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L’alt-right Usa: cosa c’è da sapere sul movimento che ha lanciato Trump

Redazione di Redazione, in Esteri, del

La recente affermazione elettorale di Donald Trump ha portato ad una relativa ribalta la cosiddetta Alt-Right statunitense, che in maniera eterodossa, su questo gli analisti politici d’oltreoceano sono concordi, ha contribuito alla vittoria del neo presidente americano sulla sua rivale Hillary Clinton, sovvertendo ogni pronostico. Ma innanzitutto cos’è l’Alt-Right? Essa può essere inquadrata come un movimento politico che rifiuta le tradizionali correnti del conservatorismo americano, e che coniuga un linguaggio diretto con una prassi spregiudicata. Fondamentali per la sua diffusione sono stati siti dove è possibile pubblicare in forma anonima come 4chan e 8chan. Non essendo in alcun modo strutturata è difficile rintracciarne le origini.

Probabilmente l’Alt Right è stata definita come tale per la prima volta da Richard Spencer (animatore del National Policy Institute, NPI) o forse da Paul Gottfried, definito come un paleoconservatore. La sua definizione più pregnante è la seguente: “Ecco come capire cos’è l’alt-right: pensate a ciò che è giusto [right], poi pensate a qual è l’alternativa a ciò che è giusto” (Stefan Colbert). Insomma la quintessenza del rifiuto del politicamente corretto. Definito quindi questo perimetro larghissimo dentro vi si possono trovare i temi più disparati: dalla critica all’immigrazione e alla società multirazziale, al femminismo, ai matrimoni gay, alla propaganda gender, alla globalizzazione, passando per l’idiosincrasia per i potentati economici, le minoranze illuminate del mondo culturale ufficiale ed il rifiuto per i media mainstream. Sì esatto, populismo… Se infatti il leitmotiv di Trump per tutta la campagna elettorale è stato quello del ‘popolo contro le élite’ (ed emblematico in tal senso è stato il suo discorso d’insediamento) sarebbe approssimativo liquidare tutta l’A-R come un vento di protesta e basta.

Animata in gran parte da individui bianchi, maschi, eterosessuali e produttori (categorie ancora maggioritarie negli Stati Uniti ma sempre più messe paradossalmente alla berlina) essa dimostra un elevato grado di interpretazione del reale. A parte le storture croniche delle società occidentali che danno ai populismi (siano essi più o meno dei meri qualunquismi) ben più di una ragione di esistere in questa nuova tendenza politica americana si possono distinguere due livelli. Ad un primo livello superficiale possiamo trovare la gran massa degli scontenti, che si sentono a disagio ed emarginati dalla società di massa ormai avviata verso il post capitalismo e che esprimono la loro frustrazione attraverso piattaforme telematiche come Reddit o social network vari. Qui, l’informazione prodotta dai canali ufficiali proprio non arriva o se arriva vien bellamente ignorata, soppiantata da una controinformazione puntigliosa (Breitbart, The Daily Beast, etc.), che confina con le famigerate fake-news.

Non che però i media tradizionali ne siano immuni, anzi. Ma qui si entrerebbe nella discussione su quanto un fatto possa essere presentato sotto diversi punti di vista o aspetti prima di diventare altro, discussione che meriterebbe ben altro spazio. Su tali piattaforme alternative frequentate dai supporters dell’A-R (che magari non sanno neanche di esserlo) si trovano gli incomprensibili (per chi non le bazzica abitualmente) meme di Pete the Frog, inizialmente un innocuo ranocchio divenuto icona del politicamente scorretto, ritratto mentre si beffa di immigrati clandestini, terroristi islamici e lobby gay. Per dare un’idea di quanto tutto questo, che sembrerebbe un passatempo di nessuna valenza politica, abbia avuto un impatto sulle elezioni presidenziali della prima potenza mondiale è utile ricordare le reazioni isteriche del campo di Hillary Clinton quando l’account twitter ufficiale di Donald Trump ritwittò un post che vedeva Pete the Frog negli inequivocabili panni del candidato repubblicano, scatenando decine di migliaia di condivisioni e di commenti.

