Per poter dialogare nel mondo globale bisogna prima tracciare una via
1 Marzo 2017
Caro Francesco, il tuo lungo intervento pone vari piani di riflessione e sarebbe penalizzante per un dibattito serio sintetizzare le varie riflessioni in una replica di poche righe. Messe insieme tutte queste riflessioni danno un quadro davvero avvilente del nostro tempo ma sono, appunto, tante e troppe per provare a districarle nello breve spazio di un articolo. Sottolinei la tua ‘fede’ progressista, citi autori a me cari come Heidegger e Schmitt, ti incammini lungo le vie tortuose del liberismo, del nichilismo, della laicità, fai una distinzione tra ‘comunitari e liberal’, richiami la ‘terza via’ di Blair, e segnali con arguzia e puntualità mille altre cose. In realtà, e forse in maniera inconsapevole, hai messo in risalto due elementi che contraddistinguono il nostro tempo e che ne rendono i viluppi sempre più ingarbugliati e inestricabili: la complessità e la trasversalità delle questioni. Il nostro è un tempo nuovo, privo di riferimenti saldi ma soprattutto ancorato a qualunque cosa si muova nello spazio immenso della globalità.
Facciamo fatica a tenere vivi i vecchi riferimenti che sembrano superati e inutilizzabili; allo stesso tempo, i nuovi paiono sempre cangianti e privi di solide fondamenta. Ed allora se i ‘nuovi valori’ sono liquidi e i vecchi li stiamo progressivamente abbandonando, cosa fare? Perché la questione è sempre la stessa. Non è tanto discernere ciò che di un autore possa essere condivisibile o meno; cosa possiamo fare nostro di una teoria politica o economica. La questione è un’altra, ed è la direzione di senso. Per utilizzare un banalissimo ma credo utile paragone noi siamo come quegli amici che in macchina continuano a discutere se aumentare la velocità o diminuirla, sostare per un po’ su una piazzola di sosta oppure no, percorrere l’itinerario sulla terza o seconda corsia. Peccato però che ci si trovi in autostrada e il percorso non può essere mutato.
La destinazione è infatti prestabilita e i conflitti rappresentano delle tappe intermedie verso la globalizzazione economica e il progresso indefinito della tecnica con tutti i loro correlati connessi ai diritti del lavoro, alla libertà personale, allo sfaldamento degli Stati-nazione, e così via. Vista dunque da questa prospettiva la questione centrale di ogni dibattito che si rispetti dovrebbe essere sempre e primariamente indirizzata sulla destinazione possibile. Decisa quella, potremo poi tentare di utilizzare anche vecchi arnesi delle culture politiche ma in questa epoca storica dobbiamo decidere se optare per la resa e quindi giungere a destinazione oppure tentare di scorgere un’altra.