Solidarietà, volontariato e lotta in prima linea: la vita degli italiani in Donbass

di Redazione
15 Maggio 2017

In un mondo multipolare, in cui le distinzioni tra Oriente-Occidente, Destra-Sinistra, Capitalismo-Comunismo valide fino a pochi decenni fa, paiono ormai superate, non sono pochi oggi gli italiani che hanno deciso di portare il loro aiuto e di donarsi completamente alla causa delle repubbliche popolari del Donbass, in lotta contro il governo di Kiev. All’inizio si trattava di pochi singoli, ex militari e non, spinti dalla voglia di difendere armi in pugno una terra martoriata dall’aggressione del governo golpista ucraino. Poi, dopo i primi mesi di duri combattimenti, in Donbass sono giunti reporter, associazioni e volontari. Una macchina spontanea e scarsamente coperta dai media tradizionali, ma pronta ad aiutare dove ve ne fosse bisogno, al fronte o tra le retrovie, nella convinzione di essere dalla parte giusta della barricata, in difesa di un’Europa ormai sull’orlo del baratro.

“Alla base della mia decisione di venire a combattere in Donbass – spiega Andrea Palmeri, uno dei primi italiani ad imbracciare un Ak47 per difendere le repubbliche – vi sono state una serie di motiviazioni personali e la convinzione che qui si stesse combattendo una guerra anche per tutti gli uomini liberi d’Europa. Poi però, dopo aver riportato alcune ferite in combattimento, ho maturato l’idea di mettermi a disposizione dei bambini e di chi ne avesse bisogno, così da poter continuare a difendere questo popolo partendo dalle giovani generazioni”. Ed infatti è proprio grazie all’iniziativa di Palmeri e di alcune associazioni, prima tra tutte Orizzonte Solidale Onlus, che dall’Italia sono cominciati ad arrivare aiuti per migliaia di persone, bambini, anziani, malati e feriti di guerra. In un crescendo di solidarietà culminato con l’apertura del Centro di cultura italiana presso l’università di Lugansk.

“Orizzonte Solidale, insieme al Coordinamento Solidale per il Donbass – ha spiegato Marcello Berera, portavoce dell’associazione di volontariato – dal 2014 si batte affinché l’Italia venga a conoscenza della drammatica situazione che vivono le popolazioni al confine tra Russia ed Ucraina. In questi anni abbiamo avviato raccolte fondi per medicinali, giocattoli e materiale scolastico ed ultimamente abbiamo premiato i bambini del concorso “Per me l’Italia è…”, organizzato dal Centro di Cultura Italiana a Lugansk. Una goccia nel mare, forse – ha proseguito il giovane volontario italiano -, ma necessaria per annaffiare la speranza di un popolo che non trema e vuol continuare a vivere, nonostante la guerra”. Tassello fondamentale per una narrazione del conflitto non manipolata da canali ufficiali occidentali è poi il lavoro giornalistico svolto dalla DoniNews, l’agenzia stampa internazionale con base a Donetsk, che vede ormai da alcuni anni un giovane reporter italiano tra i suoi animatori. Vittorio Rangeloni, classe ’91, dopo aver lasciato Lecco si è trasferito in questo angolo di mondo, animato dal desiderio di raccontare la verità: “Sono arrivato in Donbass volontariamente per fornire un punto di vista sulla guerra alternativo – spiega Rangeloni -, dando voce alla gente che la guerra la soffre, senza filtri, diversamente da quello proposto da molti media occidentali i cui giornalisti hanno spesso scritto senza nemmeno aver mai messo piede a Donetsk o Lugansk”.

Ad esser giunto l’estate scorsa in Donbass è stato invece Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia, divenuto in breve tempo il principale interlocutore della Repubblica di Donetsk in Italia grazie, anche, all’apertura a Torino del primo “consolato” della repubblica filo-russa. A conferma di come la battaglia per la verità ed il riconoscimento internazionale delle ragioni delle repubbliche passi, sì attraverso conferenze e siti di informazione online, ma anche tramite canali “politici”. “Come unico Consigliere regionale italiano che si è recato di persona in Donbass in qualità di osservatore internazionale – spiega Marrone, ormai quasi pendolare tra Torino e Donetsk -, ho visto con i miei occhi i mortai ucraini bombardare le abitazioni civili. Da qui è partita l’iniziativa di costruire un percorso per il definitivo riconoscimento internazionale della Repubblica di Donetsk attraverso l’apertura del suo Centro di Rappresentanza in Italia. Un percorso che passi dalle relazioni diplomatiche con le istituzioni italiane, fino ai ponti che intendiamo costruire con l’imprenditoria italiana, così da spezzare – ha concluso Marrone – la morsa delle sanzioni inflitte da UE e Stati Uniti”. Se la strada che porta alla risoluzione del conflitto pare lunga e difficile, una certezza sembra però brillare negli occhi di tutti quegli italiani che vedono nelle repubbliche filo-russe la loro seconda patria: “alla fine il popolo del Donbass vincerà contro tutto e tutti”.

Edoardo Cigolini