Sempre Trump (ovviamente catalizzatore massimo di tutto questo movimento) è stato rappresentato sul web in innumerevoli contesti vaporwave, tra alberi di palma e tramonti rosa. Come agenti in tutto questo calderone ci sono provocatori di professione come Milo Yiannopoulos, gay ma contro i matrimoni omosessuali, miliardari anti-establishiment come Peter Thiel o esperti di dinamiche internettiane come Mike Cernovich che ebbe a dichiarare: “I new media sono io”. Sicuramente presuntuoso ma non lontanissimo dal vero. Sempre in questo primo livello, ma con le antenne maggiormente puntate verso il secondo, si può collocare Steve Bannon, dotato di un maggior senso politico, fondatore di Breitbart e ora nominato da Trump Consigliere anziano del Presidente, dopo averne curato la campagna elettorale. A questo secondo livello, più profondo e radicato, si situano gli uomini e le strutture che ne sono emanazioni che hanno una maggiore preparazione in materia di critica al mondo moderno. Il riferimento a Julius Evola non è casuale. Difatti gli esponenti più consapevoli dell’A-R hanno letto, studiato e si sono formati sui più noti pensatori del tradizionalismo e del conservatorismo europeo e della Nouvelle Droite francese. Oltre al già citato Evola si possono ritrovare riferimenti a Carl Schmitt, Ernst Junger o ai viventi Alain de Benoist e Guillame Faye.

Tra gli affermatori di questa ‘nuova destra americana’ che non si riconosce né nel conservatorismo classico made in Usa né nel suo upgrade di bushiana memoria troviamo il già citato Richard Spencer, con il suo think tank National Policy Institute, Kevin McDonald (Occidental Observer), Jared Taylor (American Reinassance) e Greg Johnson. Come campione del più criptico Dark Enlightment può essere annoverato Mencius Moldbug, pensatore neoreazionario e scienziato informatico. Tutte queste personalità ed altre hanno seminato le loro idee per quasi un decennio (coinciso con i due mandati di Obama), contribuendo a creare un humus culturale che ha atteso un personaggio carismatico e fuori dagli schemi che ha deciso di candidarsi alla Casa Bianca per concretizzarsi come progetto politico. Sia chiaro, Donald J. Trump non è mosso dall’A-R e neanche ne fa parte; ma i più accorti intellettuali della stessa hanno ravvisato nella sua candidatura la possibilità di far germinare agli occhi dell’opinione pubblica americana quei semi che avevano piantato, sia pure in forma edulcorata e volgarizzata.

A Trump di queste tematiche non deve importare molto ma alcuni membri del suo staff (Bannon in primis) quantomeno le conoscono e non sono insensibili all’istanze e alle fascinazioni dell’A-R. In che modo quanto appena successo negli Usa influenzerà la cultura politica del resto del mondo e in particolar modo dell’Europa e di casa nostra? Ad onor del vero, al netto del vento populista che può adesso far garrire la sua bandiera a Washington (con tutta la legittimazione politica che ciò comporta) e ad un pò di considerazioni che chi vuol far politica dovrebbe ormai aver introiettato (ovvero che il voler essere moderati a tutti i costi non paga più da tempo e che l’astensionismo ed in generale il disinteresse verso la politica da parte un pò di tutti permettono a minoranze organizzate balzi in avanti in tempi rapidissimi) almeno per quanto riguarda l’Italia è forte la sensazione di deja vu.

Un tycoon che non ha mai fatto politica scende il campo per ristabilire la sovranità popolare contro i burocrati e la ‘vecchia politica’ facendosi portatore di idee fuori degli schemi ed in odor di zolfo, affermandosi incurante dei propri alleati scomodi e mefistofelici (anzi annettendone davanti all’opinione pubblica i dettami). Vi ricorda qualcosa? E se appunto qui tale campanella è già suonata nel 1994, nel 2001 e nel 2008 allora forse quello che vediamo in atto negli Usa è un format da queste parti già sperimentato e rodato. Quindi ancora una volta la vecchia Europa dovrà inventarsi, anche grazie a questi risultati politici globali che rimescolano le carte in modi non consueti, nuove sintesi, nuove formule e nuove soluzioni per provare almeno a salvare se stessa.

Giovanni Pucci
Redazione

Redazione

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2 risposte a “L’alt-right Usa: cosa c’è da sapere sul movimento che ha lanciato Trump”

  1. Giuseppe giubilei ha detto:

    Bravo,un’analisi profonda e intelligente sullo scenario attuale USA.
    Mi permetto solamente di aggiungere che la “massoneria” bostoniana ultraconservatrice, da sempre giuda occulta del paese e i militari hanno spinto forte anche loro. Palese la necessità per queste due forze di ristabilire un pò di regole dopo l’autunno del mediocre Obama.

    • Giovanni Pucci ha detto:

      Grazie. Ovviamente le ‘forze’ che si sono mosse per l’elezione di Trump sono molteplici, non essendo il posto di Presidente degli Usa demandato alla ‘scelta del popolo’… Però volevo qui concentrarmi su l’A-R.

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