I “Colloqui sulla democrazia” e l’Europa al cospetto delle grandi potenze

di Redazione
14 Giugno 2019

Roma, giovedì 13 giugno. Prima edizione dei Colloqui sulla democrazia: a ospitare l’evento, il Centro Studi Americani con il patrocinio dell’Ambasciata statunitense. Tra i promotori, la società di relazioni istituzionali Utopia, Nuova Comunicazione, l’Istituto Cattaneo, lo studio di comunicazione The Skill. Media partner, invece, la rivista Formiche.

La giornata è stata suddivisa in tre panel, ognuno con un tema portante e con ospiti di calibro nazionale e internazionale. Tutto è stato curato fin nei minimi dettagli, a partire dalla predisposizione della sala come fosse una piccola agorà, proprio per richiamare alla mente il concetto di democrazia in senso stretto.

Dalle 10.30 in poi, nella prima parte della mattinata, il dibattito si è concentrato sui nuovi scenari internazionali, in cui a diffondersi sono state ideologie sovraniste e populiste, che hanno portato a un ripensamento della globalizzazione e della sua utilità. A prendere parola sono stati Carla Ruocco, Alessandro Alfieri, Andrea Orsini, Sandro Gozi, Paolo Messa e Giorgio Lainati come moderatore.

Se da un lato è stato messo in discussione il ruolo del sovranismo in quanto tale, nella sua capacità di offrire una soluzione ai problemi che l’Europa deve fronteggiare, dall’altro si è sottolineata l’importanza di fornirne un ripensamento in chiave europea: vale a dire declinare il concetto di sovranismo secondo una prospettiva comunitaria, che consenta all’Europa di sentirsi coesa e farsi spazio sullo scenario internazionale, senza subire le decisioni di Stati Uniti o Cina. A intervenire, in modo non programmato, Roberto Basso, che si è soffermato sui tre elementi che, secondo la sua visione dei fatti, hanno portato alla diffusione di populismi e sovranismi. Il primo di carattere materiale: il ceto medio si è assottigliato con conseguente concentrazione della ricchezza nelle mani delle élite; il secondo, di tipo morale, frutto del bisogno di equità; il terzo, è l’incremento degli standard di qualità della vita, generati dal welfare occidentale, a cui noi siamo ormai abituati a tal punto da ritenere scontati, come se fossero dovuti, senza attribuire adeguata importanza agli sforzi e ai sacrifici.

In tarda mattinata, durante il secondo panel, sono intervenuti Fabrizio Cicchitto, Antonio Zennaro, Marco Valbruzzi e Lorenzo Infantino, moderati da Flavia Giacobbe, discutendo sull’Occidente e la rottura degli argini democratici.

Ad accendere il dibattito questioni come il ruolo dei social media nella politica, durante la campagna elettorale e più in generale nella nostra vita, e com’è cambiato il modo di comunicare; gli effetti negativi della globalizzazione, per alcuni versi sottostimati, basti pensare al trasferimento della manodopera dall’Italia all’Est Europa; l’identità dei partiti, che ormai non c’è più, e una possibile sua ricostruzione; una mancata valorizzazione delle cose che, al giorno d’oggi, porta chiunque a pensare di potersi pronunciare a discapito della democrazia, e a sostenere che di certe cose non si ha più bisogno.

Una videoconferenza con Anthony Scaramucci, intervistato da Maria Latella, ha aperto il pomeriggio di confronti tra Andrea Orlando e Marco Gorra, Riccardo Fraccaro e Stefano Feltri, Giuliano Da Empoli e Giorgio Lainati. Scaramucci, per undici giorni direttore della comunicazione della Casa Bianca durante l’amministrazione Trump, da quest’esperienza ha tratto anche un libro: Trump, il presidente del popolo, edito da Giubilei Regnani. Con lui si è parlato del ruolo della Cina come principale competitor degli Stati Uniti, di un’eventuale rielezione di Trump e del suo schieramento nell’ambito delle negoziazioni sulla Brexit, di quei suoi giorni alla Casa Bianca.

Successivamente, sono stati approfonditi temi come quello della democrazia diretta; della diversa interpretazione che le generazioni hanno dato dell’Europa: cessazione dei conflitti mondiali per i nonni, opportunità di crescita e sviluppo per i padri, libertà di movimento per i figli; degli equilibri tra le forze politiche a livello europeo, anche alla luce delle recenti consultazioni elettorali.

In conclusione, alcuni interrogativi che lasciano spazio alla riflessione: quali posizioni assumeranno le nuove generazioni nello scenario politico futuro? Si assisterà a uno schieramento verso le fazioni più estreme o si tornerà alle ideologie tradizionali e moderate?

Annabel Scalise