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Elezioni politiche: prove tecniche di sovranità

Redazione di Redazione, in Politica, del

Le prossime elezioni politiche segnano la chiusura di un altro ciclo politico. Per certi versi è “davvero” la fine della prima repubblica e dei suoi residuati, sia teorico-politici che in carne ed ossa.
Tuttavia se un ciclo si chiude se ne apre un altro fatto di personaggi, tematiche e “visioni” nuove o riformulate. Sicuramente ai vetusti schieramenti di centro-destra e centro-sinistra, si oppone e sostituisce il fronte che genericamente definiamo “sovranista”.
Partendo da destra abbiamo la Lega Nord e Fratelli d’Italia. Le proposte “genuine” delle due forze rischiano di essere inghiottite dal calderone centro-destra, che subisce ancora la parabola discendente di Silvio Berlusconi. Infatti, ci risulta difficile capire come le politiche economiche anti-establishment, o anche quelle ferocemente anti-immigrazione, si concilino con i rapporti che il cavaliere sta tessendo in Europa – vedi incontri Merkel.

Venendo in particolare alla Lega Nord, al netto del buon governo di specifiche realtà amministrative, essa ha sprecato già altre volte le sue possibilità di farsi valere, e proprio nei governi a guida Berlusconi. Reiterare questo errore, ma sollevando ulteriormente le istanze e gli istinti popolari su questioni giuste, anche se esasperate dalla propaganda, sembra da persone sciocche o in malafede.

Altro partito in discussione in un fronte “sovranista”, anche se con minori caratteristiche di questo tipo, è il Movimento 5 Stelle. Anche qui, stesso discorso che vale per la Lega, ma forse peggiorato dalla speranza che il M5S ha acceso negli anni nei confronti di una considerevole fetta di italiani. I rapporti che “sapientemente” Di Maio ha costruito con Trilateral Commission, Forum Ambrosetti e Dipartimento di Stato USA sono solo il “preludio” di un’eventuale governo a “5 stelle”. In un quadro più complessivo, essi sono solo il normale prosieguo di un progetto lobbystico che viene da lontano con la nascita della Casaleggio Associati.

E poi, come non ricordare la memorabile piroetta sull’entrata nel gruppo ALDE, il più tecnocratico, liberista e filo-Euro d’Europa. Un’abitudine alla contraddizione che verte anche su punti quali l’immigrazione, i vaccini o le alleanze. In ultima analisi possiamo dire che il M5S è per il superamento delle categorie di destra/sinistra, per sintesi negativa però.
Salendo di livello analizziamo Casapound, una delle realtà più esecrate dal mainstream mediatico. Molto più decisamente, essa procede verso sintesi politiche che tendano a superare per davvero le vecchie categorie. Tuttavia, l’influsso troppo “pesante” del ventennio si fa sentire, oltre che nell’impostazione politica anche nell’estetica. I temi politici sono la lotta al turbocapitalismo, l’uscita dall’Euro e la difesa della nazione dallo sciacallaggio migratorio. Argomento, quest’ultimo, troppo calcato, e che rischia di fare del “migrante” un nuovo capro espiatorio, atto a distogliere dal principale obbiettivo di chi “favorisce” l’immigrazione di massa.

Altra esperienza interessante è quella di Lista del Popolo, che viene fuori dall’associazione “Mossa del Cavallo” nata intorno al giornalista Giulietto Chiesa. “Mossa del Cavallo” in quanto trasversale agli schieramenti, proponendo un’alleanza “storica” dei migliori settori della sinistra “democratica” (non nel senso di PD e rimasugli vari) e della destra sociale, di cattolici e laici. I capisaldi al centro della “concezione” sono sovranità monetaria, rigetto del Trattato di Lisbona, uscita dalla NATO, distensione verso la Russia e i paesi non allineati, revisione delle politiche migratorie a favore del diritto di “autodeterminazione dei popoli”.
Una breve critica la volgiamo a Potere al Popolo, una miscela di vecchi elementi della sinistra “radicale” (Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista), leader sindacali (Cremaschi), movimenti degli “pseudo-diritti civili” (movimento LGBT, ecologismo radicale, ecc.) o della “cosiddetta aggregazione sociale” (centri sociali). Queste lista, che procede dietro parole d’ordine in alcuni casi “sovraniste”, è a tutti gli effetti una pedina del globalismo, seppur mascherata da “radicalismo chic o straccione”.

Altro piccolo passaggio lo facciamo sulle liste della destra radicale “Italia agli italiani”, o il Partito Comunista di Marco Rizzo. Nonostante le idee “sincere” apportate, queste due forze sembrano troppo “liminali” per ricevere e dare concrete risposte in termini sia elettorali che politici.
Notevole considerazione la merita il campo dell’astensione. Oggi, questa, va valutata, a mio avviso, nei termini esattamente contrari a quanto si pensa. Essa non è sintomo di disinteresse, bensì certifica che i cittadini hanno individuato nella politica, come storicamente intesa, una sostanziale inutilità e per tutta una serie di motivi ben conosciuti.
Che sia l’astensione, dati i numeri sempre più alti, il vero bacino dal quale ripartire, per la creazione di nuovi paradigmi e nuove forme di organizzazione della vita collettiva, è un quesito davvero un interessante da porsi.

Roberto Siconolfi
Redazione

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