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Catalogna, dove comincia e finisce il principio di autodeterminazione

Redazione di Redazione, in Esteri, del

Con l’ottenimento della maggioranza dei seggi al parlamento della Generalitat, le forze indipendentiste Catalane lanciano la sfida al governo spagnolo. Già il presidente della comunità autonoma, Artur Mas, aveva dichiarato che in caso di vittoria avrebbe avviato le procedure per staccare la regione da Madrid.

L’indipendentismo catalano, si muove sostanzialmente sui parametri degli interessi economici locali. Infatti, la regione è molto ricca, e insieme ai Paesi Baschi è la parte più ricca della Spagna. Questa motivazione, insieme anche ai possibili scandali corruzione che coinvolgono il presidente Artur Mas, hanno fatto si che dal 2011, a seguito della vittoria del PP, partissero le rivendicazioni indipendentiste. Tutto grazie anche ad una campagna di manipolazione mediatica sapientemente costruita, attraverso l’alterazione dei dati economici. In essa si diceva che una cifra pari a circa 16 miliardi all’anno (8,5% del PIL) veniva ceduta al governo centrale attraverso la leva fiscale. Gli stessi dati, tuttavia, furono smentiti dal Consigliere economico del governo della Generalitat, Màs Collel, che li ridimensionò a circa 3,3 miliardi (1,5% del PIL).

Su queste basi si fonda la questione catalana, che sta a metà tra rivendicazioni di tipo separatistico e legittime aspirazioni all’autodeterminazione. Certo concedere l’autonomia solo sulla base di forti condizioni economiche non sarebbe tanto giusto. Si potrebbero fare paragoni con la Scozia, che ha visto gonfiare le sue spinte indipendentiste proprio quando si prospettavano buone possibilità di godere dei frutti del petrolio. A livello internazionale ricordiamo, poi, il caso degli Emirati Arabi Uniti, la zona più ricca dell’Iraq. In seguito alla sua separazione dallo stato nazionale si scatenò la prima guerra del golfo. Inoltre pensiamo anche a tutta la vicenda dell’indipendenza della cosiddetta Padania, in Italia. Anch’essa risponde sostanzialmente a mere esigenze economiche del Nord, abilmente fomentate per anni dalla Lega. Tuttavia, il discorso sarebbe ribaltabile sulle questioni del indipendentismo basco, che invece viene salutato con favore proprio da quelli che si oppongono a quello catalano.

Da qui sarebbe necessario effettuare una serie di riflessioni su fin dove comincia e finisce il sacrosanto diritto all’autodeterminazione. È opportuno stabilire quanto debbano essere forti le componenti a carattere storico-geografico, tradizionale, culturale ed etnico-identitario per far scattare questo diritto. Queste componenti in Catalogna sono comunque presenti, ma a questo punto entra in gioco anche il fattore economico-finanziario e la relativa sovranità. Sarebbe meglio, allora, vincolare la questione economica all’interno di un quadro di reale autonomia rispetto a centri di potere esogeni (UE, lobby e speculatori della finanza vari). Un’autonomia che però coinvolga “tutto” lo stato nazionale.

In tal modo l’autodeterminazione sarebbe sganciata da semplici parametri di separatismo egoistico e peggio ancora eterodiretto da centri di potere come la Open Society Initiative for Europe di George Soros. Questa ha già finanziato con 27.049 dollari le attività del Consiglio per la Pubblica Diplomazia di Catalogna, agenzia a sostegno della coalizione indipendentista. Soros, tra l’altro, aveva già investito nel 2014, in quel di Barcellona, sull’argomento xenofobia ed euroscetticismo con seminari e giornate ad hoc.

Riguardo alle relazioni con la UE, la recente proposta di legge di “Transitorietà giuridica e fondativa della Repubblica”, presentata dal fronte indipendentista stabilisce, all’articolo 13 del “regime giuridico della continuità”, che “le leggi organiche dello Statuto di autonomia e della Costituzione spagnola vigenti al momento dell’entrata in vigore della presente legge, assumono rango di legge ordinaria se non sono state incorporate nella presente legge e purché non la contravvengano”.

Ci si chiede allora perché non si rifiuta chiaramente la legge organica di stabilità o l’articolo 135 della Costituzione spagnola. La risposta indiretta a questo viene dall’articolo 14 che ha come titolo “Continuità del diritto dell’Unione europea”. Le norme sulla “Continuità del diritto dell’Unione Europea” stabiliscono che esse continueranno ad applicarsi per gli obblighi che riguardano le istituzioni catalane e che suddette norme si integreranno automaticamente nell’ordinamento giuridico della Catalogna. La vicenda in relazione all’UE, e la risposta di questa alle aspirazioni indipendentiste è, dunque, un ulteriore parametro sul quale valutare la giustezza dell’indipendenza catalana.

Roberto Siconolfi
Redazione

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