Brasile, raddoppia la condanna a Lula: 24 anni di carcere

di Redazione
7 Febbraio 2019

L’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è stato condannato a ulteriori 12 anni e 11 mesi di carcere sempre con l’accusa di corruzione, nel caso specifico di aver accettato doni e regalie (in particolare una casa colonica) dal gruppo di costruzione OAS, coinvolto in un’ampia rete di mazzette. Lula, in prigione dalla scorsa primavera, nega tutte le accuse dicendo di essere un perseguitato politico e di essere stato condannato solo per evitare che si candidasse alle recenti elezioni politiche (che, secondo i sondaggi avrebbe potuto vincere) e porta a dimostrazione della sua tesi il fatto che il giudice che lo ha condannato, Sergio Moro, ha rassegnato le dimissioni per diventare ministro della Giustizia nel governo del neoeletto presidente Jair Bolsonaro. L’ex presidente, che sta scontando una pena di 12 anni, se l’è vista raddoppiare, a 24, da una nuova sentenza. E secondo la legge brasiliana, non uscirà prima dei prossimi otto anni.

Gli avvocati di Lula hanno obiettato che la casa non appartiene all’ex presidente ma a un suo amico, ma la giudice che l’ha condannato stavolta, Gabriela Hardt, ha risposto che la frequentava più spesso dell’amico e che «non c’è alcun dubbio» che Lula fosse consapevole delle tangenti. Sono stati condannate altre dieci persone tra cui due alti dirigenti delle aziende. La nuova condanna rende poco plausibile un ritorno in politica del 73enne Lula, cosa auspicata dai molti che lo sostengono ancora in Brasile.

La sinistra brasiliana e il Partito dei Lavoratori sono destinati a restare orfani del proprio leader e padre fondatore, l’uomo che – con la sua narrazione sul compagno sindacalista divenuto presidente – ha saputo per un lungo periodo raccogliere sotto la propria ala milioni di lavoratori sindacalizzati e decine di migliaia di ex oppositori delle giunte militari brasiliane. Una dimensione che non è stata scalfita nemmeno dall’impeachment rimediato da chi avrebbe dovuto proseguire la sua epopea, quella Dilma Roussef che Lula avrebbe addirittura voluto riproporre con incarichi di governo qualora avesse potuto concorrere, e vincere, contro Bolsonaro. Tutti sogni destinati a rimanere tali.