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Macron il moralista che ci aizza contro gli jihadisti libici

Redazione di Redazione, in Esteri, del

Dopo le immagini che erano iniziate a circolare lo scorso aprile tornano a bruciare le bandiere tricolori in Cirenaica, nella fetta di Libia sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, capo di stato maggiore dell’esercito libico che fa ancora capo alle autorità di Tobruk. A scatenare le ire di Haftar il rinnovo degli accordi tra Matteo Salvini e il governo guidato da Fayez al Serraj per fermare le partenze di immigrati dalle coste libiche.

Fonti sentite da Defense News fanno trapelare l’irritazione dell’Italia con la diplomazia francese per il sostegno transalpino ad Haftar. Non è un caso, infatti, che sia a Bengasi che nelle ultime settimane sta montando l’odio contro l’Italia e gli italiani. E a fomentarlo sono le televisioni controllate dal maresciallo sostenuto da Macron. Come riporta il Messaggero, vengono riproposti a tambur battente filmati contro l’Italia “fascista e coloniale”, che rivangano Omar al Mukhtar, l’eroe della resistenza libica alle politiche coloniali di Benito Mussolini e impiccato dagli italiani nel 1931 a sud di Bengasi. Non solo. Questo revanchismo viene condito con le immagini del Tricolore italiano dato alle fiamme, twittate poi all’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, e all’Eni, e con le interviste alle tribù della Cirenaica che invocano il jihad contro Roma.

I capi, Jawazi sulla televisione libica, di proprietà proprio del generale Haftar, Libya Al-Hadat, si sono definiti «pronti alla guerra santa». La doppia morale di Macron non finisce mai di stupire: come se non fosse consapevole delle responsabilità francesi nel processo di destabilizzazione della Libia, con conseguenti inestimabili danni economici per l’Italia, chiude un occhio e mezzo sulle minacce all’Italia da parte dei leader tribali che proprio dalle ceneri di Gheddafi hanno rivendicato un potere tutt’altro che democratico. E non pago, di fronte al racket di immigrati clandestini implementato proprio da queste mini rivoluzioni locali, non esita a prendere le distante le scelte politiche dell’Italia.

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