9 Novembre 1989: il Novecento crollò sotto il muro

di Redazione
9 Novembre 2019

Alle ore 18:00 del 9 novembre 1989 il Ministro della Propaganda della Germania Est, tenne una conferenza stampa in cui annunciò in diretta tv che sarebbe stato possibile attraversare il confine con la Germania Ovest. I Berlinesi della zona Est (quella sotto l’influenza Sovietica) udito l’annuncio, si riversarono in massa verso quel muro che bloccava il passaggio dall’altra parte, da ben 28 anni. Fu una festa per tutti i Berlinesi che non più divisi, si riabbracciavano dopo decenni di costrizione ideologica. All’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, le potenze vincitrici del conflitto, divisero l’Europa che durante il conflitto era stata quasi totalmente occupata dai tedeschi, in “Sfere di Influenza”. La parte occidentale fu controllata dagli stati democratici – Regno Unito, Francia, USA – mentre tutta la parte Orientale, passò sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Per l’Unione Sovietica di Stalin, la Germania oltre che un valore strategico ed economico, aveva una immensa importanza simbolica e politica, perché la sua disfatta rappresentava in termini simbolici e propagandistici, la sconfitta del Nazismo del cui merito Stalin, voleva essere il principale beneficiario. Non a caso Stalin aveva voluto che l’Armata Rossa entrasse per prima a Berlino a tutti i costi, sfidando anche il tempo e gli eventi. Persino la morte di Hitler sulla quale per anni sono aleggiati dubbi, divenne un’ ossessione per Stalin, il quale fece di tutto per dimostrarla arrivando a catturare l’ex dentista del Fuhrer perché analizzando i denti di un corpo semi carbonizzato trovato nel bunker della Cancelleria, certificasse che si trattasse di quelli del dittatore Tedesco.

Naturalmente anche le altre potenze vincitrici che già avevano mal digerito il “sorpasso” di Stalin nella conquista di Berlino, non avevano alcuna intenzione di lasciare che la Germania fosse ad esclusivo appannaggio Sovietico. Per tale ragione, con il contributo fondamentale di Churchill che fu il vero “Deus ex Machina” dei trattati di pace, decisero di dividere in due la Germania: una parte, quella Occidentale, sarebbe stata sotto la “Sfera di Influenza” degli stati democratici, l’altra, quella Orientale, sarebbe passata sotto quella della Russia, che rivendicando il primato della conquista di Berlino, ottenne la compensazione più corposa. Il confine fra le “due Germanie” fu costituito formalmente il 1º luglio 1945 e divise quindi come sopra accennato, le Zone di occupazione della Germania britannica,  statunitense e francese e la zona di occupazione sovietica della Germania. Da subito sul lato orientale venne creata una linea di alte recinzioni  metalliche, muri, fili spinati, fossati, torrette d’osservazione, allarmi, trappole e campi minati, creati per inibire il passaggio degli abitanti della Germania Est verso la Germania Ovest. Il confine che aveva ridisegnato la geografia fisica e politica della nuova Germania che si era voluta non più unita, era pattugliato da 50.000 guardie armate della DDR (Repubblica Democratica Tedesca – controllata dall’Unione Sovietica) che si fronteggiavano con altre decine di migliaia di guardie e militari della Germania Ovest, dipendenti dal Regno Unito e degli Stati Uniti. Da subito fu nitido il divario fra le due Germanie: se da un lato, quello occidentale, vi era un paese che se pur sotto l’influenza straniera si avviava verso la democrazia e la ripresa economica; dall’altro, quello orientale, vi era una nazione che schiacciata sotto il giogo sovietico, subì tutto il carico di privazioni in termini di diritti e di civiltà che il Comunismo infliggeva ai popoli sottomessi in suo nome. Ovviamente un importante numero di persone, cominciò a varcare il confine ad Est, per dirigersi verso Ovest nella speranza di sfuggire dal regime comunista. Questo fenomeno, indusse quindi le autorità della Germania Est, a presidiarlo e a rafforzarlo fisicamente, in maniera sempre più netta. Nel 1953 nella Germania Est scoppiò una rivolta contro il sistema che fu repressa nel sangue dai carri armati Sovietici, quest’ultimo episodio, indusse le autorità comuniste, ad erigere un confine più solido, che si concretizzò nel 1961 con la conclusione dei lavori della erezione di un muro di cemento armato e filo spinato, che divideva inibendone in maniera definitiva il passaggio, la parte est di Berlino, da quella ovest. Nonostante il muro fosse presidiato giorno e notte, molti Berlinesi dell’est tentarono comunque la fuga, ma la maggior parte di loro fu arrestata o peggio uccisa. Non vi sono dati certi sul numero delle vittime, che sono comunque stimate fra i 98 ed i 245 morti. Questo status di tirannide imperversò fino all’inizio degli anni ottanta, quando le crepe già presenti nel sistema comunista, cominciarono ad acuirsi. Nel 1981 infatti, avvenne un evento dalla portata secolare: il Conclave elesse Papa un cardinale polacco, che assurse al trono di Pietro con il nome di Giovanni Paolo II. Questo evento accese la miccia della rivolta in Polonia, nella quale gli operai di Danzica guidati da Lech Walesa si ribellarono alla dittatura comunista e creando un nuovo partito che chiamarono “Solidarnosc” – che in polacco significa solidarietà – ottennero delle elezioni democratiche che vinsero, estirpando la tirannide dal territorio polacco. Analogamente in Ungheria sulla scia dell’entusiasmo accesso dai fatti di Polonia, cominciarono ad attecchire focolai di rivolta contro il governo comunista, che portarono lo stesso governo ad uscire dapprima dal patto di Varsavia e poi con un lento processo di autocritica, a liberare nel 1988, il paese dalla dittatura. Qualche anno dopo in Russia, (che già negli anni sessanta aveva iniziato la “Destalinizzazione”) il paese guida di tutti i paesi comunisti, il presidente Gorbačëv avviò una serie di riforme che si riassunsero in due parole d’ordine da lui coniate: “perestroika” (ristrutturazione) e “glasnost” (trasparenza) in seguito alle quali, impose forti limitazioni al Partito Comunista, consentendo la formazione di partiti di opposizione e concedendo la libertà di stampa e di propagazione delle idee.

