Comunque vada, vince Salvini

di admin
25 Aprile 2018

In una Repubblica parlamentare la volontà popolare conta il giusto, e questa non è una novità. I famosi governi eletti dal popolo semplicemente non sono previsti da un ordinamento che affida al Presidente della Repubblica la facoltà di interpretare lo stato d’animo dei cittadini e al contempo ciò che sarebbe meglio per il Paese, prima di nominare un governo. Tecnicamente parlando, dunque, non è un golpe la nomina di un governo tecnico, non sono golpe i rimpasti e i mandati a tempo, non è un golpe nemmeno affidare l’incarico a una coalizione formata da Movimento 5 Stelle e Pd.

Ma. C’è sempre un ma.

L’attuale legge elettorale avrebbe dovuto permettere alla coalizione vincitrice delle elezioni di formare un governo stabile, forte e duraturo nell’interesse dell’Europa, dei mercati, e alla fin fine anche un po’ degli italiani. Poi invece il fatidico 40% non è stato raggiunto per una manciata di punti percentuali dal centrodestra, sebbene a rigor di logica sia attualmente lo schieramento che riscuote più consensi. Il sistema “un po’ maggioritario un po’ proporzionale”, però, è diventato proporzionale puro dal momento che chiunque si presenti al Quirinale d’accordo con un altro la cui somma dei seggi raggiunga la maggioranza ha la possibilità di governare. E i programmi? E la stabilità? E il rispetto della volontà degli italiani? Roba da poveretti. La politica la fanno i grandi, e a quanto pare i grandi ragionano così.

Allora, per far stare tranquilli i cittadini che per il 26% e spicci non votano nemmeno più, e che per l’altro 74% vorrebbero in maggioranza un governo di centrodestra, il Presidente della Repubblica prende seriamente in considerazione l’ipotesi di un esecutivo formato da un partito che ha governato al massimo qualche condominio e che nei comuni in cui governa perde voti, e un partito che al momento ha un segretario provvisorio che nessuno (nemmeno la sua stessa base) ha mai votato. Lo stesso partito regredito dopo 5 anni di governi d’ogni genere e scopo ai minimi storici e arrivato ad avere meno della metà dei consensi di quelle fatidiche europee del 2014 (quando il Pd prese il 40,8%).

Quindi tranquilli, vi governeranno un movimento di cui avete paura e uno che avete voluto mandare a casa. Del resto hanno i numeri.

Oltre alla discutibile logica, tutto ciò finisce in tutti i casi per favorire un uomo solo: Matteo Salvini. Che sarà un po’ strampalato, che a volte non si capisce se sia geniale o semplicemente molto fortunato, che improvvisa ma alla fine nemmeno così tanto, ma è comunque l’unico che abbia avuto il pregio politico di tenere un punto: non ha tradito il centrodestra nonostante non avesse firmato il patto di responsabilità voluto dalla Meloni, non ha avanzato l’ipotesi di un’alleanza col Pd (paventata invece da Berlusconi) per rispetto dei suoi elettori e dell’80% degli italiani, non ha ceduto ai ricatti di Di Maio. Ora, mentre si va rafforzando in tutta Italia e dopo l’ottimo 8% preso in una regione come il Molise (non proprio provincia di Padania), si appresta a trionfare in Friuli, e a godersi pop-corn alla mano il possibile inciucio Pd-5 stelle, con la base grillina in rivolta per il semplice fatto di aver votato contro un governo delle banche e dei poteri forti e invece ci si ritrova alleata. 

Gli scenari quindi sono più o meno due:

  1. L’improbabile alleanza riceverà l’incarico di governo litigando dopo una ventina di minuti al massimo e permettendo all’elettorato grillino (altro paradosso: una buona fetta è formata da gente fuggita dal Pd) di disaffezionarsi ancor di più alla politica. E quindi si torna al voto.
  2. Se nemmeno l’improbabile alleanza trova un accordo si torna al voto subito, ma gli effetti delle giravolte di Di Maio avranno comunque già avuto un peso specifico enorme. In termini negativi, s’intende.

Alla fine, dunque, quale che sia la legge elettorale con cui si andrà a votare, c’è da scommettere che la Lega farà il botto, e che dall’altra parte faranno il botto gli assenteisti, permettendo alla Lega di ritoccare verso l’alto le sue percentuali a livello nazionale. E a quel punto Salvini entrerà al Quirinale. A cavallo.