La disastrosa politica estera del governo Gentiloni
9 Febbraio 2017
Il vero “capolavoro” del governo Gentiloni sono le sue posizioni e i suoi provvedimenti in politica estera. Si può dire che finora, con una precisione difficile da trovarsi, le abbia sbagliate tutte. Subito insediato fece sentire la sua vicinanza per Hillary Clinton unendosi al coro internazionale dei Democrat e dei loro scudieri mediatico-culturali. Anche le sue dichiarazioni sul rinforzare l’azione della NATO sembrano quanto meno inopportune, visto il fatto che lo stesso nuovo presidente USA ha annunciato di volerne ridimensionare il ruolo. Ora gli accordi per la regolamentazione dei flussi migratori con la Libia sono andati a buon fine ma con il governo sbagliato, quello Sarraj, debolissimo rispetto a quello Haftar che è appoggiato da tutte le altre superpotenze compresa la Russia.
Insomma per Gentiloni riuscire a cogliere lo spirito del tempo non sembra affatto il suo forte. Sul caso diplomatico per la morte di Regeni, la mossa giusta sarebbe stata di avviare la disputa più che con l’Egitto con l’Inghilterra, visto che è lì la centrale di spionaggio della quale il povero Giulio è stato vittima inconsapevole. Altra vicenda importante è tutta la gestione della questione terrorismo, affidata al duo Minniti-Alfano. Ora non sappiamo fino a che punto il governo politico abbia finalità di azione per quanto riguarda questa questione, si andrebbero a toccare infatti dei piani del potere sui quali la politica può ben poco. Ma alcune vicende come quella dell’attentato a Berlino, con il “presunto” attentatore libero di scorrazzare sul territorio italiano e con la quantomeno inopportuna pubblicazione delle foto del poliziotto che ha sparato, fanno pensare ad una cattiva gestione del tutto. Si potrebbe giungere alla conclusione che uno solo di questi elementi fuori posto, e ce ne sono più di uno a partire proprio dall’attentato, è utile per invalidare tutta la teoria.
Tutt’altre dovrebbero essere invece le mosse del governo riguardo la questione esteri. Proprio di ieri le dichiarazioni di Draghi di contrarietà all’uscita dall’EURO e alle politiche protezioniste economiche di Trump, ci fanno capire che è proprio quella la strada giusta perché temuta dal capitale finanziario. Altro punto fondamentale è la questione NATO, è necessario costruire un asse di forze politiche e paesi che possa portare all’uscita dall’alleanza atlantica. La Le Pen ha annunciato, una sua vecchia posizione del resto, la possibile uscita della Francia con una sua vittoria alle presidenziali. È rompendo lo schema sinistra/destra che si possono creare dei reali fronti che portino all’uscita dall’Euro, dalla NATO e alla creazione di una vera Unione Europea dei popoli che guardi ad est, e che si affacci su un mondo multipolare e pacifico. Il blocco che sostiene le élite finanziarie lega la destra turbo-capitalista e la sinistra della retorica dei diritti, quindi tutto ciò che agisce in contrapposizione a questo schema è positivo, che venga dalla sinistra, dalla destra radicale o da formazioni nuove come il Movimento 5 Stelle e il Partito Pirata.
Per ciò è impossibile che la maggioranza di governo attuale possa effettuare una sola di queste manovre politiche, anzi bisogna solo sperare affinché si limitino nei danni al popolo italiano. La Brexit italiana c’è stata, è stata il referendum sulla costituzione, lì i poteri forti avevano puntato, e la risposta popolare c’è stata. Adesso è opportuno provare con una strada politica nuova che sia il M5S o il blocco sovranista della destra, visto che sul fronte della sinistra il PD, i vari Vendola e Fassina sono riusciti a desertificare tutto. È questa la tanto invocata regola dell’alternanza, che piaccia o no agli apostoli del cosmopolitismo democratico che gridano all’ignoranza degli elettori (vedi Brexit o elezione Trump) o mettono in discussione il suffragio universale (vedi Napolitano sul referendum costituzionale).