Alla fine anche Beppe Grillo si scoprì garantista

di Redazione
2 Gennaio 2017

Contrordine, grillini! Siccome i casi di Parma, Quarto, Livorno e Roma hanno dimostrato che l’onestà e la trasparenza pentastellata funziona solo finché non si governa, Beppe Grillo ha deciso di (ri)prendere in mano il Movimento e mescolare un po’ le carte del giustizialismo. Ai tempi dei Vaffa Day gli avvisi di garanzia corrispondevano ad ammissioni di colpa, e quindi un politico iscritto nel registro degli indagati doveva fare ammenda, ora siccome sono i politici grillini ad essere indagati allora il codice di comportamento va ritoccato. Altrimenti, a forza di predicare onestà, si rimane a guidare il Movimento in sei.

Il nuovo codice annunciato da Grillo che verrà votato online da domani, sposa anche elementi di garantismo che a ben vedere “coprono” una serie di circostanze che coinvolgono – o che potrebbero coinvolgere in futuro – gli amministratori pentastellati. “La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” – si legge infatti sul blog –  non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso”. Essere indagati non è insomma di per sé decisivo per le sorti di un amministratore, l’importante è avvertire il quartier generale del grillismo: chi è indagato o riceve condanne, si legge infatti, ha “l’obbligo di informare immediatamente e senza indugio il gestore del sito.

Un ruolo centrale, determinate, quasi “assoluto” lo ricoprirà il Garante, cioè Grillo. Lui, assieme ai probiviri e al comitato d’appello, valuterà “in totale autonomia” le notizie di un procedimento penale a carico di un cinquestelle. “Il comportamento tenuto dal portavoce – si fa presente – può essere considerato grave dal Garante o dal Collegio dei probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello, anche durante la fase di indagine”, e “la condotta sanzionabile può anche essere indipendente e autonoma rispetto ai fatti oggetto dell’indagine”. Decidono loro, insomma, indipendentemente dall’iter giudiziario.