Disoccupazione giovanile: tutti ne parlano ma nessuno se ne cura

di Redazione
24 Gennaio 2017

Pesa sull’Italia, ormai da vari anni, la seria e grave questione della disoccupazione giovanile, diventata ormai strutturale.

Ma è tipico del populismo, che in vari modi e forme caratterizza buona parte della politica italiana, distrarre l’attenzione dai veri problemi del Paese, così come è tipico del dilettantismo non saperli affrontare. Basti annotare che da ultimo il rapporto del World economic forum ha evidenziato che l’Italia, su trenta paesi industrializzati, è quart’ultima come crescita inclusiva e terz’ultima per equità fra generazioni, con un netto peggioramento negli ultimi due anni. Da tempo sappiamo che la disoccupazione giovanile si attesta attorno al quaranta per cento e che ben oltre due milioni di giovani né studiano né lavorano. Eppure, né il Governo né le forze politiche pongono al centro dell’agenda questa che dovrebbe essere una vera priorità della politica nazionale. Nel biennio 2015/16, abbiamo praticamente sprecato i quasi due miliardi messi a disposizione dall’UE per il progetto Garanzia Giovani, affidandone l’attuazione a soggetti (per natura poco efficienti, specie al sud) come le regioni, con un modello che ha generato pochissime vere opportunità di lavoro per i giovani disoccupati e, soprattutto, tirocini in larga parte inutili e fini a se stessi.

Parlando col solito candore, mantengo un margine di speranza, visto che il premier Gentiloni nelle dichiarazioni programmatiche ha indicato tra le prime priorità i temi dell’occupazione giovanile e del Mezzogiorno, che in parte significativa si sovrappongono, dal momento che in varie regioni del sud i tassi di disoccupazione superano il cinquanta per cento. Ebbene, visto che l’Unione Europea sta rinnovando il progetto Garanzia Giovani per il 2017, non sarebbe il caso di adottare finalmente un modello di intervento e di azione più efficace, teso a generare vere opportunità di formazione e di lavoro per i giovani?

Perché poi non lanciare, in accordo con le associazioni di categoria, un grande piano di ricorso all’apprendistato che nei casi limitati in cui è stato utilizzato si è rivelato uno dei canali più efficaci per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Governare e fare politica dovrebbe significare confrontarsi sulle soluzioni dei veri problemi del Paese, del tipo di quelle che sto indicando, ma mi pare che la miscela italiana di dilettantismo e populismo ci abbia fatto perdere la bussola.

Il Governo Gentiloni ha un’agenda non certo affollata: se solo si concentrasse a dare finalmente una risposta concreta alle aspettative dei troppi giovani italiani disoccupati, troverebbe finalmente un vero ubi consistam.

Luigi Tivelli