“La rivoluzione errante”, gestire l’immigrazione di massa secondo Nazzareno Pietroni

di Redazione
27 Settembre 2019

Giovedì 26 settembre, presso il Centro Studi Americani, si è tenuta una tavola rotonda in occasione della presentazione del volume edito da Historica Rivoluzione errante – L’occidente di fronte all’immigrazione di massa di Nazzareno Pietroni, avvocato, consigliere parlamentare ed esperto di settore per il Governo. Un tema delicato soprattutto in questo periodo, quello dell’immigrazione di massa, che va affrontato rispettando la complessità che lo caratterizza, senza banalizzarla come invece spesso accade. È importante includere nel dibattito i risvolti etici, religiosi, morali, politici e relativi alla nostra storia. Numerose sono le interpretazioni date al fenomeno, ma ciò che è emerso è che il problema essenziale italiano sia la considerazione del fenomeno come emergenziale, quando i flussi migratori sono prettamente dinamici e come tali andrebbero trattati. Nel nostro territorio è considerato un problema “risolvibile” piuttosto che una situazione da gestire a livello mondiale. Dopo questa breve introduzione, sono intervenuti il professor Arije Antinori, il professor Alberto Castelvecchi, con Roberto Arditti, Direttore editoriale di «Formiche», come moderatore.

Arije Antinori, docente di Criminologia e Sociologia della devianza all’Università La Sapienza di Roma, si è soffermato principalmente sul concetto di integrazione, che è possibile prevalentemente nei piccoli comuni, dato che l’interazione fra immigrati e locali è diretta, e quindi più semplice rispetto a quella attuabile nei grossi centri, più dispersivi. Cinque milioni sono i migranti a cui lo Stato non riesce a garantire nemmeno i bisogni primari – casa, salute, scuola, lavoro – e che si trovano costretti a dover andare via dai loro Paesi e venire in Europa, perché non hanno un bagaglio economico che possa consentire un qualche tipo di investimento. Affinché l’integrazione possa attuarsi e i pregiudizi dissolversi, c’è bisogno della conoscenza. Per poter rispondere in modo dinamico al problema dei flussi migratori, è necessario informarsi, conoscere i governi dei Paesi colpiti da un tasso migratorio alto, le loro leadership, i loro modi di fare perché «se conosco qualcuno ne conosco debolezze e modi di agire».
La parola è poi passata ad Alberto Castelvecchi, docente ed esperto di comunicazione, che ha iniziato il suo intervento elogiando il libro e come l’autore toccasse questioni problematiche e spinose con una delicatezza insolita. Castelvecchi si è concentrato principalmente sul capitolo riguardante la Chiesa cattolica e sull’apertura delle frontiere, sottolineando la necessità di una normativa europea sulla questione, poiché bisogna essere consapevoli della finitezza delle risorse.

Si è detto che non si può trattare il problema come una questione da risolvere nell’imminente, dobbiamo darci tempo: per elaborare una strategia, elemento fondamentale per integrare e accogliere al meglio i migranti, e per costruire una società equilibrata.
Interessante è stato il dibattito che si è generato, i vari spunti di riflessione hanno permesso una cospicua partecipazione da parte del pubblico che ha interagito con interventi mirati e domande.