltre che seminari e corsi per approfondire e studiare il concetto di “italianità”. Successivamente ci si concentrerà sulla pubblicazione di scritti e saggi sul tema, affidandoli a studiosi esperti e a giovani menti; nel progetto è inoltre prevista la creazione di un “Dizionario dell’italianità”.

Cosa significa per lei “identità italiana”? Quali sono, secondo lei, gli elementi che costituiscono l’italianità?
L’identità di un Paese è composta dalla provenienza e dalle esperienze passate di un gruppo di persone in un determinato territorio. Per l’Italia vige lo stesso discorso, parliamo quindi delle caratteristiche che negli scorsi 2000 anni, attraverso varie vicissitudini, hanno fatto sì che “il carattere italiano” si esprimesse e cristallizzasse in alcuni tratti. Gli italiani sono un popolo versatile e pieno di creatività, con una spiccata attitudine alla ricerca e alla scienza, con una storia di artigianato indiscutibile, lavoratori stacanovisti, persone con eloquenza e gestualità espresse con gentilezza ed educazione.


Secondo lei concentrarsi sul riconoscere questi elementi potrebbe essere utile al fine di riconquistare un senso di nazionalità che si va sempre più smarrendo con il dilagare della globalizzazione?
Sono del parere che in altre Nazioni il senso di nazionalità non si va smarrendo, anzi, si assiste per lo più a movimenti di persone che apprezzano e riescono ad assorbire prolificamente le abitudini e gli usi dei Paesi con cui si integrano. Purtroppo reputo che in Italia, proprio per il senso di smarrimento e disorientamento riguardante la nostra identità nazionale, ci si stia muovendo, come in altri campi, in modo scomposto, non consono alla nostra tradizione.


Ci può fare un quadro generale di quello che è il progetto di Identità italiana?
Il progetto si propone di definire e diffondere  un messaggio positivo riguardo le caratteristiche del nostro essere italiani per riconquistare consapevolezza e ricominciare ad agire con modi e attitudini italiane. Alcuni dei nostri punti di forza purtroppo si stanno trasformando in punti di debolezza, come ad esempio la versatilità in dispersività, la bella gestualità in volgarità, la gentilezza in maleducazione; inoltre stiamo perdendo la nostra tradizione artigianale e la nostra proverbiale creatività.
Sono convinto che in questo momento storico ci sia bisogno di un’Italia propositiva e proattiva, e questi obiettivi sono raggiungibili solo ed esclusivamente se tutti ci impegneremo per riappropriarci di quelle caratteristiche che sono nostre, comportandoci quindi di conseguenza.
Il mondo sta vivendo una fase di rinascita e ad oggi questo sta accadendo senza il contributo fondamentale di un Paese come il nostro. Nei secoli scorsi l’Italia ha fornito un enorme contributo all’evoluzione, pensiamo solo agli anni del boom economico durante il quale la Nazione ha inondato il mondo con tendenze, con prodotti in tutti i segmenti, design industriale, automobili, moda, cibo, e pensiamo al cinema che ancor oggi viene preso a mo’ d’ispirazione. Dobbiamo riconquistare i nostri valori per poter esternare nuovamente la nostra identità; Identità italiana si propone di costruire una base e una visione da cui ripartire per rimettersi in moto. 


Come crede che sarà accolto il progetto?
Per ora posso solo dirle come viene effettivamente accolto: essendo un progetto estremamente estroverso e propositivo, le reazioni sono molto positive; emerge chiaramente come sia fondamentale per noi il concetto di globalizzazione e dialogo con altri Paesi, ma per un dialogo costruttivo è necessario diventare un interlocutore conscio di quello che si è e che si rappresenta. Per raggiungere ciò c’è bisogno che noi tutti ci si svegli ogni mattina senz’altro consci dei nostri limiti, ma anche un minimo contenti e magari un po’ fieri di quanto di bello rappresentiamo, come succede agli abitanti degli altri Paesi, che siano francesi, americani, tedeschi, olandesi o giapponesi.


Nel progetto è prevista anche la creazione di un Dizionario dell’italianità. Potrebbe dirci quali sono, per lei, i lemmi che dovrebbero essere i più rappresentativi per la Nazione?
Mi vengono in mente le parole partecipazione, coesione, evoluzione.

Secondo lei come si relazionano i Paesi nei confronti dell’Italia e dei suoi abitanti? Come siamo percepiti e come ci percepiamo?
A questa domanda saremo presto in grado di rispondere dato che sarà un punto fondamentale di analisi del nostro progetto. Siamo fermamente convinti che la percezione che noi italiani abbiamo di noi stessi e quella che tutto il resto del mondo ha di noi differiscano sensibilmente.


Quali sono i punti deboli della coesione dell’identità nazionale?
Dalla costituzione del regno d’Italia ci sarebbe stato bisogno “di un momento di riflessione interna” aperto e democratico per costruire, attorno al concetto d’italianità, solide fondamenta, tali da garantire crescita, prosperità e sviluppo a uno Stato molto giovane e a un popolo che, portatore di molteplici virtù, avrebbe avuto estremo bisogno di solidi principi per mantenere una sua stabilità. La mancanza di fondamenta solide ha poi purtroppo fatto sì che le crisi industriali, finanziarie e politiche susseguitesi negli ultimi anni cancellassero i temporanei effetti positivi creatisi con il boom economico del Dopoguerra, facendo scivolare il Paese in un vero e proprio ciclo di regressione, scatenando una profonda crisi sia istituzionale che economica: sfiducia, scetticismo, e crisi d’identità.

Il nostro progetto vuole invitare gli italiani e l’Italia a prendersi un po’ di tempo, quel giusto tempo necessario per creare una base di consolidamento. Solo se riusciremo a fare ciò saremo in grado di muoverci per ottenere gli obiettivi di benessere prefissati, e cioè iniziare la sburocratizzazione del Paese e a presentare i nostri prodotti, i nostri mestieri, i nostri siti d’arte – sia storici che turistici – in modo consono, cosa che oggi non accade.

Basta pensare che il Louvre incassa da solo 205 milioni di euro l’anno, mentre tutti i musei italiani assieme arrivano a 200. Il Met di New York incassa 70 milioni di dollari l’anno di merchandising! Abbiamo quello che all’estero chiamano “the italian way” e non sappiamo più valorizzarlo.