È chiaro guardando a questi fatti, come le prime “picconate” al Muro di Berlino siano state date proprio da Giovanni Paolo II e da Gorbačëv. Le trasformazioni del 1989, si formarono quindi in un humus politico e culturale, che maturava già da alcuni anni. Nonostante ciò però, non già la eliminazione dei confini fra Est ed Ovest della Germania, quanto le conseguenze che essa ebbe, si manifestarono con una portata che i vertici comunisti dell’epoca non avevano calcolato, poiché questo avvenimento si trasformò ben presto da un affare interno alla Germania, in una questione che ebbe riverberi internazionali e conseguenze irreparabili per tutto il blocco comunista. Ad agosto del 1989 il governo Ungherese aprì i propri confini ai cittadini della Germania Est, molti dei quali sfruttarono la “via Ungherese” per raggiungere la parte Ovest della Germania. In settembre Gorbačëv, giunse in visita ufficiale a Berlino est e spinse i vertici comunisti ad accettare le riforme che il popolo chiedeva. A questo punto le rivolte popolari si fecero via via più importanti, tanto che il partito unico di governo, cioè il Partito di Unità Socialista di Germania (SED), depose Honecker a metà ottobre, e lo sostituì con Egon Krenz. Questi però si rivelò incapace di fermare la continua fuga di rifugiati verso ovest attraverso l’Ungheria, la Cecoslovacchia e la Polonia; quindi la Germania Est fu costretta ad autorizzare i propri cittadini ad entrare a Berlino Ovest e nella Germania Ovest attraverso tutti i confini esistenti. Furono centinaia di migliaia le persone che si misero in marcia verso l’altra parte, tanto che furono anche aperti nuovi punti di passaggio attraverso il Muro di Berlino e lungo il confine con la Germania Ovest. Questa decisione che era stata presa per salvare il salvabile, si rivelò invece il colpo di grazia inferto dai suoi stessi gerarchi, all’ormai traballante regime comunista tedesco. A quel punto anche Gorbačëv, compreso che il regime tedesco rappresentava un ostacolo per il suo progetto di riforma del comunismo, abbandonò ufficialmente il governo della Germania Est al suo destino; a dicembre infatti Krenz delegittimato ormai anche dal Cremlino, fu destituito e con la sua caduta terminò anche il potere assoluto del partito unico. Il 9 novembre quindi come detto in apertura, il popolo rimasto a Berlino Est si riversò contro il muro e oltre ad oltrepassarlo, cominciò anche a smantellarlo. Sulla scia degli avvenimenti della Germania Est ai quali l’Unione Sovietica non volle reagire, anche in Cecoslovacchia (all’epoca repubblica socialista cecoslovacca) il popolo si riversò nelle strade per chiedere elezioni libere. Il 17 novembre 1989 ci fu una manifestazione pacifica studentesca a Praga che fu caricata dalla polizia; questa reazione del regime causò una serie di manifestazioni pubbliche che si protrassero dal 19 novembre fino a dicembre, fra le quali si distinsero per importanza una protesta pacifica di 500.000 persone il 20 novembre e uno sciopero generale di due ore il 27 novembre. Il 10 dicembre incalzato dagli eventi, il dittatore comunista Husák si dimise e  nominò il primo governo non comunista in Cecoslovacchia dal 1948. A seguito di ciò il 28 dicembre Alexander Dubček fu eletto presidente del Parlamento federale  e il giorno dopo Václav Havel divenne Capo di Stato. In Bulgaria Il 10 novembre 1989, appena un giorno dopo la caduta del muro di Berlino, il Politburo sfiduciò il dittatore Živkov. Anche in questo caso Mosca approvò il cambiamento. La caduta di Živkov però non soddisfece il movimento per la democrazia, una folla infatti si riunì a Sofia per chiedere nuove riforme ed elezioni democratiche. Il Partito Comunista Bulgaro allora, fu costretto a febbraio 1990 a rinunciare al potere ed a giugno 1990 in Bulgaria si tennero le prime elezioni libere dal 1931. Živkov fu processato nel 1991. Le cose andarono diversamente in Romania: la Repubblica Popolare Rumena, così come la Bulgaria, non aveva aderito al processo di de-stalinizzazione, mantenendo una forma intransigente di fedeltà alla precedente impostazione stalinista dello stato.

