Emiri, banche e assicurazioni: i finanziatori di Hillary sono il male

di Redazione
31 Ottobre 2016

Hillary Clinton procede spedita verso la vittoria delle elezioni presidenziali americane. I tracking polls, i sondaggi tradizionali, le mappature elettorali, le analisi ed i modelli di FiveThirtyEight, i big data, qualunque strumento statistico è sicuro del suo trionfo, quasi solo Rasmussen Reports persiste nel dare Trump favorito sul piano nazionale. Nonostante il recupero in Florida, i now cast di Nate Silver, uno che sta cercando di cambiare alla base il concetto di giornalismo, dicono che non sono mai esistite delle possibilità concrete di vittoria per Trump.

Il tycoon continua a dichiarare che è la stampa a rifiutarsi di ammettere il suo vantaggio. Vedremo. Le sensazione che arriva in Italia è che questi due candidati, comunque vada, resteranno nella storia come i più invisi ai cittadini degli States tra quelli mai presentatisi fino ad oggi. Non è un caso che la popolarità di Obama cresca ogni giorno di più mentre ci si avvicina all’otto novembre. L’isolazionismo del candidato repubblicano e l’ interventismo di quello democratico influiranno sulle sorti del vecchio continente. Capire da dove vengono i soldi con cui il prossimo presidente degli Stati Uniti sta promuovendo la sua campagna elettorale, è un mezzo di facilitazione niente male. La Clinton è quella che ne ha raccolti di più e che ne ha spesi di più. Da dove vengono? Che ruolo hanno per il destino dell’occidente? La trasparenza degli Usa dà la possibilità di comporre un’elencazione esaustiva.

Partiamo dalla Clinton Foundation, organizzazione esistente dal 1997, nata con l’obiettivo di creare una biblioteca in Arkansas e finita per presentare bilanci annuali da centinaia di milioni di dollari. L’Arabia Saudita avrebbe donato tra i 10 e i 25 milioni di dollari, il Kuwait tra i 5 e i 10, Qatar, Emirati Arabi ed Oman tra 1 e 5 milioni di dollari. Agli stati andrebbero aggiunte le fondazioni private ed i singoli: la Dubai Foundation, Al Dabbagh Group Holding, Turki bin Faisal Al Saud e Al-Walid bin Talal. Un composito mix, dunque, di quella che rappresenterebbe la crema economica del mondo Wahhabita. Cos’è il Wahhabismo? Una corrente sunnita islamica che interpreta alla lettera il Corano, fonte di un’immensa attività propagandistica tra creazione di moschee e scuole coraniche. Sosterrebbe la “al-wala’ wal-bara”, una teoria per cui ogni buon musulmano debba avere pregiudizi verso chi non lo è. Con tutti i distinguo del caso, non i paladini dei diritti umani, dell’uguaglianza tra i sessi, della libertà d’espressione e di tutte le storiche battaglie di Hilary Clinton. Sempre all’interno di questo composito elenco si troverebbe Mohammed Hussein al-Amoudi, che avrebbe donato 300.000 dollari all’Islamic Assembly of North America, ente che sarebbe finito sott’inchiesta dell’Fbi per contiguità col jihadismo.

Tra i contributi compresi tra 1 e 5 milioni di dollari si dovrebbero leggere i nomi di Nasser al-Rashid e Walid Juffali, altri due uomini d’affari sauditi. Passiamo ai potentati finanziari. Un’inchiesta del Washington Post ritiene che Hillary Clinton abbia ricevuto più di 3,7 milioni di dollari dai discorsi privati organizzati con l’establishment di società finanziarie e gruppi bancari. Goldman Sachs avrebbe dato alla Clinton 675 mila dollari per tre dissertazioni. Bernie Sanders aveva usato toni forti rispetto questa questione durante le primarie. Questa banca, infatti, non solo pagherebbe grosse cifre ai coniugi Clinton ma avrebbe anche aiutato Marc Mezvisnky, marito di Chelsea Clinton, a far nascere il fondo Eaglevale Partners. Notizia confermata dal New York Times. La Federal Election Commission ha indicato che, alla fine dello scorso Dicembre, 21,4 milioni di dollari dei fondi per la campagna di Hilary derivavano da donazioni fatte da compagnie di assicurazione, hedge found, società di servizi finanziari e banche. George Soros, inoltre, avrebbe donato circa 8 milioni di dollari con il Super Pac “Priorities Usa Action.” Il finanziere Donald Sussman, invece, due. C’è una questione, inoltre, legata agli OGM.

Gli ambientalisti in Iowa hanno soprannominato Hilary “la sposa di Frankenfood”. Tra i sostenitori della Clinton Family Foundation, insomma, troviamo la Monsanto. Il legame di quest’azienda con la prossima probabile Presidente degli Stati Uniti d’America oltre che dalle donazioni alla fondazione, sarebbe stato consolidato dall’aver nominato Jerry Crawford, lobbista vicino alla Monsanto come consigliere per il Super Pac “Ready for Hilary”. Direttamente consequenziale alla volontà di far proliferare il cibo OGM, sarebbe il sostegno arrivato dalla fondazione “Bill e Melinda”, l’ente della famiglia Gates accusata dagli stessi ambientalisti di promuovere una sorta di “eugenetica costruttiva”, proprio in virtù dei legami con la Monsanto. Le fonti di questa storia sono trueactivist.com e il Washington Times. Sempre nel novero dei donatori si troverebbero, in seguito, la Coca Cola Company, associata alla fondazione Clinton per una cifra tra i 5 e i 10 milioni e la Rockefeller Foundation del presidente Judith Rodin che avrebbe versato tra i 10 e i 25 milioni.

Un articolo di Fausto Biloslavo per IlGiornale, poi, segnala che il Forum del Medio Oriente, un’associazione indipendente che monitora i politici degli Stati Uniti, sostiene che Hilary abbia incassato 19.249 dollari dal Cair, il Consiglio delle relazioni americano-islamiche, gruppo che sarebbe stato dichiarato organizzazione terroristica dagli Emirati Arabi Uniti. Oggi si sta scatenando Michelle Obama in un accorato sostegno alla candidata dem. Se la sua vittoria fosse davvero così scontata, non verrebbero messe in campo tutte queste risorse, dall’ex first lady, a Biden, ad Obama stesso. In America c’è un terzo partito, quello degli inascoltati, che voterà Trump e potrebbe regalare a tutti questi finanziamenti e finanziatori un’enorme spiacevole sorpresa. Michael Moore a Rolling Stone ha dichiarato che Trump vincerà e sarà il più grande vaffanculo della storia degli Stati Uniti.