Da Garanzia Giovani al Jobs act: i Neet sono il risultato di misure fallimentari

di Redazione
4 Novembre 2016

La battaglia contro la profonda crisi economica – che da otto lunghissimi anni affligge la nostra quotidianità – si vince sul terreno di ciò che potremmo definire “il male del XXI secolo”: la disoccupazione giovanile.

Come scrive Massimiliano Mascherini sul Sole 24 Ore: «Il futuro dell’Unione europea dipende in gran parte dal futuro dei suoi 94 milioni di giovani e dalle loro prospettive occupazionali». Tuttavia, l’Italia continua ad arrancare e pare rintanata in un vicolo cieco. Le politiche a sostegno dei giovani, in quei rari casi in cui sono state proposte e attuate, difatti stentano a decollare. Da Garanzia Giovani, ovvero come investire sullo schiavismo 2.0, al Jobs act, alias precariato ad libitum, i margini di “miglioramento” sono talmente irrisori che non necessitano neppure di un commento. Ciononostante, il Governo continua a manifestare la sua abietta vena ottimistica con toni sensazionalistici le consuete oscillazioni che rasentano lo zero: si veda, ad esempio, gli ultimi dati diffusi dall’Istat sull’occupazione, che se da un lato indica un aumento complessivo del numero dei disoccupati, dall’altro evidenzia un lieve incremento di giovani occupati. Se poi si considera anche il recente rapporto Istat sulla produttività del lavoro, dal quale emerge che nell’ultimo anno, il 2015, l’Italia ha vinto la medaglia d’oro dell’improduttività, il quadro complessivo, già di per sé drammatico, appare piuttosto disarmante.

Insomma, non riesco a notare nulla che meriti un così inspiegabile entusiasmo. Inoltre, secondo gli ultimi dati Eurostat i cosiddetti Neet, giovani che non studiano né lavorano, in Italia sono più di 2 milioni, l’ennesimo record negativo raggiunto dal nostro Paese, che ora può fregiarsi dello “straordinario” titolo di “popolazione Neet più grande d’Europa”. Un dato che, secondo le analisi, incide fortemente anche sull’economia: secondo le stime della PricewaterhouseCoopers nell’edizione 2016 del suo rapporto “Young workers index”, i Neet europei rappresentano un valore potenziale pari a mille miliardi di dollari.

Inutile girarci attorno, l’unico modo per superare questa crisi inesauribile che continua a mietere tantissime vittime, soprattutto tra i giovani, e iniziare a guardare con fiducia il futuro del nostro Paese è uno soltanto: offrire una seria opportunità ai giovani, ad oggi fossilizzati in un limbo senza via di scampo. Perché non è più concepibile assistere quotidianamente allo smantellamento dei diritti base del giovane lavoratore – dalla riduzione del salario ai contratti semestrali a progetto – a favore di un sistema economico stagnante e sempre più orientato verso la precarizzazione e lo svilimento professionale, che ha prodotto nient’altro che una profonda spaccatura generazionale, dove circa la metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni, al contrario dei loro predecessori, è costretta a chinare la testa e a mettere in dubbio persino la propria dignità per cifre ridicole, 20 euro al giorno (magari in nero) o buoni pasto bizzarri (voucher).

Luigi Caiafa