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Gufi gufi marameo

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Politica, del

Nelle scorse settimane non avevamo certo perso occasione di certificare il successo della strategia della Lega di Salvini nel post-voto. Ora, però, c’è bisogno di prendere coscienza che al momento decisivo, la scelta di riaprire le porte ad un’alleanza con il M5S fa felici tutti, tranne i diretti interessati. Mattarella non perde tempo per “commissionare” la linea dell’esecutivo, e magari nominare anche qualche ministro chiave. Berlusconi ha recitato la parte del magnanimo ma in realtà potrà fare opposizione a uno schieramento a cui ha comunque dato il placet. Renzi non vede l’ora di raccogliere i cocci di un’alleanza che non sembra destinata a durare e che potrebbe permettere al Pd di fare quadrato. E poi ci sono i mercati, l’Ue, e magari pure qualche speculatore, che gufano. Gufano e scommettono contro la possibilità di incidere di un governo di certo diverso da tutti quelli visti finora nella storia dell’Italia repubblicana.

Tutti pensano all’oggi, neanche al domani. Compresi Salvini e Di Maio, perché sia Lega che M5S da questo fronte comune hanno tutto da perdere, e ben poco da guadagnare. In termini di consensi. Non certo di poltrone e prestigio (magari pure effimero). Ma tant’è. A nessuno però viene in mente che qualora gli scettici avessero ragione, a rimetterci sarebbe l’Italia tutta.

Sembra dunque un giorno del giudizio per il fronte populista. O l’esperimento funziona, parecchio a sorpresa, e allora tutta Europa è destinata a tremare, o i partiti tradizionali, magari camuffati, magari reinventati, magari sotto mentite spoglie, riprenderanno il controllo. E riprenderanno con le politiche di “responsabilità” che piacciono più altrove che in casa propria. Stavolta, però, per un tempo indefinito, senza che nessun populista si possa più mettere sulla loro strada.

Una chiosa finale dedicata agli unici rimasti col cerino in mano: Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia. Teoricamente occupano lo stesso fronte di chi governerà, ma loro al banchetto non sono invitati. Peggio, non avrebbero così tanti motivi per fare opposizione visto che alcuni dei punti di convergenza dello schieramento giallo-verde fanno parte anche della loro proposta politica, ma non saprebbero nemmeno spiegare bene ai propri elettori i motivi di un appoggio a un esecutivo comunque targato Di Maio.

È un po’ il dramma di un elettore “di destra”, creatura mitologica che non si capisce più bene da chi sia rappresentata, che diviso tra Salvini, Berlusconi e Meloni ha scelto comunque di opporsi alla demagogia grillina. E invece ora, dopo aver contribuito a creare la coalizione più numerosa del Paese, se la ritrova al governo.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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