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Al Baghdadi morto? Ma dietro al Califfo sono in 12 a comandare l’Isis

Redazione di Redazione, in Esteri, del

“Il Califfo al Baghdadi non controlla più l’Isis: è solo l’immagine dell’organizzazione. Il potere è in mano a un comitato di 12 figure”. A dirlo è Hamad al Ramadan, giornalista siriano, direttore di Euphrates Post, un giornale online che ha corrispondenti nei territori siriani controllati ancora dall’Isis fra la città di Deir az Zor, al confine con l’Iraq, e Raqqa.

Quello stesso Califfo, il terrorista più ricercato al mondo, che sarebbe stato ucciso il 10 giugno a Raqqa durante uno strike aereo delle forze armate siriane. Quando la televisione di Stato siriana ha lanciato la breaking news, nessuna fonte ufficiale si è preoccupata di confermarla. Ma nemmeno di negarla. Adesso, però, il ministero della Difesa russo ha affermato che un raid dell’aviazione militare di Mosca potrebbe aver ucciso il Califfo nero.

Secondo l’agenzia Tass, l’attacco aereo in cui al Baghdadi avrebbe trovato la morte è avvenuto nella periferia meridionale di Raqqa a fine maggio (probabilmente il 28). Nel mirino dell’aviazione di Mosca ci sarebbe stato proprio un summit di leader dello Stato islamico riuniti per discutere delle possibili vie di fuga dalla città. Tra i trenta comandanti ammazzati ci sarebbe anche il Califfo. “Il ministero della Difesa russo – ha aggiunto l’agenzia Ria – è impegnato nella ricerca di conferme”.

Dopo le sconfitte sul campo che hanno portato alla scomparsa dell’entità statale dell’Isis in Iraq e Raqqa. Ora, i centri di comando si sarebbero spostati a Deir az Zor, aggiunge al Ramadan. Il comitato di negoziazione, secondo il giornalista siriano, è composto da 12 leader e sarebbe stato formato proprio a causa delle varie sconfitte sul campo che hanno accentuato i problemi all’interno dell’Isis e per questo le figure più importanti, nascoste dietro le quinte per molto tempo, hanno preso in mano le redini del comando. “Oggi i dissidi più importanti sono fra i combattenti algerini e marocchini. Ogni gruppo ha una sua visione; si danno a vicenda dell’infedele”. Questa divisione durerebbe da oltre dieci mesi e per questo i leader del comitato sono tutti “provenienti dall’Asia, dal Golfo o dall’Iraq. Ma possiamo dire che a comandare sono gli iracheni”.

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