L’elezione di Trump cartina al tornasole della modernità

di Redazione
30 Novembre 2016

Il vero problema che si pone dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e che assilla i commentatori internazionali, ma italiani in primis, è il seguente: quale sarà la sorte dell’orto della Casa Bianca coltivato con tanto amore da Michelle Obama per otto anni? Magari il magnate nella sua rozzezza lo raderà al suolo per far posto ad un campo da golf per i suoi amici ricconi?

Non è uno scherzo, è proprio così a dimostrazione di quali siano gli orizzonti mentali, i limiti concettuali degli avversari di Trump condizionati dalle loro fissazioni, e come da questa sua vittoria non si sia imparato un bel nulla e la mentalità dei radical chic, intellettuali e giornalisti soprattutto, sia sempre la stessa e non abbia tratto alcuna beneficio realistico dalla lezione subita.

A nostra volta possiamo fare in merito alcune considerazioni, diciamo a contrario, dal fatto in sé indipendentemente dalle idee del tycoon che possono essere condivise o meno.

The Donald, come lo chiamava la prima moglie Ivana (oggi si morderà le mani…), ha vinto contro tutti, e non lo si vuol capire. Le élites impegnate, i giornalisti progressisti, la “grande stampa” che fa opinione, Hollywood, i sondaggi, Bergoglio, le pop star, lo stesso suo Partito repubblicano e soprattutto la dittatura della political correctness che domina negli USA e il terrorismo di certe previsioni: la signora Clinton, nemmeno fosse il Re Sole, aveva addirittura detto: “Io sono l’unico baluardo contro l’Apocalisse”. Me cojoni, direbbero a Roma. Non è servito a nulla.

Gli unici che hanno fatto il mea culpa di questa totale incomprensione della realtà sono stati, e va a loro onore, i giornalisti americani con in testa quelli del New York Times in prima linea nel cercare di distruggere l’immagine di Trump con rivelazioni scandalistiche. Non abbiamo capito l’umore degli elettori, l’aria di insofferenza e rabbia che circolava nel nostro Paese, la delusione, la paura e quindi il fallimento della politica dei democratici, vale a dire Barack Obama e di riflesso Hillary Clinton che l’avrebbe continuata. Almeno questo lo dicono, a differenza dei colleghi italiani intrisi di odio e supponenza moralistica. Infatti praticamente a nulla sono servite le accuse di sessismo, di misoginia, di rozzezza culturale (Trump ha scritto anche dei libri!). Questa vittoria si spera abbia posto una pietra tombale sulla correttezza politica, almeno quella “ufficiale”…

Non è tanto vero che la gente abbia detto il falso durante i sondaggi elettorali falsandoli, come si giustificano per il loro flop. È che i sondaggi sono stati fatti male, in certe zone soltanto e presso certi cittadini soltanto e con certe domande soltanto, come hanno spiegato addetti ai lavori tipo Renato Mannheimer, quindi hanno volutamente rispecchiato soltanto una realtà parziale. E non è vero che soltanto gli ignoranti ed i beceri hanno votato Trump, perché ciò significherebbe che la maggioranza degli americani dovrebbe essere ritenuta ignorante e becera.

Se avessero votato contro il magnate outsider tutti quelli che venivano considerati i suoi “nemici” la Clinton avrebbe vinto a mani basse. Se tutte le donne, gli omosessuali, i neri, i latinos, gli islamici avessero votato Hillary per Trump non ci sarebbe stata storia. E invece non è stato così, evidentemente, e Trump ha ottenuto voti anche da queste “categorie” che i media unanimemente consideravano a lui ostili. Oppure non hanno votato affatto o hanno votato contro la Clinton per motivi diversi, in quanto persona e in quanto politico dell’establishment.

Queste elezione che ha sconvolto un finale che tutti ritenevano scontato, è secondo noi importante non tanto per la vittoria di The Donald che si giudicherà dalle sue scelte e azioni interne e internazionali, ma per la sconfitta della ex first lady signora Clinton e dei suoi aficionados in tutto il mondo, e soprattutto italiani, che la appoggiavano sol perché donna e progressista date tutte le gravi ombre che la circondavano da anni. Una vera e propria cartina di tornasole per confermare cose che peraltro già sapevamo ma che vale la pena sottolineare ancora una volta. La vittoria di Trump è epocale, altro che quella di Obama otto anni fa, osannato solo perché scuro di pelle e “democratico”. Nessun “sol dell’avvenire” è sorto con lui, dopo otto anni il mondo non è affatto migliore…

La Sinistra, anche quella cosiddetta moderata, è incapace di perdere e usa sempre e comunque il doppiopesismo, il doppio standard in quanto ritiene a priori di essere superiore a tutti. In questo caso: la democrazia è una gran bella cosa ma soltanto se vinco io. Se perdo è una porcheria e magari va anche riformata, dato che il popolo, quando mi fa perdere, è un populace rozzo e incolto che non sa quel che fa. E quindi bisogna impedirgli di sbagliare. Bisogna educarlo meglio, guidarlo oppure proibirgli di andare alle urne per esprimere un parere sbagliato che mi fa perdere. Quindi ritorniamo alla votazione per censo o per grado di istruzione. “La vittoria di Trump è fra gli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia europea e americana, e del suffragio universale che non è sempre stata una storia di avanzamento… ma anche foriero di grandissime conseguenze negative per il mondo”. Chi lo ha detto il giorno 9 di novembre? Uno che se ne intende, un vecchio comunista che, in base a questi confetti, appoggiò i carri armati sovietici che invasero l’Ungheria nel 1956. Non avete capito? Ma sì, Giorgio Napolitano, oggi presidente emerito di questa nostra repubblica.

