Matrimoni gay, il Messico dice no nell’indifferenza generale

di Redazione
14 Novembre 2016

Il parlamento messicano respinge la legge sulla legalizzazione dei matrimoni gay in tutto il Messico. La commissione del Congresso ha infatti detto un chiaro e forte “no” alla proposta di rivisitazione dell’istituto del matrimonio, dichiarando per bocca del suo presidente della commissione Edgar Castillo Martinez, che la questione è “totalmente e definitivamente conclusa”.

Fallisce dunque il reiterato tentativo del presidente messicano Enrique Peña Nieto che negli ultimi mesi ha provato in tutti i modi ad introdurre nell’ordinamento le nozze gay, con annesso diritto di adozione per le coppie omosessuali.

Il popolo messicano, raccolto sotto le bandiere del Frente Nacional por la Familia, è sceso in piazza per difendere il primato della famiglia naturale. Manifestazione di volontà popolare ignorata da Peña Nieto che, con il placet della Corte Suprema,  aveva scelto di andare avanti per la sua strada in nome dell’uguaglianza, della lotta alla discriminazione e dei “diritti umani”.

Il disegno di legge è stato così clamorosamente bloccato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati che con 19 voti contrari, 8 a favore e 1 astensione, ha rispedito al mittente proposta di legge. Una vittoria dei movimenti pro-famiglia tradizionale. Almeno per ora. I parlamentari che hanno votato “No” si sono giustificati ricordando che dovrebbero essere i singoli Stati federati a occuparsi del tema e non il Governo centrale.

Pochi chilometri più a Nord, intanto, in quegli Stati Uniti che hanno appena eletto presidente un Donald Trump “nemico” dei messicani, il tycoon si è espresso a favore delle nozze gay: “Sono legge, è stato stabilito dalla Corte Suprema, voglio dire, è cosa fatta”, ha risposto alla intervistatrice che gli chiedeva se approva la parità tra matrimoni etero e omosessuali. “Nessun problema, mi va bene così”, ha aggiunto.