“Italia: patria dei geni”. Il 2 dicembre ’44 moriva Filippo Tommaso Marinetti

di Redazione
2 Dicembre 2016

Il 2 dicembre del 1944 moriva il poeta, scrittore e drammaturgo Filippo Tommaso Marinetti, noto soprattutto per essere stato il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica italiana del Novecento. Intellettuale non conformista ante-litteram, in tutta la sua vita cercò con straordinaria forza d’animo di condurre la società verso un profondo cambiamento, anche radicale, infondendo nuova linfa vitale alla letteratura, all’arte e alla politica.

In occasione dell’anniversario della sua morte, proponiamo, per gentile concessione di Idrovolante edizioni, un estratto del libro Democrazia futurista, ripubblicato in cartaceo per la prima volta dopo la prima edizione del 1919, un testo in cui l’autore del Manifesto del futurismo raccoglie nuove idee e proposte per il rinnovamento dell’Italia.

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La Democrazia futurista

L’orgoglio italiano non deve essere, non è imperialismo che spera imporre industrie, accaparrare commerci, inondare di prodotti agricoli.

Noi difettiamo di materie prime, e siamo una potenza di ricchezza agricola mediocre.

Il nostro orgoglio italiano è basato sulla superiorità nostra come quantità enorme di individui geniali.

Vogliamo dunque creare una vera democrazia cosciente e audace che sia la valutazione e l’esaltazione del numero poiché avrà il maggior numero di individui geniali.

L’Italia rappresenta nel mondo una specie di minoranza genialissima tutta costituita di individui superiori alla media umana per forza creatrice innovatrice improvvisatrice.

Questa democrazia entrerà naturalmente in competizione con la maggioranza formata dalle altre nazioni, per le quali il numero significa invece massa più o meno cieca, cioè democrazia incosciente.

Su 1000 slavi vi sono due o tre individui.

L’ultima fulminea nostra vittoria ha dimostrato che non vi è gruppo d’italiani (20, 30 o 40) che non contenga almeno 10 o 15 individui capaci di iniziativa e di direttiva personale.

Abbiamo ancora da sgombrare papa, monarchia, parlamento, senato e burocrazia e da bonificare le zone morte dell’analfabetismo.

Questo compito molto arduo con un nemico minaccioso alle porte è oggi compito facile e senza pericoli per la unità e indipendenza nazionale.

Nazione ricca di individui geniali, democrazia intelligentissima. Quantità di personalità tipiche, massa di tipi unici, democrazia che non vuole imporsi bancariamente, industrialmente, colonialmente, ma può e deve dominare il mondo e dirigerlo con la sua maggiore potenzialità e altezza di luce.

Noi crediamo che l’ora è venuta di tentare tutte le rivoluzioni per liberare il popolo italiano da tutti i pesi morti e da tutti i ceppi (matrimonio e famiglia cattolica soffocatrice, pedantismo professorale, elettoralismo, mentalità pessimistica, provinciale mediocrista e quietista).

Liberata dal giogo della vecchia famiglia tradizionale, dal dogma dell’anzianità, dal parlamento, dal senato, dal papato e dalla monarchia, l’Italia manifesterà finalmente la sua potenza di 40 milioni d’individui italiani tutti intelligenti e capaci di autonomia.

Concezione assolutamente opposta alla cretinissima concezione germanofila che voleva svalutare i 40 milioni di individui italiani per organizzarli meccanicamente.

Sul palcoscenico della razza italiana dobbiamo mettere in luce i 40 milioni di ruoli diversi perchè in questa luce possa perfettamente svolgersi il valore tipico di ognuno.

Disfatto l’impero austro-ungarico il popolo italiano non deve temere le scosse anche disastrose (promiscuità sessuale, distruzione di ricchezza) prodotte da una rivoluzione profonda.

Saranno scosse brevi. Da una rivoluzione, oggi il popolo italiano risorgerà più vivo e potente, più ricco di individui geniali, più agile, più dinamico.

Noi non abbiamo la nevrastenica pigrizia, la neghittosità, il misticismo, il bizantinismo ideologico, l’ossessione teorificatrice della Russia.

Siamo pieni di senso pratico, di tenacia costruttrice di ingegnosità inesauribile, di eroismo bene impiegato.

Possiamo dunque dare tutti i diritti di fare e disfare al numero, alla quantità, alla massa poichè da noi numero quantità e massa non saranno mai come in Germania e Russia numero quantità e massa di mediocri d’inetti e di sconclusionati.

Arturo Labriola definisce la democrazia «come sentimento dei diritti concreti della massa sullo Stato e sulla Economia».

Noi futuristi consideriamo la democrazia non in astratto ma bensì la «democrazia italiana».

Parlare di democrazia in astratto è fare della retorica. Vi sono numerose democrazie; ogni razza ha la sua democrazia, come ogni razza ha il suo femminismo.

Noi intendiamo la democrazia italiana come massa di individui geniali, divenuta perciò facilmente cosciente del suo diritto e naturalmente plasmatrice del suo divenire statale.

La sua forza è fatta di questo diritto acquisito, moltiplicata dalla sua quantità valore, meno il peso delle cellule morte (tradizione), meno il peso delle cellule malate (incoscienti, analfabeti).

La democrazia italiana, è per noi un corpo umano che bisogna liberare, scatenare, alleggerire, per accelerarne la velocità e centuplicarne il rendimento.

La democrazia italiana si trova oggi nell’ambiente più favorevole al suo sviluppo. Ambiente di rivoluzione-guerra nel quale è costretta a risolvere tutti i suoi casi-problemi, fra le mille punte di altri problemi insoluti, le cui soluzioni possono esercitare una influenza sul suo avvenire. Necessità igienica di continua ginnastica trasformatrice, improvvisatrice.

Il governo si allarma oggi nel vedere formarsi innumerevoli associazioni di combattenti. Se non fosse un governo di miopi reazionari tremanti di paura accoglierebbe favorevolmente questo nuovo ritorno di vitalità italiana.

La guerra ha semplicemente svegliate le coscienze di 4 o 5 milioni di italiani che tornano oggi dalla guerra, arricchiti di una personalità politica.

È la prima volta nella storia che più di quattro milioni di cittadini di una nazione hanno la fortuna di subire in soli 4 anni un’educazione intensiva e completa con lezioni di fuoco, di eroismo e di morte.

Spettacolo meraviglioso di tutto un esercito partito per la guerra quasi incosciente e ritornato politico e degno di governare.

La democrazia futurista è ormai pronta ad agire, poiché sente vibrare tutte le sue cellule vive.

Naturalmente ha un bisogno urgente di spalancare le porte e di uscire all’aperto. Il governo si allarma, reprime e trema, come la nonna leggendaria teme che il nipotino pigli un raffreddore.

Fuori l’aria è frizzante e salubre. Il sole, spalancato, beve il mare di liquido quasi solido saporito, azzurro, tutto spumante di raggi, tutto da bere fino all’ultimo sorso.