Truppe Nato in Lettonia: l’Italia si accoda a un’altra follia di Obama

di Gennaro Malgieri
15 Ottobre 2016

Che cosa ci faranno quattromila militari della Nato schierati in Lettonia e lungo il confine russo dal maggio del prossimo anno? E per quale motivo questa “forza di deterrenza” viene messa in campo e annunciata alla vigilia delle elezioni presidenziali americane? L’Europa e l’Occidente devono forse “proteggersi” da minacce che francamente non abbiamo udito di Putin e dell'”aggressiva” Federazione russa? Sotto il comando canadese ci saranno anche centoquaranta italiani (il nostro apporto è sempre significativo, nel bene e nel male, da camerieri insomma), ma il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni dice che non cesserà il dialogo con la Russia nel quadro, ovvio, dei tradizionali buoni rapporti. E se un qualsiasi altro Paese avesse fatto lo stesso alle nostre frontiere, per ragioni difficilmente comprensibili, che cosa avrebbero detto Gentiloni ed il governo di cui fa parte? Si sarebbero complimentati, forse, tanto “collaborazione e dialogo” non si negano a nessuno, neppure a chi fa la faccia feroce invece di portati un mazzo di fiori?

Il suicidio dell’Occidente, come ricordava James Burnham, è incominciato tanti anni fa. E prosegue grazie alle manie di una potenza-guida che ha smarrito la tempo il suo ruolo nel mondo e cerca di conquistarsene uno a spese di tutti.

Vi ricordate come esordì Barack Obama? Se ne andò al Cairo e tenne un discorso che venne da chiunque interpretato come incoraggiamento agli oltranzisti della Umma, la comunità islamica. Nel nome della pace, naturalmente. E, pochi mesi dopo, quando nessuno ancora sapeva quasi niente di lui e della politica che avrebbe perseguito, gli venne attribuito, in ragione di quella “apertura” al mondo islamico, addirittura il Premio Nobel per la Pace. Non si era mai vista tanta intempestività da parte dei Soloni scandinavi che ormai senza una bussola conferiscono il riconoscimento a chiunque per motivi che ai più sfuggono.

Obama chiude la sua presidenza con un altro colpo a sorpresa: inventandosi il nemico che non ha. E chi altri meglio di Putin potrebbe incarnare la figura del “grande cospiratore” contro l’Occidente?
Ci sembra un classico di antiche condizioni politiche: l’orgoglio di qualcuno genera il pregiudizio di altri. E questi ritiene che il solo modo per reagire efficacemente sia mostrare i muscoli, indifferente alle conseguenze. Il leader russo ha dimostrato tenacia nel rifiutare ingerenze americane nella sua sfera d’influenza; il leader statunitense ha risposto risentito e a lui si è accodata questa barzelletta di Unione politica che è l’Europa comunitaria. Da Washington parte l’ordine, da questa parte dell’Atlantico di esegue senza tentennamenti e discussioni: ieri le sanzioni, oggi la deterrenza. Immaginiamo che cosa sarà capace di fare con questa eredità Hillary Clinton.

La “nuova confrontazione”, come si diceva i tempi della guerra fredda, è appena iniziata e già s’intravedono gli spettri di una escalation le cui conseguenze sono facilmente immaginabili. Putin non se ne starà con le mani in mano. E può contare su alleanze potenti che possono destabilizzare la Nato, a cominciare dalla Turchia che non accetterà di spingere sullo stesso acceleratore della Casa Bianca. Se poi si considera che lo spostamento dell’asse dal conflitto con il radicalismo islamico a quello all’interno dell’Occidente, dove non tutti sono dello stesso avviso di Obama e dei suoi più stretti seguaci europei, potrà essere considerato come un assist insperato dal Califfato e dal mondo arabo più in generale (con le dovute sfumature, naturalmente), è facile comprendere la portata e il sapore di una frittata che di questi tempi è quantomeno irresponsabile proporre ad idioti commensali che non sanno come andrà a finire.

La stessa frittata che si chiamava “intervento umanitario” nei Balcani, “esportazione della democrazia” in Afghanistan e in Iraq, “primavere arabe” nel Maghreb e nel Mashrek. Sappiamo come è finita. Abu al-Bakri da Raqqa o nei paraggi comanda armate invisibile che quando e come vogliono aggrediscono l’Occidente. Il quale risponde con cortei o scriteriate scaramucce che non colpiscono mai l’obiettivo principale. Non potrebbe essere diversamente, del resto: quando mai una guerra è stata vinta senza una politica?