Putin vs Obama: l’Europa resti fuori da un conflitto che non la riguarda

di Gennaro Malgieri
13 Ottobre 2016

Nello scontro tra Russia e Stati Uniti dov’è l’Europa? Quali che siano le ragioni di Putin che contesta ad Obama sostanzialmente l’inerzia nel combattere il terrorismo islamista e la volontà della sua amministrazione di estendere l’influenza americana nella Federazione e nei Paesi limitrofi una volta appartenenti all’Unione Sovietica, come l’Ucraina, l’Unione europea si affaccia alla finestra, guarda il panorama, si volge ad Est e scopre minacce che non esistono alla sua integrità (a meno di non voler considerare tali le intemerate del leader russo contro Hollande). Si volge poi a Ovest e scopre che la sua “salvezza” dipende dal Trattato transatlantico i cui benefici saranno, come da copione, tutti degli americani. Con buona pace di chi ha scelto per quieto vivere la subalternità ad un sistema egemonico che a suo piacimento combatte le guerre che gli convengono trascinando gli europei nella folle corsa all’ “esportazione della democrazia”. Dall’Afghanistan all’Iran, dall’Honduras (se lo ricorda Hillary Clinton) alla Libia (sempre la “presidenziabile” dovrebbe avere qualche sussulto nel rammentare cosa successe nell’ambasciata di Tripoli).

Certo, i bombardamenti su Aleppo fanno rabbrividire. Ma che cosa non procura lo stesso orrore nel martoriato Medio Oriente, per responsabilità anche dell’Europa priva di una visione mediterranea dei conflitti che infiammano la lunga striscia di terra che va dalla Siria al Maghreb e si estende nelle profondità dell’Africa settentrionale (centro di incubazione del nuovo islamismo), dove si è addirittura costituito uno Stato (Califfato), con i soldi degli alleati dell’Occidente stesso, fondato sul terrore e motivato dalla volontà di annientamento dei “crociati”?

È un deserto di morte la regione. E sarebbe stato più esteso questo orrendo deserto – riconosciamolo una buona volta – se gli islamisti avessero costituito uno Califfato caucasico avvalendosi delle risorse  petrolifere dell’area con l’obiettivo di saldare i musulmani del sud aggregandoli ad un progetto teso alla proclamazione della sharia, attrazione degli integralisti e qaedisti del Pianeta. Putin lo sventò opponendosi come sappiamo ai rivolgimenti in Cecenia, in Ossezia e nelle enclaves limitrofe. Anche allora, dov’era l’Europa che avrebbe scoperto più tardi e sanguinosamente, il volto del terrore in casa sua?

L’Unione mercantile di Bruxelles e Francoforte ha continuato ad adeguarsi ai voleri della presidenza Obama: sanzioni alla Russia. Un tempo, almeno dopo la fine dell’URSS, i governanti europei tendevano, sia pure con grandi difficoltà, ad attrarre la Federazione nata dalle macerie del sovietismo in una logica comune: di quegli statisti non c’è più traccia purtroppo. Sono i piccoli burocrati designati dai governi, perlopiù amministratori di un condomino litigioso chiamato Europa, ad assecondare i desiderata americani, senza chiedersi qual è l’interesse prevalente dei popoli del Vecchio Continente.

Non c’è necessità di scegliere tra due parti in campo, sia chiaro. Basta non farsi assoggettare in nome di un atlantismo che non ha più ragione di essere per tentare di praticare una politica conveniente agli europei. Ma per condursi in tal mondo ci sarebbe bisogno di elaborare una linea strategica autonoma, “terza” se si vuole, tra le parti che dominano la scena. Un’Unione omologata a questo o a quello non serve agli europei. Ed è per questo che la reiterazione delle ingiustificate sanzioni alla Russia non può che generare i paventati presupposti per un futuro conflitto, nello stesso momento in cui l’Europa avrebbe bisogno di lavorare, in unità di intenti, proprio con quel governo che più di ogni altro s’è esposto nel limitare i danni derivanti alla penetrazione islamista in Occidente.

Eurasia? È una vecchia idea. Non praticabile al momento e chissà se lo sarà mai. Ma una politica di prossimità sarebbe auspicabile tanto per evidenti questioni geostrategiche, quanto per indiscutibili consonanze culturali, a voler tacere di quelle  economiche e commerciali che tanto fanno gola agli investitori statunitensi dal momento che il mercato russo è ricco di potenziali opportunità. Ma Putin non ha interesse a svendere, né il Paese, né la sua identità.

Se l’Europa avesse a cuore i propri destini giocherebbe proprio la carta dell’identità e sceglierebbe, in autonomia, le sue politiche realisticamente, piuttosto che schierarsi con uno dei due contendenti come se la “guerra fredda” e la “cortina di ferro” fossero tornate d’attualità. L’Unione continentale non ha un’anima, come potrebbe avere una politica? È tutto qui il problema. Accontentarsi degli schiamazzi di un Hollande qualsiasi è veramente ridicolo, oltre che dannoso.