Nel novembre 1989 il dittatore romeno Nicolae Ceaușescu, si fece rieleggere per altri 5 anni come leader del Partito Comunista Rumeno e da subito si impose come capo morale della reazione alle rivolte anti-comuniste che si infiammavano negli altri paesi vicini. Ceaușescu era in procinto di svolgere una visita di stato in Iran e prima di partire ordinò l’arresto e l’esilio di un parroco calvinista di nazionalità ungherese colpevole di aver fatto dei sermoni contro il regime. L’arresto del parroco che si sommava alle notizie delle rivolte negli altri paesi comunisti, accese anche nel popolo romeno la voglia di riscatto, dando vita alla rivolta anche in Romania. Di rientro dall’Iran, Ceaușescu ordinò che la rivolta fosse soppressa con ogni mezzo. In un primo momento le forze di sicurezza obbedirono agli ordini arrivando a sparare sulla folla. Il 22 dicembre però, gli alti comandi delle forze armate romene decisero di abbandonare il regime ormai compromesso ed inviso al popolo e di operare un capovolgimento. Ordinarono quindi all’esercito di muovere contro il Comitato Centrale per catturare Ceaușescu e la moglie Elena, che però riuscirono a scappare in elicottero. La fuga durò poche ore, l’elicottero fu infatti intercettato ed obbligato all’atterraggio. Il dittatore e la moglie furono arrestati processati e fucilati, le immagini del processo furono mandate dalla tv romena e da quelle di tutto il mondo, Il giorno di Natale. Contestualmente i militari con la collaborazione di alcuni esponenti dell’opposizione al regime, crearono un “Consiglio per la Salvezza Nazionale” che prese provvisoriamente il potere e annunciò le libere elezioni che si tennero a maggio del 1990. Il 3 dicembre 1989 Bush e Gorbačëv si incontrarono a Malta e dichiararono la fine della Guerra Fredda. Nel luglio 1990 il Cancelliere della Germania Ovest Hemut Kohl convinse Gorbačëv a rinunciare alle obiezioni sovietiche all’interno della NATO, rispetto all’ipotesi di una Germania riunificata, rimuovendo così l’ultimo impedimento politico internazionale, alla riunificazione nazionale tedesca. Il 28 giugno 1991 fu sciolto il Comecon ed il 1º luglio il Patto di Varsavia e sempre a luglio, Bush e Gorbačëv annunciarono un patto di “Amicizia Strategica”. La caduta del Muro di Berlino è stato uno degli eventi storici centrali del novecento. Il secolo breve che di fatto era iniziato in ritardo con lo scoppio della Grande Guerra nel 1914, finì in anticipo 10 anni prima del 31 dicembre 1999, nella notte del 9 novembre 1989. A Berlino non cadde solo un muro, ma con esso si sgretolò un sistema di opposte fazioni che fronteggiandosi, avevano condizionato la storia del mondo Occidentale. Durante la Seconda Guerra Mondiale parallelamente alla “guerra degli eserciti” si era combattuta anche una guerra fra quattro modelli politici, sociali e culturali contrapposti. Questa vide protagonisti il modello Socialista Sovietico, quello Liberale, quello Nazionalsocialista e quello Corporativo dell’Italia Fascista. Per opportunità strategica, le Democrazie pur respingendola dal punto di vista politico e culturale, si erano dovute alleare con la Russia comunista con la quale ingaggiarono una guerra nella guerra. Esse infatti, benché alleate militarmente si contrapponevano ideologicamente, contendendosi il primato di guida ideologica dell’Europa, il cui raggiungimento, passava naturalmente per le vittorie militari. La fine del conflitto che aveva determinato la caduta dei modelli Nazionalsocialista e Corporativista, aveva ridato vita alla contesa tardo ottocentesca fra il modello liberal – capitalista e quello marxista, contesa che per alcuni decenni del novecento si era arricchita di altri due contendenti il Nazionalsocialismo ed il Corporativismo Fascista appunto, i quali si erano imposti come vie alternative al Liberal – Capitalismo ed al Socialismo Reale.

Questa contesa che non fu solo ideologica, ma fu sociale, economica e culturale, aveva caratterizzato e condizionato il novecento sfociando poi nella follia della guerra. Il muro di Berlino crollando, seppellì sotto le sue macerie anche il comunismo e con esso il novecento, che da allora in poi non fu più uguale a se stesso. I popoli che fino ad allora ne erano stati privati, si aprirono alle libertà, l’internazionalismo comunista venne meno e lasciò il passo alla globalizzazione e per forza di cose, anche la politica dovette cambiare, abbandonò le ideologie monolitiche per diventare “post ideologica”, i partiti cessarono di essere “chiese laiche” e divennero liquidi come aziende. Il 9 novembre 1989 ha aperto le porte al 2000.

Daniele Milella