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Il governo non c’è ma Piazza Affari vola: quando la politica è nemica della finanza

Redazione di Redazione, in Economia, del

Che la Borsa vada su e giù, nel tempo, è cosa arcinota. Tuttavia fa impressione vedere con quale forza il mercato italiano stia risalendo la china proprio adesso, quando dalle urne del 4 marzo è uscito forse il peggior risultato della storia italiana in termini di governabilità. Ieri l’indice dei principali 40 titoli (Ftse Mib) ha chiuso a 24.265 punti, in rialzo dell’1,2%. Per trovare Piazza Affari a questi livelli, sopra quota 24mila, bisogna fare un viaggio nel tempo di quasi 9 anni. Qualcuno poteva pensare che la certificata ingovernabilità – con il rischio di elezioni anticipate e al buio, piuttosto che con quello di una crisi istituzionale allargata anche al Quirinale – avrebbe maldisposto gli investitori. Anzi, è anche uno dei tormentoni che provengono di solito da Bruxelles per “minacciare” in modo nemmeno tanto velato le classi politiche “indecise”. Invece no, niente. Dal 4 marzo a ieri l’indice principale della Borsa di Milano è cresciuto dell’11,2%, contro il 6,6% di quella di Francoforte o il 7% di Parigi. Wall Street nello stesso periodo è addirittura negativa. Un altro indice di forza dei nostri mercati, lo spread tra i rendimenti dei Bund e quelli del Btp, dopo le elezioni è sceso fin sotto i 120 punti: non accadeva dall’estate del 2016.

Proprio quello spread che fino a pochi anni fa poteva persino far cadere governi.

Una possibile spiegazione tecnica c’è, come riporta Marcello Zacché su Il Giornale: la miscela tra la liquidità della Bce, che continua a comprare titoli di Stato, e la ritrovata salute delle banche italiane, da cui dipende circa il 70% delle variazioni dell’indice di Borsa, e che hanno le tasche piene proprio di titoli di Stato. Dopodiché c’è anche un’altra spiegazione. Per nulla tecnica, ma molto realistica.

È che nell’era della globalizzazione e delle tecnologie e dopo l’esperienza della grande crisi, la politica ha mostrato tutta la sua nudità. Impotente se non addirittura dannosa. A maggior ragione in Italia, dove più che altrove è litigiosa e inconcludente.

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