Le manifestazioni contro l’elezione di Trump in varie città d’America, spesso violente con scontri, arresti e feriti, sono state definite “spontanee”, ma c’è chi dice che erano state programmate in anticipo soprattutto nelle università nel caso che il magnate avesse vinto. E c’è chi parla della manina di George Soros. Ora, se fosse avvenuto il contrario, se i sostenitori di Trump fossero scesi in piazza contro la elezione della signora Clinton, tutto sarebbe stato fisiologico secondo la mentalità della Sinistra per la quale è la Destra ad essere “antidemocratica” e a non voler accettare un verdetto “democratico”. È invece proprio una sinistra giovanile e colta che scende in piazza al grido “Trump non è il mio presidente” pur se democraticamente eletto contestando una votazione più che regolare, avvenuta senza accuse di broglio o altro come ha subito ammesso Hillary appena sconfitta. Paradosso non da poco e che ovviamente nessuno ama rilevare nei suoi togati commenti.

Ma il doppiopesismo è anche “morale”. Mentre il magnate veniva accusato di essere un rozzo maschio sciovinista pur affermando cose – ahimè per le donne – vere (ad esempio che esse sono più attratte e disponibili nei confronti degli uomini potenti e danarosi), la cantante Madonna è una Gran Signora pur se in uno spettacolo a favore della Clinton aveva promesso che avrebbe fatto un blowjob (latino: fellatio, volgare: pompino, politicamente corretto: sesso orale. Per maggiori informazioni rivolgersi: presidente Bill Clinton, Studio Ovale, Casa Bianca,) a tutti quelli che la avrebbero votata. Per sua fortuna la sua candidata ha perso, altrimenti povera Madonna! Però che stile, che eleganza, che classe, non è vero? Madonna non si critica, The Donald sì.

Non mi pare che ci sia stato alcun giornalista italiano di fama ad ammettere di non aver capito un accidente prima delle elezioni dell’8, prima della “sorpresa di novembre”, neppure i tanti corrispondenti dagli USA che vivono lì da tempo, ma vivono rintanati nelle loro case o uffici della progressista New York del sindaco De Blasio e non hanno mai tastato il polso di quel Paese uscendone. O forse uno sì, il corrispondente di un quotidiano piemontese che aveva scritto le sue verità, ma la proprietà gli ha fatto riscrivere gli articoli in chiave politicamente corretta. Peccato che certe cose non si possano raccontare apertamente.

Sicché, dopo, hanno fatto ancora peggio e si sono distinti in un sovrappiù di commenti volgari al limite dell’offensivo piuttosto che annettere la loro ottusità. Una presunzione che dimostra come in fondo non siano né onesti né in buona fede. Invece di cercare di capire lo sbaglio, rincarano la dose di astio e si appigliano a minuzie, ad esempio il confronto di come erano vestite Melania Trump e Michelle Obama durante il loro incontro alla Casa Bianca dell’11 novembre. La ormai ex first lady sì che era “sofisticata” e “cosmopolita”, altro che il semplice “tubino nero” della moglie del tycoon! Roba da non credere. Veramente gli dèi fanno uscir di senno chi vogliono perdere…

Siano solo agli inizi e ne vedremo delle belle (e delle brutte) negli Stati Uniti e qui da noi. Aspettiamoci le caricature di Trump con il suo ciuffo cui verranno aggiunti dei baffetti… Aspettiamoci che ritirino la frase in cui citava (in verità sbagliano) Mussolini (meglio vivere da leoni eccetera)… E che venga definito “il Berlusconi d’America”… nonostante che il Cavaliere abbia detto che non lo avrebbe votato e che personalmente non si ritiene “di destra” (ma Trump ha sconvolto questa categorie!). Il nuovo presidente avrà contro tutti quelli che ad un certo livello contano in America e in Europa, a cominciare dal mass media che lo aspetteranno al varco e gli faranno le pulci scovando scandali a iosa con la speranza di fargli fare la fine di Nixon. Non sarà così ingenuo da non tenerne conto.

E speriamo che non si arrivi al peggio, tipo dei morti durante le manifestazioni contro la sua democratica elezione che non mi pare siano state apertamente condannate da chi dovrebbe negli stessi USA (in Italia men che mai), o che non ci siano contromanifestazioni altrettanto violente dai sostenutoti del presidente eletto come reazione alle altre. O che, peggio ancora, non si giunga in questo clima perfino ad un attentato di qualche “vendicatore” della “democrazia tradita”. Lo subì Reagan, perché non Trump considerato l’odio irrazionale che suscita?

Gianfranco de Turris