È dannoso consultare il popolo per riformare la Costituzione

di Redazione
2 Dicembre 2016

Ai tempi in cui frequentavo il Liceo Scientifico il mio caro Professore di filosofia, grande sessantottino, rousseauniano e amante della Madre Russia, mi aveva convinto che la democrazia diretta fosse la panacea di tutti i mali della società borghese, quella stessa società da cui oggi lui percepisce una lauta pensione mensile quale diritto sacro e inviolabile. Se tutto fosse stato deciso con tale strumento, senza nessuna intermediazione o rappresentanza parlamentare, il futuro sarebbe stato radioso e il sole dell’avvenire si sarebbe materializzato. Oggi per fortuna in Italia abbiamo una democrazia rappresentativa nella quale gli aventi diritto al voto eleggono dei rappresentanti da cui saranno governati. Questo significa che il cittadino sceglie il partito/politico a cui delega il potere legislativo ed esecutivo. E questo è il vero compito difficile.

Nel nostro sistema, comunque, sono restate tracce anche di democrazia diretta come ad esempio la possibilità da parte dei cittadini di pronunciarsi su determinate questioni legislative tramite referendum, come appunto il referendum costituzionale di domenica. Di per sé non si tratta di qualcosa di negativo in assoluto perché a volte in una democrazia rappresentativa può essere giusto lasciare ai cittadini la possibilità di intervenire su alcuni temi specifici ma a condizione che l’argomento sia comprensibile in modo chiaro. Tutto il contrario di quello che sta capitando in Italia. Sfido chiunque a sostenere che noi cittadini sappiamo cosa comporterà e quali saranno le conseguenze della sconfitta o vittoria del sì o del no. L’argomento è troppo tecnico. Grandi costituzionalisti vanno in TV, uno sostiene che se vince il no finisce il mondo, un altro asserisce che se vince il sì arriva l’Apocalisse, e noi? Trovandoci come al solito tra l’incudine e il martello non possiamo fare altro che restare inermi in balìa del populismo più becero. Si va a votare (per coloro che ci andranno) per incidere sul proprio futuro, ma senza capirne la portata. In questa situazione i veri vincenti diventano i leader populisti che sanno solleticare la pancia dei loro polli.

A mio parere andremo a votare innanzitutto pro e contro Renzi, pro e contro la nuova legge elettorale (Italicum) e in ultima istanza, forse pro e contro la riforma costituzionale, che sarebbe dovuta entrare in vigore dopo il voto parlamentare, fidandoci dei nostri politici che abbiamo eletto democraticamente. Se i politici sono scarsi è colpa nostra.

A favore di tale tesi ricordo che i nostri Padri Costituenti il referendum non l’hanno organizzato. Comunque a votare bisogna andare.

Giorgio Regnani