Venti di guerra in Donbass, l’Ucraina prepara una nuova offensiva

di Redazione
28 Aprile 2017

Tornano a soffiare venti di guerra sulle repubbliche separatiste di Lugansk (Lnr) e Donetsk (Dnr), dal 2014 al centro dei tentativi di riconquista da parte il governo di Kiev. Il conflitto, scaturito dall’autodetermimazione dei territori del Donbass contrari al golpe filo-occidentale di piazza Maidan, pare infatti assai lontano da un’effettiva soluzione e, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe pronto a riaccendersi con una nuova offensiva da parte del governo ucraino prevista per inizio mese. Secondo i dati delle Nazioni Unite dall’inizio del conflitto oltre 10mila persone hanno perso la vita al confine tra Ucraina e Russia, una cifra notevole, se considerato che, teoricamente, in questo angolo di mondo dovrebbero essere in vigore gli accordi di cessate il fuoco firmati a Minsk, dopo lunghissime trattative tra le parti in causa.

A spiegare tuttavia la continua conta dei morti, specie tra la popolazione civile dei villaggi della Dnr e della Lnr, sono i continui bombardamenti ordinati dal governo ucraino contro le abitazioni dei suoi ex cittadini. Sotto gli occhi indifferenti degli osservatori Osce sul campo, infatti, l’esercito di Kiev continua senza interruzioni quella che sulla carta viene definita come un’operazione “anti-terroristica”, ma che nel concreto si traduce in una pioggia giornaliera di proiettili di piccolo e medio calibro sulle postazioni delle repubbliche separatiste. “Siamo arrivati anche a picchi di 500 proiettili in un giorno – ha dichiarato Eduard Basurin, portavoce dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk -, con bombardamenti con pezzi da 82 e 120mm, missili di vario genere, colpi di tank e granate”. Nell’ultimo periodo, a preoccupare Basurin, sarebbero però i movimenti sospetti registrati dal lato ucraino del fronte, con assembramenti di truppe di Kiev pronte a dar vita ad operazioni militari nei distretti di Volnovakha e Novoazovsk, a sud di Donetsk, e l’apparizione nella zona residenziale della cittadina di Avdéevka, a nord della capitale della Dnr, di alcuni carri da combattimento ucraini.

Numerose sono poi le voci riguardo all’arrivo nella cittadina di Selydove di un treno con a bordo quattro lanciarazzi multipli di tipo Grad, e di una decina di tank in vista di una possibile offensiva. “Negli ultimi giorni – ha dichiarato Basurin in conferenza stampa – stiamo registrando un peggioramento della situazione, con un notevole aumento delle violazioni della tregua da parte del governo di Kiev. L’esercito ucraino ha aumentato gli attacchi con armi pesanti e, secondo notizie della nostra intelligence, sta facendo convergere truppe sul confine. In questa situazione – ha continuato il portavoce dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk – possiamo quindi ritenere possibile una nuova offensiva da parte delle unità ucraine in occasione dell’inizio del mese di maggio”. Alle indiscrezioni su di un possibile riaccendersi del conflitto su larga scala fanno poi da sponda anche le parole del vice ministro della Difesa ucraino Igor Pavlovski, che proprio in questi giorni si è detto favorevole all’introduzione della legge marziale visto il peggioramento della situazione in Donbass, dichiarando: “Qualora venisse introdotta, le nostre forze armate sono pronte. Da tre anni l’esercito ucraino funziona in maniera marziale”. Ormai assuefatto alle notizie su possibili offensive imminenti pare essere invece Vittorio Rangeloni, reporter dell’agenzia Donipress, e da anni testimone diretto di un conflitto che, nonostante i trattati, non si è mai fermato: “Dal giorno del mio arrivo in Donbass un paio di anni fa – ha fatto notare Rangeloni – voci su imminenti offensive ne sono circolate a dozzine. Ciclicamente, ogni 3-4 mesi, la situazione sul fronte arriva all’esasperazione, per poi sgonfiarsi con un paio di firme e qualche riga di accordo su un pezzo di carta, che comunque non verrà mai rispettato appieno. La guerra qui – ha concluso amaramente – non si è mai fermata, nemmeno per un giorno”.

Edoardo Cigolini